Fiumi e aria, un dossier Arpac sui veleni in Irpinia

DALLA STRUTTURA COMMISSARIALE DEI RIFIUTI ALL'ARPAC REGIONALE ORA ALL'IRPINIA: «SONO QUI PER CONTRIBUIRE A SALVAGUARDARE UN ECOSISTEMA PREZIOSO». Ad un anno dal suo insediamento, l'ex Commissario dell'Agenzia per l'Ambiente traccia un bilancio del suo percorso e annuncia gli obiettivi sul fronte idrico e atmosferico, a supporto degli enti locali: le porte dell'Agenzia sono aperte

Pietro Vasaturo da un anno dirige il Dipartimento dell’Arpac di Avellino, mentre ad interim a Napoli continua a ricoprire l’incarico di Direttore Amministrativo dell’Agenzia Regionale di Protezione Ambientale Campania, su richiesta dell’attuale Commissario, l’avvocato Stefano Sorvino. Classe 1956, ha scelto di candidarsi al posto rimasto vacante dopo aver svolto l’incarico di Commissario dell’Agenzia durante la fase più difficile, quella del riassetto organizzativo e del risanamento. La scelta è ricaduta su Avellino per motivi affettivi verso una terra che ha imparato ad amare fin dall’adolescenza. Ma le ragioni sono anche altre. Si definisce un “ambientalista per vocazione”, per questo da tecnico della Pubblica Amministrazione si è posto in maniera dialogante anche con i “veri comitati”, come sottolinea, impegnati nella difesa degli equilibri ecologici. A muoverlo verso Avellino, quindi, l’interesse per quella risorsa fondamentale in Irpinia da sempre abbondante, ma improvvisamente diventata a rischio, l’acqua. Se tra i compiti dell’Arpac c’è anche quello are o agli enti locali nelle opere di tutela delle risorse naturali, qui il suo Dipartimento punta a dare un contributo per ad un ambiente oggi è minacciato nel suo bene più prezioso, dai fiumi ai corpi idrici, alle fonti.

Vasaturo, dopo anni impegnato su fronti complessi come quello della Terra dei Fuochi o, ancora prima, nella trincea della Emergenza dei Rifiuti, come giudica il suo primo anno ad Avellino?

«La provincia di Avellino dal punto di vista ambientale è certamente molto diversa, ma qui non mancano le emergenze da affrontare, in particolare quella dei fiumi…».

Attualmente l’Arpac è impegnato in una delicata opera di vigilanza, oltre che di analisi dei corpi idrici, soprattutto dei fiumi. Dalla contaminazione dei pozzi nel solofrano qualche anno fa, agli scarichi abusivi in tutti i principali corpi idrici, i fiumi sono al centro della cronache. Qual è la missione in corso?

«Oltre ai normali controlli che l’Arpac effettua, sono in corso quelli diciamo ‘straordinari’ affidati alla Arpac Multiservizi, il braccio operativo dell’Agenzia. L’obiettivo è rilevare ogni minaccia agli equilibri ecologici di fiumi importanti, dal Sabato al Calore, con attenzione anche all’intero sistema fluviale, a cominciare dagli affluenti. Stiamo raccogliendo gli elementi necessari a definire una fotografia scientifica della situazione».

In questi giorni un altro fronte caldo è stato quello dell’inquinamento atmosferico, soprattutto nel Capoluogo. L’Arpac ha offerto supporto al Comune di Avellino nel monitoraggio.

«Siamo pronti a installare un laboratorio mobile, mentre entro la fine dell’anno è previsto il potenziamento della strumentazione per le polveri sottili, con l’introduzione degli analizzatori tecnologicamente avanzati, che forniscono misure orarie. Possiamo fornire gli strumenti per conoscere scientificamente la realtà dei numeri, ad altri spettano le soluzioni».

In che modo opera l’Arpac?

«Il compito dell’Agenzia è sviluppare attività di monitoraggio, prevenzione e controllo, con l’obiettivo unico di tutelare la qualità del territorio, Forniamo le conoscenze necessarie a favorire il superamento delle molteplici criticità ambientali della Campania».

Quali sono le attività?

«Oltre alla vigilanza sul rispetto delle normative vigenti, assicuriamo il supporto tecnico-scientifico agli Enti locali. Spettano all’Arpac l’analisi ambientale e sanitaria, la elaborazione dei dati all’interno di un sistema informativo ambientale, svolgiamo compiti di ricerca e informazione».

