“Passaggio in ombra” di Mariateresa Di Lascia

Ilde Rampino recensisce il capolavoro letterario che ha vinto il Premio Strega del 1995.

A cura di Ilde Rampino

Una donna, Chiara, che sembra perdersi tra i ricordi di una vita passata, avvertendo in sé una sorta di rassegnazione, celata dietro un desiderio di vivere gli anni, le cui tracce si sono perse nel tempo; lei che è diventata “pellegrina”, come se la sua presenza si fosse dissolta nelle parole chi l’ha conosciuta. Sente il bisogno di creare il proprio mondo attraverso il ricordo di voci di chi non c’è più, che condividono lo spazio di quella casa, in cui è ormai sola, in mezzo a un disordine zingaresco. La malattia di cui ha sofferto, sin da piccola, l’ asma, rappresenta in qualche modo la cifra della sua esistenza, quel respiro che si ferma, per poi ricominciare.

E’ stata continuamente immersa e travolta in una realtà particolare, in cui si sono avvicendate speranze e delusioni, ma soprattutto attese, è stata amata in un tripudio e turbinio di persone, che la circondavano. E il suo flash-back avvolge i fili della sua vita, strettamente avvinghiata a quella di Anita, sua madre, una donna coraggiosa e volitiva, determinata nelle sue scelte, che si arrendeva tuttavia soltanto all’amore che provava per quell’uomo, Francesco D’Auria, che scompare per tre anni, inconsapevole della sua paternità e poi improvvisamente gli si svela, quando scopre una voglia sulla schiena di Chiara, un segno comune alle persone della sua famiglia.

Chiara si è sempre sentita prigioniera della propria vita, rimanendo “una creatura di confine” e non avendo un proprio ruolo, continuamente in bilico tra la famiglia del padre e quella di sua madre, che costituiva tutto il mondo attraverso cui ruotava la sua vita. Ha un rapporto conflittuale e, nello stesso tempo di amore profondo nei confronti di suo padre Francesco: un momento significativo è quando, stanca delle menzogne di suo padre e soprattutto amareggiata per la sofferenza che vede negli occhi di sua madre, decide di bruciarne la foto; sembra liberarsi del suo ricordo, ma la cicatrice dell’amore per lui rimane. E’ come se il destino si ripetesse, perchè Francesco, durante l’infanzia, si chiudeva nella sua stanza, crescendo in un deserto di sentimenti nei confronti di suo padre Tripoli e di un malcelato senso di protezione verso sua sorella Giuppina che rimane incinta ed è costretta ad andarsene di casa.

L’amore di Chiara verso sua madre rappresentava il punto focale della sua esistenza: Anita sentiva di appartenere alla vita di un altro, con cui forse non condivideva niente, se non il nascere di un sentimento che permeava tutta la sua vita e la faceva continuare, procedendo per un sentiero contorto, ma suo, che divergeva da quello degli altri, ma per lei non era importante, costruiva pian piano il suo mondo, fatto di solitudine e certezze, senza che il vento tracciasse la via ed ella andava, portandosi dietro i suoi sentimenti e le sue amarezze.

Durante la gravidanza, Anita aveva guardato i ricordi che le si affollavano nel cuore, li aveva svuotati di ogni senso e poi li aveva conservati per sé, come un tesoro inestimabile, da non dividere con nessuno, nemmeno con Francesco, che, dopo aver avuto molte donne e aver pensato ad Anita come ad un’ombra, ora vuole riconoscere la bambina che porta il nome di sua madre. ”Noi stiamo bene così”: la risposta di Anita è una specie di argine che blocca il flusso amaro dei suoi sentimenti, come un fiume in piena, in cui la decisione di non vederlo più si stempera a poco a poco, finchè lei accetta, ma con riserva:”deciderà Chiara se ti vuole per padre”. Significativo è il rapporto che si instaura tra padre e figlia: Francesco la porta ovunque a conoscere i suoi parenti, che la accettano e si prendono cura di lei, ma Anita non perde mai il suo ruolo importante, di punto di riferimento assoluto.

Nel racconto della vicenda,  Chiara non definisce in modo preciso i contorni delle cose, ma le fa vagare libere e perdute nel vuoto, come era avvenuto durante tutta la sua esistenza, anche quando, nei confronti di suo padre, metteva alla prova la sua devozione per lei. Si era sempre sentita un “aquilone senza filo” e quando Francesco viene accusato ingiustamente ed è condannato a quattro anni, Chiara effonde nelle lettere che gli manda in carcere che percepisce come “un’ immensa distesa di sabbia” tutto l’affetto che prova per lui e percepisce per la prima volta un sentimento amorevole da parte di sua madre verso Francesco e ne è felice. Tra le pagine del libro, le vicende si dipanano e si intrecciano, mescolando segreti, ricordi d’infanzia, illusioni e vibrazioni dell’anima. E alla fine prevale il senso di disillusione e di sconfitta amorosa, mentre Chiara cerca di “tessere la trama del suo futuro” e tutto si conclude, in una fissità senza tempo e in un silenzio finale.