Pd, De Luca: «Stop ricorso, unità. L’avversario è la Destra»

CONVERSAZIONE SULLA SFIDA CONGRESSUALE E IL VOTO DI PRIMAVERA. Il dirigente regionale dei Democratici in Campania e componente della segreteria di Assunta Tartaglione annuncia la svolta unitaria nel partito e lancia un monito a tutte ie componenti perché raccolgano la disponibilità avanzata dalla Presidente del Consiglio Regionale Rosa D'Amelio a superare le divisioni. Durissimo attacco contro chi "ha sabotato" il Centrosinistra alla Provincia: «Tradimento frutto della spregiudicatezza e della immoralità politica...»

Il Pd irpino si prepara alla svolta unitaria dopo i mesi di divisioni sfociate in una guerra a colpi di ricorsi sul congresso provinciale. Enzo De Luca referente di Areadem e dirigente regionale dei Democratici nella conversazione con nuovairpinia.it dichiara ormai superato il contenzioso di via Tagliamento e, in un quadro di trasparenza e legalità, accoglie l’appello alla collaborazione lanciato lunedì scorso dalla Presidente del Consiglio Regionale, Rosa D’Amelio, nel corso di una conferenza stampa. «Se il Partito Democratico saprà ritrovare la responsabilità della coesione e della condivisione potrà recuperare la larga parte delle amministrazioni comunali che a maggio saranno chiamate al rinnovo delle rappresentanze«, ha spiegato, definendo l’unità una esigenza imprescindibile ed un dovere etico. Per De Luca il Pd diviso ha favorito l’affermazione di una Destra che giudica «pericolosa nel Paese ma anche e soprattutto per il Mezzogiorno» ed ha puntato l’indice contro «quei trasformisti che con spregiudicatezza e immoralità politica hanno vanificato lo sforzo unitario realizzato in extremis nel partito e nella coalizione per la Provincia».

Sen. De Luca, il Pd ha tre aspiranti segretari. Oltre a Nicola Zingaretti e Marco Minniti in queste ore si è aggiunto anche l’uscente Maurizio Martina. Al di là dell’esito che avranno le primarie, toccherà a loro, ciascuno per la propria parte, lavorare alla ricostruzione del Pd dopo la disfatta del 4 marzo. Ci riusciranno?

«La loro missione ha una precondizione: ristabilire le regole nel partito, imponendo una trasparenza assoluta nell’adesione, nella militanza, nella rappresentanza politica e istituzionale. Si dovrà porre fine alla porta girevole permessa in questi anni, tollerando chi bussava alla porta del Pd con finalità personali, tenendo però il piede non in due, ma spesso anche in tre scarpe».

Quali sono, invece, le condizioni?

«La prima è capire che questo Governo guarda a destra. A Roma il riferimento ogni giorno di più è Matteo Salvini. Serve una coscienza nuova. Per tornare a parlare al Paese il Pd deve saper essere credibile e coraggioso, soprattutto deve rispettare i territori».

Per esempio, stop alle candidature dall’alto?

«Stop al centralismo democratico. Dobbiamo realizzare un partito realmente popolare, in questo senso federale, fondato sul rispetto delle regole a cui neanche il segretario può sottrarsi. Il Pd deve tornare ad essere espressione dell’intero Paese, dal più piccolo Comune alle province e regioni fino all’Italia, amministrando il consenso per realizzare un progetto democratico di crescita nel contesto europeo».

Oggi i candidati alla segreteria provengono tutti dalla tradizione ex Diesse. C’è uno spostamento dell’asse verso sinistra?

«No. Il Pd è nato dieci anni fa in una fase di crisi del sistema Paese per porre fine all’individualismo sfrenato e riqualificare la democrazia italiana, riscoprendo le radici culturali dei cattolici, dei socialisti e dei comunisti, contro il rischio di una deriva a destra. Quell’idea di Romano Prodi e Walter Veltroni va riproposta, rafforzando anche la sensibilità ambientalista, in accordo con l’Enciclica di Papa Francesco, ‘Laudato sii’, comprendendo che sul piano ecologico occorrono scelte nette di fronte ai cittadini».

Nicola Zingaretti tra la folla di piazza del Popolo

Tra i candidati Lei ha scelto Zingaretti. Che pensa degli altri?

«I candidati oggi in campo sono tutti legittimati a concorrere in forza della personale credibilità a realizzare il cambio di passo necessario al Pd e al Paese. Dopo le primarie, tutti dovranno sostenere la guida del partito, che avrà il dovere di ascoltare e fare sintesi. La scelta di Zingaretti si collega alla visione culturale che esprime l’Area Democratica di Franceschini e Gentiloni, una visione che nella nostra provincia coincide con il Pd».

Dario Franceschini, referente di Areadem e, sullo sfondo, Piero Fassino e Luca De Vincenti

«I candidati alla segreteria nazionale devono sottoscrivere un documento prima delle primarie, impegnandosi a sostenere chi guiderà il partito per battere la Destra»

Le correnti intralceranno il cammino del nuovo eletto?

«C’è chi voleva abolirle per far posto solo alla sua. Il problema non sono le diverse sensibilità, ma la coesione. Dico che sarebbe utile far sottoscrivere ai candidati un documento prima delle primarie, impegnando ciascuno a collaborare con chi al congresso raccoglierà il maggiore consenso, per svolgere il ruolo di guida. Tutti dovranno poter concorrere alla vigilia delle scadenze, per l’obiettivo comune, andare al governo».