Sarebbero attività impegnative in ogni parte d’Italia, ma in Campania dopo vent’anni di emergenza rifiuti, i roghi nella Terra dei Fuochi, i veleni interrati, sono una vera sfida. Queste realtà le ha conosciute anche prima dell’approdo all’Arpac…

«Dal 2000 al 2003 ho operato nella struttura del Commissario di Governo delegato per l’Emergenza Rifiuti in Campania, ai tempi in cui c’era Antonio Bassolino, che conobbi nella circostanza di persona, pur conoscendolo per il suo ruolo di Sindaco a Napoli, la città dove vivo da quarant’anni».

Stefano Sorvino, Commissario straordinario dell’Arpac

Nel contempo Lei è impegnato anche a Napoli, nonostante la conclusione delle sue funzioni commissariali nel 2016.

«Ho aderito con entusiasmo alla richiesta venuta dal nuovo Commissario, l’avellinese avvocato Stefano Sorvino, con il quale sto collaborando in questa fase alla definitiva riorganizzazione dell’Agenzia».

Laureato in scienze politiche, tra i suoi Master a La Sapienza oltre al diritto ed economia ha approfondito l’ordinamento comunitario e nazionale relativamente alla Gestione dei rifiuti – Imballaggi e rifiuti da imballaggio – Imballaggi e plastica e Tutela Ambientale. Perché ha scelto l’ambiente?

«Nella mia esperienza professionale c’è anche l’insegnamento a livello universitario, ho maturato esperienza presso la Corte dei Conti, con le procure, poi sono approdato nella Regione Campania ma credo lo snodo sia stato la collaborazione con la struttura commissariale. Ho messo a punto quel bagaglio di conoscenze e quell’esperienza indispensabili a supportare un impegno serio e rigoroso in questo campo».

La sede centrale dell’Arpa nel Centro Direzionale di Napoli

In tempi di spoils system, il cambiamento dei vertici politici determina spesso la scelta dei dirigenti anche nelle strutture operative, dalle agenzie ai dipartimenti. Nel suo percorso invece Lei ha collaborato in Campania con tutti i Governatori dal 2000 ad oggi. Merito dei risultati?

«Innanzitutto devo dire, avendoli conosciuti sul campo come si dice, che tutti e tre hanno qualità umane che ne hanno fatto dei protagonisti nei periodi in cui hanno assunto responsabilità…».

Continui.

«Quanto a me, credo che dovrebbe essere una regola riconoscere il valore e la capacità di produrre risultati di un tecnico, quale sono per la mia storia e il mio percorso. Ho scelto di occuparmi di ambiente all’interno della Pubblica Amministrazione, facendo valere l’esperienza, il bagaglio professionale, ma con la consapevolezza che dobbiamo restare persone e cittadini, non tradendo mai la nostra umanità».

Stefano Caldoro, Governatore della Campania tra il 2010 e il 2015

Con Stefano Caldoro è diventato Commissario dell’Arpa Campania, dove era già Direttore Amministrativo, ma poi con Vincenzo De Luca e Fulvio Bonavitacola è stato confermato, pur in un quadro di forti cambiamenti.

«Caldoro lo avevo già conosciuto a Napoli, avevo il Circolo politico a pochi metri dal mio ufficio, ne ho apprezzato l’intelligenza politica. Fu lui a cercarmi all’interno della struttura, credo dopo aver raccolto informazioni. Con De Luca e Bonavitacola sono stato l’unico tra i dirigenti ad essere confermato, considerato lo spoils system, che pure ritengo un metodo corretto. Ma non fu facile all’inizio collaborare».

Perché?

«Nel primo anno molto cambiamenti, non ci furono occasioni per un confronto approfondito con l’Assessore all’Ambiente, pensai ad un certo punto di potermi fare da parte per agevolare maggiori cambiamenti. In realtà, le cose cambiarono, la collaborazione ha dato i frutti sperati, con il risanamento, la riorganizzazione e il salvataggio della Arpac Multiservizi, il braccio operativo dell’Agenzia, ma non solo. Oggi l’Arpac è una struttura portante per la Regione Campania».

Fulvio Bonavitacola, Vicepresidente della Giunta Regionale della Campania

In che modo?

