Michelangelo Ciarcia, presidente dell'Alto Calore Servizi spa

Venerdì prossimo i soci dell’Alto Calore si pronunceranno sulla proposta di ricapitalizzazione dell’azienda, avanzata dall’amministratore unico Michelangelo Ciarcia. Acs spa dovrà fronteggiare un debito consolidato di circa 140 milioni di euro, se vorrà ottenere dalla Regione Campania, attraverso l’Ente Idrico Campano, il servizio integrato nell’ambito dell’attuale bacino idrico, ricadente nel perimetro distrettuale Calore Irpino, nelle province di Avellino e Benevento. Non resta molto tempo per trovare una soluzione che tranquillizzi creditori, banche e, soprattutto, stabilizzi il servizio consentendo di avviare quegli indispensabili investimenti oggi non più derogabili né rinviabili.

Questo pomeriggio l’Amministratore Unico della società, Michelangelo Ciarcia, incontrerà sindaci e dirigenti del Partito Democratico, per illustrare la situazione a pochi giorni dalla assemblea degli azionisti (pubblici).

Al momento sul tappeto ci sono due opzioni: la prima riguarda i Comuni soci, che dovrebbero immettere soldi nella azienda, ricapitalizzando per 25 milioni di euro, con modalità da definire; la seconda consiste nel vendere al privato le quote inoptate, cioè lasciate libere dai soci.

In questi giorni ne è venuta fuori una terza, proposta dal Sindaco di Altavilla Irpina Mario Vanni e sostenuta, tra gli altri, dal Primo Cittadino di Torella dei Lombardi Amado Delli Gatti. Si chiede alla Regione Campania di acquisire la gestione degli impianti sorgentizi e delle adduttrici, lasciando all’Alto Calore la mera gestione del servizio integrato, compresa la manutenzione ordinaria diretta e, su delega con portafoglio assegnato, quella straordinaria su un budget prestabilito. Insomma, il modello napoletano, dove l’acquedotto è gestito da Acqua Campania e il servizio nella città di Napoli dalla Abc.

Il Partito Democratico e i suoi amministratori sono da sempre per la gestione pubblica. Le battaglie condotte dal 2008, in particolare, lo dimostrano. Fermo restando questo indirizzo, il Pd rileva la difficoltà oggettiva di molti Comuni a farsi carico della propria quota di ricapitalizzazione. Oggi dovrebbe venire fuori una sollecitazione all’Amministratore Unico Ciarcia, perchè rimoduli con i suoi uffici e lo studio di consulenza la programmazione degli apporti, spalmandoli su un tempo più lungo, riducendo l’ammontare delle sottoscrizioni. Sfruttando le compensazioni, azzerando cioè in parte i crediti che molti enti locali vantano con l’Alto Calore, si potrebbe garantire il valore patrimoniale di tutte le partecipazioni attuali, permettendo di ridurre la massa debitoria. Stará poi ai singoli Comuni decidere se aderire.

Nell’analisi che segue, viene rappresentato lo scenario attuale dell’Alto Calore. Valutando tutti gli elementi, l’ingresso di uno o più soci privati oggi, rinunciando ad una preventiva opera di ristrutturazione delle reti ormai al collasso, significherebbe scaricare sui cittadini il prezzo di quello che si rivelerebbe un fallimento politico dei Comuni e della Provincia di Avellino.

Fiume Calore cascata Lavandaia – immagine pubblicata su sito web Alto Calore http//www.altocalore.eu/
DOSSIER

LE PERDITE IDRICHE E L’INEFFICIENZA DELLE RETI SONO LA FABBRICA DEL DEBITO. Impianti e reti sono giunti al limite di tolleranza, per la mancanza di manutenzione straordinaria. Ormai da decenni il livello statistico di perdite e dispersione dell’acquedotto riduce la consegna all’utenza a soli 4 litri d’acqua al secondo ogni 10 prelevati alla fonte, mentre 6 finiscono nel terreno o evaporano. Questa immane perdita non si riduce ad un numero inserito in una tabella ad effetto da esibire in un convegno, non rappresenta solo un crimine contro la natura che rigenera una risorsa preziosa in gran parte sprecata al suolo, ma produce un preciso danno economico che è anche sociale. Il conto di questo spreco viene pagato in prima battuta dall’Alto Calore Servizi spa con un deficit di gestione. Si traduce in termini di rilevanti squilibri di bilancio per gli oneri derivanti dalla bolletta elettrica. Per compensare le perdite gli impianti sono sottoposti a maggior impiego per raccogliere il doppio della risorsa idrica in realtà necessaria al fabbisogno. In seconda battuta, questo irragionevole spreco pesa sulla tasca del cittadino-utente, finendo nella valvola di sfogo costituita dalla tariffa e dal debito a lungo termine del gestore.

