Cinque Stelle, Grassi: serve un’intesa per Avellino, via al confronto

Il senatore del M5S prova a gettare acqua sul fuoco delle polemiche scoppiate in Città tra le fila del Movimento, che hanno determinato l'avvio di due distinti e separati progetti di lista. Intanto, a Roma si lavora alle riforme istituzionali, tenendo sotto controllo i risultati della legge di bilancio.

«Spero che per le elezioni amministrative del Comune di Avellino, si riesca a fare sintesi tra le proposte in campo». Il senatore Ugo Grassi getta acqua sul fuoco delle polemiche interne ai Cinque Stelle, con l’obiettivo di evitare un nuovo strappo nel Movimento ed aprire un dialogo tra le diverse anime della forza politica.

Sulla piattaforma Rousseau sono state avviate le procedure per la presentazione di più liste, ma è ancora presto per dire quale di queste avrà l’imprimatur di Casaleggio e Di Maio e se si riuscirà a sanare i dissidi. (Leggi l’articolo)

Intanto, a Roma si lavora alle riforme istituzionali, tenendo sotto controllo i risultati della legge di bilancio.

Attorno alla manovra del governo si è accesa una lunga e movimentata discussione. Quali sono le differenze rispetto alle misure approvate negli scorsi anni?

«La manovra nasce sull’ipotesi tecnica che occorreva cambiare i criteri adottati dai governi precedenti, recepiti dall’Unione europea, che erano eccessivamente restrittivi, rispetto alle esigenze del Paese. D’altra parte, nonostante le misure d’austerità il debito pubblico è comunque aumentato ed anche la disoccupazione. Soltanto con politiche espansive si può dare un impulso all’economia, come dimostrano i precedenti storici. Abbiamo quindi deciso di varcare il Rubicone».

In estrema sintesi, quali ritiene essere i punti caratterizzanti del provvedimento?

«I punti di forza della manovra e della strategia di governo sono la flat tax, “quota 100” (l’uscita anticipata dal mondo del lavoro, rispetto alle previsioni della legge Fornero, con 38 anni di contributi più un’età anagrafica minima di 62 anni n.d.r.) ed il reddito di cittadinanza».

I dati del Pil fanno registrare un andamento diverso da quello previsto dal governo.

«Ogni valutazione è prematura. Bisognerà verificare l’impatto che avrà il reddito di cittadinanza sull’economia, quando sarà partito ed entrato a regime. Noto però che c’è molta diffidenza da parte dell’imprenditoria, che è frenata negli investimenti. L’attendismo potrebbe innescare un fenomeno recessivo e vanificare le opportunità che stiamo cercando di creare. Sono, comunque, fiducioso che alla fine l’economia ripartirà. Ma c’è dell’altro».

Dica pure…

«Il benessere di un Paese si misura non solo attraverso i parametri economici, che solitamente vengono presi a riferimento, ma anche cercando di registrare la qualità della vita delle persone, intervenendo su di essa per migliorarla».

Oggetto di discussione e di polemica è stata in questi mesi anche l’incertezza che il Movimento Cinque Stelle ha avuto su alcuni temi, considerati cavalli di battaglia, o i passi indietro, talvolta parziali, sui provvedimenti annunciati, quando ci si è dovuti confrontare con le difficoltà del contesto generale. Che ne pensa?

«Rivendico il diritto del Movimento a crescere, passando dall’età adolescenziale a quella adulta, con tutto ciò che questa evoluzione  comporta. L’esperienza di governo induce a riflettere, a fare i conti con le circostanze e ad assumersi fino in fondo le responsabilità che il ruolo comporta. Insomma, c’è una grande differenza tra il “Vaffanculo day” e la gestione della cosa pubblica. Probabilmente obiettivi meno ambiziosi a medio termine, potranno dare risultato maggiori a lungo termine».

Nel frattempo sono in discussione alcuni disegni di legge per modificare l’architettura istituzionale italiana. Primo fra tutti quello costituzionale per la riduzione del numero dei parlamentari. Pensa che ci sarà una convergenza con altre forze politiche e, dunque, i numeri per evitare il referendum confermativo?

«Abbiamo già registrato la disponibilità di Forza Italia e Fratelli d’Italia. Anche il Pd non ha mostrato particolari obiezioni sul disegno di legge. E’ stato proposto di modificare l’età minima per l’elettorato attivo del Senato, equiparandolo a quello della Camera dei deputati (da 21 a 18 anni). Su questo punto siamo disponibili».

L’aula di Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica

La rappresentanza dei territori però si ridurrà e le comunità meno popolose potranno essere penalizzati. Non crede?

«La riduzione interesserà proporzionalmente tutti i territori. Vorrei però soffermarmi su un concetto: la rappresentatività dipende soprattutto dalla competenza, dall’incisività e dall’attivismo di chi riveste ruoli istituzionali. Anche un solo parlamentare può accendere i riflettori sulle esigenze di una comunità e far pesare la propria presenza».

A differenza della riforma di Renzi, l’impianto bicamerale non è in discussione.

«No, non lo è. Personalmente sono ancora più convinto di prima dei limiti di un Parlamento monocamerale. Con due rami è possibile correggere gli errori che comunque si commettono. Più che avere la preoccupazione di fare le leggi velocemente, dovremmo porci quella di farle bene, in maniera efficace. Anche perché in realtà in Italia vengono approvate fin troppe norme».

Intendete dare più spazio agli strumenti di democrazia diretta e di consultazione dei cittadini. E’ così?

«Sì, la riduzione dei parlamentari sarà bilanciata da un ruolo più attivo dei cittadini. Alla Camera è in discussione un testo per il referendum propositivo. A chi però immagina che stiamo attuando le idee di Grillo e Casaleggio, rispondo che questo è il disegno costituzionale di Kelsen, uno dei più importanti teorici del diritto del Novecento».

Si pensa anche ad un rimaneggiamento della riforma Delrio, che ha trasformato le Province in enti di secondo livello, sostanzialmente superata dalla bocciatura referendaria del disegno di modifica costituzionale. Si parla di nuove competenze da attribuire alle amministrazioni. Come si procederà?

«Su questo versante siamo ancora in alto mare. Il Movimento è contrario alle Province, anche se serve una struttura di raccordo tra Regioni e Comuni. Non può essere però solo una questione terminologica. Bisognerà approfondire il problema e trovare una soluzione adeguata».

Veniamo alle questioni politiche ed amministrative locali. Avete deciso cosa farete alle elezioni comunali di Avellino? A quanto pare le posizioni al vostro interno sono articolate e non mancano forti segnali di dissenso tra gli ex sostenitori.

«Stiamo lavorando per costruire candidature all’altezza. Al momento ci sono diverse proposte di lista, che dovranno essere valutate. Il mio auspicio è che si possa trovare un metodo di condivisione del progetto».