«Attraverso una stretta collaborazione con l’Osservatorio Regionale sulla Gestione dei Rifiuti, struttura ridisegnata dalla legge 14/2016 per monitorare il ciclo integrato ambientale rapportandosi direttamente con l’Unione Europea, l’Arpac dà un contributo importante nella trasparenza della gestione ambientale, presupposto per il contrasto efficace della infiltrazione malavitosa in questo settore».

Vista la sua esperienza, qual è il segreto per rendere proficua la collaborazione tra chi ha una responsabilità tecnica e chi quella politica?

«Posso parlare per il mio vissuto, ma lo credo anche sul piano generale. Semplicemente occorre fare il proprio dovere, riconoscendo agli altri, a chi collabora con noi, agli interlocutori istituzionali, ai cittadini che si avvicinano alla Pubblica Amministrazione con fiducia e speranza, il rispetto dovuto».

Pietro Vasaturo con l’allora Assessore all’Ambiente della Regione Campania, Giovanni Romano

C’è stato soprattutto rispetto con Caldoro, Bassolino e De Luca?

«Un rispetto fondato sulla stima. Per quello che mi riguarda, ognuno con il suo profilo, sono persone degne della massima stima e considerazione per ciò che hanno fatto. Mi fa piacere citare anche un’altra figura politica regionale con cui mi sono incrociato, anche se al di fuori del percorso ambientale…».

Prego.

«Dal 2003 al 2005 sono stato Vice Commissario del Comitato Regionale della Campania dell’Ente Croce Rossa Italiana, in quella circostanza ho avuto modo di collaborare con la signora Lonardo Mastella, di cui porto un ottimo ricordo per la signorilità dell’impegno nella Croce Rossa. Un esempio che mi ha colpito».

La politica non è stata solo questo, però. Polemiche non sono mancate, in particolare nell’attuale e nel precedente Consiglio Regionale, con la consigliera Ciarambino prima, la collega Muscarà poi. 

«Nelle varie fasi di riassetto dell’Arpa Campania non sono mancate, anche proprio in questi giorni, interrogazioni, richieste di chiarimento, benché sopra le righe».

Il Presidente della Campania, Vincenzo De Luca. Sullo sfondo la Presidente del Consiglio Regionale, Rosa D’Amelio

Sopra le righe…?

«Credo sia assolutamente doveroso, per chi è all’opposizione chiedere, approfondire, sollecitare chiarimenti al Governo, alla Giunta. Altrettanto doveroso è approfondire l’operato delle Agenzie come l’Arpac e dell’operato delle strutture burocratiche sia per chi siede in maggioranza che in minoranza. Prima parlavo di Caldoro e De Luca, cioé di leader che con i propri schieramenti si sono trovati in momenti diversi al governo e in minoranza. Non sono le domande il problema…».

Cosa lo è?

«Occorre sempre valutare bene le fonti, la credibilità della fonte di una informazione su cui si costruisce una interrogazione, una interpellanza, si affermano tesi. Domandare non solo è lecito, ma aiuta a evidenziare con le risposte la correttezza dell’operato, gli obiettivi che quell’operato ha perseguito, gli effettivi risultati raggiunti».

In Consiglio Regionale ci sono anche altre opposizioni, oltre quella dell’M5s.

«L’Arpac si confronta con tutte le articolazioni politiche consiliari e partecipa alle commissioni quando è necessario e viene chiamata. La domanda è lecita, attenzione alle fonti. Occorre sempre accertarsi che siano suffragate da fatti, sgombrando il campo dagli equivoci, ma soprattutto evitando errori che possono essere significativi».

Al termine del suo impegno commissariale ha deciso di partecipare al bando per guidare il Dipartimento di Avellino dell’Arpac. Ce n’era anche uno per Salerno nello stesso periodo. Perché l’Irpinia?

«Mi è sempre stata cara l’Irpinia, ci venivo già a 18 anni. Ho amato San Francesco a Folloni a Montella, il Goleto a Sant’Angelo dei Lombardi. Mi ha colpito in particolare lo sguardo e il contegno della gente, la loro dignità».

E poi?

«Nell’ultima fase del mio percorso professionale prima della pensione sono interessato a dare una mano ad un ecosistema che da campano ho imparato ad amare frequentando le splendide realtà di questa terra, da San Francesco a Folloni al Goleto, agli scorci incantevoli dei Monti Picentini».