LA PRIVATIZZAZIONE RISCHIA DI BRUCIARE INVESTIMENTI IMMEDIATI SULL’ACQUEDOTTO E LE ADDUTTRICI. Per interrompere questa spirale negativa in realtà oggi esiste la possibilità di aprire in tempi rapidi i cantieri della manutenzione straordinaria. Sono disponibili 60 milioni di euro messi a disposizione dalla Regione Campania, che ha finanziato già un piano triennale di intervento da 20 milioni l’anno per tre anni. Il progetto, proposto dall’Ato Calore Irpino (oggi disciolto), a beneficio dell’Alto Calore Servizi, è stato elaborato tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018, ottenendo l’avallo regionale già alla fine del gennaio scorso. Si tratta di un combinato disposto: varia le fonti di approvvigionamento, aiutando la rigenerazione delle falde, intervenendo sul piano infrastrutturale con progetti di manutenzione straordinaria, che prevedono l’ammodernamento e il rinnovo tecnologico delle reti e degli impianti nei punti di maggiore crisi e inefficienza. Una volta completati, questi lavori permetteranno di ridurre le perdite nei settori dove lo spreco è oggi più corposo, ritenendo la dispersione nell’intero sistema distributivo entro percentuali statisticamente fisiologiche per le infrastrutture moderne. Purtroppo, i fondi necessari, quindi i 60 milioni già stanziati, non potranno essere erogati se resterà confermata la scelta di una privatizzazione dell’ex consorzio interprovinciale Alto Calore oggi spa. Vale a dire che, in linea con il testo unico dell’Ambiente, che questi soldi dovranno uscire dalle tariffe.

PRIVATIZZAZIONE PREMATURA. La Regione Campania, attraverso il vicepresidente Fulvio Bonavitacola ha chiarito più volte che nemmeno un euro potrà essere assegnato all’Alto calore servizi se cambierá l’attuale assetto societario, che vede la totalità delle azioni nelle mani dei Comuni e della provincia di Avellino. L’interesse dimostrato dalle aziende private per l’Alto Calore Servizi oggi offrirebbe una soluzione solo apparente al problema di rilanciare l’azienda: si sgraverebbero gli enti locali da responsabilità dirette nella ricapitalizzazione, ma sposterebbe sugli stessi Comuni, oggi committenti del servizio di cui beneficiano essi stessi, l’onere di un aumento esponenziale delle tariffe, si cui dovrebbero ricadere anche il costo manutentivo. Per intendersi, ribadendo il concetto con altre parole sarebbe il nuovo gestore a dover provvedere per quei famosi 60 milioni, reperendoli attraverso le nuove fatture destinate ai clienti che ricevono l’acqua a casa, in ufficio o in azienda.

Il titolo di apertura dell’inserto settimanale di nuovairpinia.it dedicato alla vicenda dell’Alto Calore

RISCHIO SALDI DI FINE STAGIONE PAGATI DALL’UTENTE. Cresce la consapevolezza nella politica, nelle organizzazioni sindacali e tra le stesse autonomie locali che una privatizzazione al buio, senza una preventiva opera di risanamento finanziaria ed un intervento proposto sulla infrastruttura idrica, rappresenterebbe una svendita che toccherebbe pagare ai cittadini. Tra gli stessi Comuni si avverte l’opportunità di rinviare nel tempo la scelta di un eventuale disimpegno degli enti locali dalla proprietà dell’Alto Calore. Tale decisione potrà essere assunta quando l’efficienza delle reti consentirà di non sprecare tutta l’acqua che oggi viene dispersa, quando la bolletta elettrica sarà adeguatamente ridimensionata, quando dismettere le quote rappresenterà un beneficio sociale, perché la dismissione si tradurrà in una collocazione a prezzi di mercato, non una svendita come quella che si annuncia. Oggi procedere con l’ingresso di un privato, in una condizione prossima al fallimento della società, equivarrebbe a dichiarare I saldi di fine stagione su quello che invece è un asset strategico, per un territorio che ha il bacino imbrifero più importante del Mezzogiorno e tra i più importanti d’Europa. Per fronteggiare la difficoltà finanziarie dei soci-Comuni, preda del rigore finanziario imposto dalle norme attuali, serve un piano che riduca l’indebitamento in maniera progressiva, con apporti contenuti degli enti locali. Serve un Piano a basso impatto nell’immediato, pensato sul lungo periodo e calcolato su una politica di compensazioni tra Alto Calore e e gli enti associati.

