Pd, De Caro: «Dialogo impossibile a via Tagliamento»

Il deputato democratico auspica per le prossime elezioni amministrative una coalizione ampia e coesa. Restano le tensioni con la segreteria provinciale. Al congresso nazionale è schierato con Martina.

Il deputato sannita Umberto Del Basso De Caro

«Il nostro orizzonte è il centrosinistra. Bisogna avviare una fase di ascolto della città. Le tensioni nel partito si superano soltanto se chi ha ruoli di responsabilità compie il primo passo». A parlare è il deputato democratico Umberto Del Basso De Caro, che chiarisce a Nuova Irpinia anche la sua posizione nel dibattito interno, che si è aperto nel Pd, in vista del prossimo congresso nazionale

Da dove dovrebbe ripartire il Pd?

«Dal centrosinistra più ampio ed inclusivo, aperto anche ad espressioni della società civile. Va costruito un programma adeguato e scelto un candidato sindaco, che possa entrare in sintonia con la città. C’è il tempo per non ripetere gli errori commessi da tutti noi alle ultime elezioni, riducendoci all’ultimo momento utile».

Lei non è tra quelli che chiedono una maggiore selezione dei candidati di lista?

«Non vedo perché. Le liste sono andate bene, hanno raggiunto il 53%. I problemi sono venuti al ballottaggio».

Gli alleati lanciano segnali al Pd. C’è chi è pronto ad andare avanti da solo. Che ne pensa? (Leggi l’articolo)

«Spero che non sia così. Darò il mio contributo personale per cercare di trovare ragioni comuni per mantenere salda la coalizione. Nei prossimi sei mesi bisognerebbe dare vita ad una campagna di ascolto dei cittadini, delle categorie, degli imprenditori, dei lavoratori, per redigere un programma coerente».

Dalla scorsa campagna elettorale in poi si è registrato un clima di crescente velenosità. Non teme che questa situazione possa pesare negativamente sulla città?

«Le contrapposizioni rigide non servono. L’obiettivo della politica è elaborazione di proposte e confronto di idee. Ogni forza politica poi aspira legittimamente a vincere e veder prevalere la propria linea, ma non ci può essere una chiusura netta nei confronti degli altri. Così come vi sono le aspirazioni personali, che però vengono sempre dopo il progetto politico. Soprattutto il candidato sindaco deve riuscire a rappresentare tutte le sensibilità».

Per il Pd sembrano esserci ancora problemi nell’amministrazione provinciale. Dopo le divisioni nella fase delle trattative per le candidature ed i risultati negativi alle urne, non si è ancora trovata una linea condivisa? Non è stato nemmeno nominato il capogruppo.

«Non mi sembra sia così. Il capogruppo sarà presto nominato. Si tratta della consigliera Rosanna Repole. Il regolamento consiliare prevede che a rivestire il ruolo sia il più anziano tra gli eletti. In un ente di secondo livello, dove non è prevista la sfiducia al presidente e nemmeno il voto negativo sul bilancio può mettere fuori gioco il capo dell’amministrazione, non ha molto senso parlare di opposizione. Credo quindi sia opportuno un confronto sulle cose da fare, collaborando ai provvedimenti che si condividono ed esprimendo la propria contrarietà sulle scelte per le quali non c’è sintonia».

Nel partito irpino, intanto, restano le distanze tra alcune componenti, come la sua, e la segreteria provinciale. C’è la possibilità di un’apertura di dialogo, dopo lo strappo consumatosi la scorsa primavera, che ha portato anche al ricorso in Tribunale?

«Non dipende da noi. La disponibilità non può essere unilaterale. E’ innanzitutto chi ha responsabilità a dover manifestare la volontà. Mi sembra però che non ci sia interesse a farlo. Ne prendiamo atto. Per noi va bene lo stesso. Evidentemente, loro si accontentano di governare una casetta stretta. Non faremo, comunque, mancare il nostro apporto al partito. Altrimenti come potrebbero affrontare le elezioni comunali o come avrebbero fatto alle provinciali?».

Il Pd si prepara a celebrare il nuovo congresso nazionale. Come ha deciso di schierarsi?

«Non ho mai avuto dubbi. Sosterrò la candidatura alla segreteria di Martina. Sono sempre stato vicino a lui, sin dal 2013. Abbiamo compiuto assieme il percorso che poi ci ha portato alla collaborazione con Renzi. Mi fa particolarmente piacere che il primo sottoscrittore della mozione sia Delrio, con cui ho un rapporto di profonda stima».

A quale partito bisognerà lavorare?

«Un partito profondamente diverso e rinnovato nei metodi. Capace di confrontarsi con la società. Non un gruppo chiuso, facilmente controllabile. Martina rappresenta al meglio questa linea e l’aspirazione all’unità. Sono assolutamente superate categorie come “continuità” e “discontinuità”, “renziani” ed “antirenziani”. Bisogna ricostruire un campo di centrosinistra ed una prospettiva. Noi siamo un partito con cultura di governo. Significa che non dobbiamo definire una strategia di opposizione, semmai per l’alternativa. Se ne saremo in grado, lo sapremo nei prossimi anni».