IIA, gli operai: un polo aggregato accanto all’ex Irisbus di Flumeri

«PARCELLIZZARE GLI STABILIMENTI NON PORTEREBBE SVILUPPO». Lettera dei dipendenti ex Irisbus indirizzata ai deputati irpini del Movimento Cinque Stelle: «Le vacanze sono finite, ora andate a lavorare...»

Come “PoEma” a Morra De Sanctis per l’aerospazio della Ema, gli operai della IIA propongono al Governo di sviluppare accanto alla fabbrica dei pullman un incubatore di nuova impresa industriale. Lo spazio inutilizzato disponibile nel perimetro degli stabilimenti potrebbe garantire apporti dalle grandi potenzialità occupazionali.

La proposta viene avanzata all’interno di una lettera aperta indirizzata ai deputati del Movimento Cinque Stelle, a cui i dipendenti suonano la carica. «Le feste sono finite, è ora che vi mettiate a lavorare», scrivono.

Nella lettera i lavoratori ex Irisbus fissano i punti non negoziabili della vertenza n corso. La fabbrica deve restare integra nella attuale articolazione per continuare a rappresentare una industria di livello nazionale e internazionale, al di là della Zona Economica Speciale, «che non deve servire a ridurre quello che c’è, ma a creare altro». Occorre l’intervento del Governo a difesa dell’asset strategico dell’industria della mobilità collettiva, quindi, si può valorizzare l’insediamento esistente, proponendo l’utilizzo delle aree scoperte mai messe a profitto nemmeno ai tempi della Fiat. Di seguito il testo.


Il deputato penta stellato Michele Gubitosa accanto alla collega Maria Pallini e all’ex sindaco Vincenzo Ciampi

Cari deputati M5s, le feste sono finite, andate a lavorare

a cura degli Operai della ex Irisbus

Cari onorevoli , le feste sono finite e a voi tocca ritornare al vostro lavoro: risolvere i problemi della gente!
Come avrete certamente saputo in questi giorni si scrive, si parla e sparla molto sul futuro della ex Irisbus e dei suoi dipendenti paventando “spezzatini”, “riconversione”, riduzione di personale (PMI), “dispersione” dei lavoratori in tutte quelle fabbriche (ZES) che dovrebbero sorgere in Valle Ufita. Quindi, visto che siamo lavoratori di quella fabbrica, ci sentiamo in dovere di  precisare quanto segue:

Il nostro stabilimento ed esattamente i tre capannoni che lo compongono,(Centrale, Verniciatura, Finizione) più la pista di collaudo, non devono in alcun modo essere spezzettati per favorire la nascita delle ZES, che, per le nostre terre, dovrebbero essere una aggiunta alla domanda di lavoro e non certo una sottrazione!

Noi riteniamo che in quei capannoni si debba continuare a lavorare per produrre gli autobus che servono al Paese e, continuiamo ad essere convinti che questo si possa fare solo con la nazionalizzazione della fabbrica e non con “prenditori” farlocchi che vorrebbero continuare a sfruttare soldi di finanziamenti pubblici più per arricchirsi che per creare lavoro vero. E continuiamo ad essere sicuri che se davvero si vuole rinnovare un parco autobus fatiscente e fuori legge bisognerebbe addirittura mettere mano alle assunzioni, altro che le 250 unità previste dalla piccola e media Impresa!

Pensiamo che la parte scoperta del terreno (mai utilizzata nemmeno da Fiat) che non serve ai fini della produzione di autobus, se occorre, può essere ceduta all’ASI per attirare i decantati nuovi investimenti che dovrebbero dare nuova occupazione e non riciclare vecchia mano d’opera da traghettare alla pensione!

Questo, in parole povere, è il nostro pensiero, gradiremmo conoscere finalmente anche il vostro, l’impegno impiegato su questa vertenza e “lo stato d’avanzamento” del vostro lavoro nel merito. Per questi motivi chiediamo di incontrarvi quanto prima per capire, chiarirci e decidere quale strada si intende percorrere.


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