VENERDÌ LA DECISIONE AI VOTI. A pochi giorni dalla Assemblea (fatta slittare al 21 dicembre dall’Amministratore unico su richiesta dei sindaci) si moltiplicano gli appelli per un piano B, in conclusione. Dal sindacato e da tanti amministratori locali viene la sollecitazione al vertice dell’Alto Calore e agli stessi azionisti a riconsiderare la partita della ricapitalizzazione. Attraverso un confronto con la Regione Campania, in sostanza, si punta a ridiscutere i termini dei rapporti tra il gestore idrico, oggi l’Alto Calore, e il proprietario delle reti, degli impianti e delle adduttrici, il Governo di Palazzo Santa Lucia. Tradotto in concreto, esiste tra i soci chi sostiene la praticabilità di una terza via tra ricapitalizzazione interna, cioè dei Comuni, e l’ingresso di un privato, che non potrebbe sostenere comunque, si afferma, gli attuali gravosi oneri manutentivi straordinari (il caso della rottura ad una adduttrice nei pressi di Cassano dieci giorni fa dimostra l’urgenza di un piano di emergenza).

La targa dell’Acquedotto Pugliese, ex Eaap

Mentre a Caposele le sorgenti sono già nelle mani dell’Acquedotto Pugliese, a Serino, Sorbo Serpico e Santo Stefano del Sole gli impianti sono controllati da Napoli, l’Irpinia rischia di perdere anche il Calore, ancora prima di sedersi al tavolo nazionale della trattativa con Puglia, Basilicata, Molise e Lazio per ridefinire gli accordi sugli idroprelievi. “La battaglia politica che da tempo la Cisl IrpiniaSannio ha intrapreso nei confronti di chi ha intenzione di ‘privatizzare’ l’acqua, ci impone di proseguire nel cammino di difesa degli ultimi baluardi della gestione pubblica a favore di quella privata, ricordando che le sorgenti sono situate nel nostro territorio e sono un bene da tutelare solo con una gestione di natura pubblica”, scrive la Cisl Irpinia Sannio, nell’ambito del documento di analisi economica, che critica fortemente le scelte politiche del Governo nazionale.

Piero Ferrari, amministratore della Gesesa-Acea, gestore idrico a Benevento e in un distretto collegato

GESESA ALLA FINESTRA. L’interesse degli investitori è da sempre testimoniato direttamente da Pietro Ferrari, amministratore delegato di Gesesa, l’azienda mista di Benevento, che annovera tra i soci il colosso Acea, gestore del servizio nella Capitale. Ferrari aveva ribadito ad Avellino di essere pronto ad acquistare. “Siamo interessati ad acquisire quote della società, garantendo stabilità ed una gestione efficiente nei Comuni serviti».

IL NODO DELLA TARIFFA. Il presidente dell’Eic, Ente idrico campano, Luca Mascolo, ha chiarito che “gli interventi previsti e finanziati dalla Regione si pongono l’obiettivo di ridurre le perdite nelle condutture, ma anche di fornire un sostegno ad una grande azienda pubblica in crisi”. Per Mascolo “gli enti locali hanno di fronte una sfida importante ed impegnativa: organizzare un servizio in base a criteri di efficacia, efficienza ed economicità, salvaguardando i livelli occupazionali”. Ma soprattutto “ci sono diverse questioni da affrontare in Campania: dalla tariffa unica, all’introduzione di sistemi di perequazione per le fasce sociali più fragili, al ristoro ambientale per i Comuni dove sono allocate le sorgenti, alla necessità di creare un equilibrio tra i territori che debbono sostenere costi alti per il sollevamento dell’acqua, che sono poi quelli dove viene captata la risorsa, e quelli a valle che possono riceverla gratuitamente a caduta”.

CINQUE STELLE PER ACQUEDOTTO PUGLIESE. Gesesa non è l’unico soggetto in attesa di subentrare nelle quote oggi dei Sindaci. Acquedotto Pugliese è pronto a entrare. E potrebbe far valere la propria disponibilitá al tavolo della trattativa con la Regione Campania presso il Ministero delle Infrastrutture. Aqp intende blindare il suo rapporto con l’Irpinia, ora che con la galleria Pavoncelli bis ha messo in sicurezza  in efficienza l’approvvigionamento idrico da Cassano (Calore), Conza della Campania (Ofanto) e Caposele (Sele). L’ingresso dell’Aqp è ben visto dal Movimento Cinque Stelle, che con Generoso Maraia in Commissione alla Camera hanno ribadito la necessità di garantire la proprietà pubblica. Aqp può far valere il vantaggio dell’interesse diretto sugli impianti sorgentizi, su cui potrebbe investire. Già operante in Irpinia, dove serve diversi Comuni e molte aree produttive, Aqp attende il pronunciamento dei sindaci per fare la propria mossa.


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