Oggi tutto questo è minacciato?

«L’inquinamento e il degrado qui non sono paragonabili a quelli di molte delle realtà urbane e metropolitane costiere, ma i fiumi vanno salvaguardati partendo da una rigenerazione. Questo patrimonio non è nostro, lo abbiamo ricevuto e dobbiamo consegnarlo intatto alle future generazioni».

Sono sufficienti le forze a sua disposizione?

«Ho trovato professionalità e competenze ad Avellino, meritano di essere ringraziate per il lavoro che compiono. Abbiamo l’apporto del braccio operativo interno all’Arpa, ma certo servirebbero molte più forze. Andremo avanti con l’esercito che abbiamo, certi di farcela».

Arpac in azione dopo un rogo (archivio)

CICLO IDRICO INTEGRATO, IL 30 NOVEMBRE FOCUS AD AVELLINO. L’Ordine degli ingegneri della provincia di Avellino organizza nel capoluogo irpino un seminario dal titolo “Verso il Servizio idrico integrato: lo stato dell’arte“, che si terrà il prossimo 30 novembre a partire dalle 14.30 all’Hotel de la Ville. All’appuntamento prenderanno parteciperanno varie personalità in rappresentanza di numerosi enti territoriali, tra cui il commissario straordinario Arpac Stefano Sorvino (clicca qui per il programma). «La legge nazionale di riassetto del Servizio Idrico Integrato e le leggi regionali sono approvate da tempo e con l’affidamento all’Autorità di Regolazione per Energia, Reti ed Ambiente, il quadro normativo risulta oramai definito». Da qui l’approfondimento dello scenario.

Scarica il programma del Convegno promosso dall’Arpa Campania ad Avellino

L'AGENZIA

IL PROFILO REGIONALE. L’Agenzia Regionale Protezione Ambientale Campania (Arpac) è un Ente strumentale della Regione Campania, previsto dalla legge n. 61 del 1994 che ha riorganizzato i controlli ambientali e delineato la rete delle agenzie per la protezione dell’ambiente su tutto il territorio nazionale. Istituita con legge regionale n.10 del 1998, Arpac sviluppa attività di monitoraggio, prevenzione e controllo orientate a tutelare la qualità del territorio e favorire il superamento delle molteplici criticità ambientali della Campania. Le attività istituzionali dell’Agenzia comprendono la vigilanza e il controllo del rispetto delle normative vigenti, il supporto tecnico-scientifico agli Enti locali, l’erogazione di prestazioni analitiche di rilievo sia ambientale che sanitario, la realizzazione di un sistema informativo ambientale, e inoltre compiti di ricerca e informazione.

L’ORGANIZZAZIONE SUL TERRITORIO. L’organizzazione “a rete” di Arpac si compone di una struttura centrale, con sede a Napoli, e cinque dipartimenti provinciali. La struttura centrale (Direzione generale, Direzione tecnica e Direzione amministrativa) definisce le politiche di indirizzo e di sviluppo, coordina le attività tecnico-scientifiche e amministrative dell’ente e ne elabora le strategie di comunicazione. Nell’ambito della Direzione tecnica, d’altra parte, sono presenti diversi comparti tematici: tra questi, Siti contaminati e bonifiche, Tutela dell’ambiente marino-costiero e oceanografia, Rifiuti e uso del suolo.

DIPARTIMENTI DOTATI DI LABORATORI E AREA TECNICA. Ogni Dipartimento provinciale ha un suo Dipartimento tecnico, dotato di laboratori per svolgere le funzioni analitiche affidate all’Agenzia, e un Servizio territoriale con funzioni tecniche di monitoraggio, ispezione e controllo delle fonti di inquinamento. In ciascun Dipartimento tecnico – in ragione delle necessità operative – sono state attivate unità tematiche specialistiche quali: alimenti, acque per uso umano, acque interne e marino costiere, inquinamento atmosferico, suolo e rifiuti. I Dipartimenti provinciali operano, in molti casi, su richiesta dell’Autorità giudiziaria, della Prefettura, delle Forze dell’ordine, delle Asl, della Regione, degli Enti locali. In seno ai Dipartimenti provinciali, inoltre, sono presenti laboratori di riferimento regionale:tra questi, laboratori per radioattività, legionellosi, mare, micotossine e fitofarmaci.