Enzo De Luca, esponente del Pd irpino e campano in un momento del suo intervento a Cortona, durante la tregiorni promossa dall’ex Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini e dalla sua componente, Areadem

Insomma, una clausola di salvaguardia contro le lotte intestine…

«Un patto per ridare credibilità alla politica, scongiurando doppiogiochismo e trasformismo a tutti i livelli, dal nazionale al locale. Un patto per cancellare l’idea di qualcuno che riteneva il Pd una sua proprietà privata, non avendo capito che il vento soffiava contro…».

Un errore di valutazione?

«Una tragica presunzione che ci è costata un prezzo carissimo il 4 marzo anche in Campania e in provincia di Avellino, dove le conseguenze di certe scelte hanno favorito il, terreno fertile per nuove sconfitte al Comune e alla Provincia».

Come si inverte la rotta?

«Eliminando le ambiguità e recuperando l’etica della politica. Quando si gioca su più tavoli non si può risultare credibili, proprio perché viene meno l’eticità della politica. Questa è la sfida vera della democrazia italiana».

La sala del Consiglio dei Ministri a Roma, all’interno di Palazzo Chigi

Intorno alla politica cresce il distacco e la sfiducia dei cittadini?

«Il 4 marzo i cittadini alle urne hanno parlato con chiarezza, dicendo che non accettano più doppiezza e individualismo sfrenato, hanno visto chiaramente ciò che non vogliono più e hanno avuto un moto di rifiuto. Dobbiamo capire che la politica è etica o non è».

Come se ne esce?

«Con l’unità nella collegialità del partito, un’esigenza che è un valore per il quale mi batto da sempre. L’unità è necessaria a superare gli interessi dei singoli, per affermare un disegno complessivo anche nelle istituzioni, che i personalismi e l’individualismo hanno reso il teatro più irresponsabile dello scontro».

«Credo necessario rilanciare la sfida democratica lanciata da Romano Prodi e Walter Veltroni. Occorre ripartire dall’idea originaria del Pd…»

Lei crede ancora nel Pd?

Romano Prodi e Walter Veltroni alla nascita del Partito Democratico

«Credo nell’idea originaria del Pd, nato per riqualificare la democrazia salvaguardando le istituzioni in un convinto protagonismo del Paese in Europa. Quella idea oggi è necessaria ancora di più di quanto non lo fosse dieci anni fa e, se attuata, rappresenterebbe il vero cambiamento rispetto ad un Paese oggi politicamente e strutturalmente in crisi, preda di una spirale pericolosissima sul debito e sull’Europa, innescata da parte di chi pensa di restare opposizione anche stando al governo: lo spazio per l’alternativa oggi è enorme».

Il quadro politico, sondaggi alla mano, sta cambiando. Il rischio di tornare al voto viene evocato dagli analisti, ma il sistema elettorale ha dimostrato dei limiti…

«Serve il maggioritario, perché l’Italia deve scoprire una autentica democrazia finalmente compiuta nell’alternanza, riprendendo la lezione di Moro. Il proporzionale favorisce transazioni e mercato, ingrossa l’astensione, mortificando i territori, che restano senza una rappresentanza che possano sentire propria».

«Al punto in cui siamo il ricorso presentato allora non esiste più. Dobbiamo ritrovarci tutti insieme nel rispetto delle regole e della legalità»

In questa cornice, quella dell’unità come presupposto per rilanciare qualitativamente il partito, qual è la sua posizione a livello provinciale, dove un ricorso pendente divide il Pd irpino in due blocchi?

«Al punto in cui siamo il ricorso presentato non esiste più. Dobbiamo ritrovarci tutti insieme nel rispetto delle regole e della legalità, ciò che qualcuno da Roma non ha garantito, ma non vale la pena recriminare. Tutto questo è ormai alle nostre spalle, dobbiamo guardare avanti».

Cosa propone?

«Serve una condivisione della responsabilità ampia nel partito con chi ci sta».

Con tutti?

«Mi auguro che ci stiano tutti. C’è un congresso nazionale ormai avviato e forse anche quello regionale, che ci dovrà vedere tutti impegnati, al di là di chi ciascuno deciderà di sostenere tra Zingaretti, Martina, Minniti o altri».

Umberto Del Basso De Caro, deputato del Pd, già Sottosegretario alle Infrastrutture nei Governi Renzi e Gentiloni

E chi non ci sta?

«Sono abituato a rispettare le scelte. Prendere atto delle libere posizioni è parte del mio modo d’essere. Per chi guida il Pd non cambia in ogni caso il dovere di fare sintesi, ricercando il confronto anche con chi sta al di fuori. Allo stesso tempo, dico a chi nel mio partito ha responsabilità politiche e istituzionali in Parlamento che non si può consegnare il Paese ad una deriva antidemocratica, quale quella che la Destra sta realizzando».

«A chi nel mio partito ha responsabilità politiche e istituzionali dico che non si può consegnare il Paese alla deriva antidemocratica»

Sul piano locale che effetti dovrà produrre il congresso nazionale?

«Il congresso deve aiutare anche il Pd irpino a prepararsi alla sfida elettorale di primavera nei Comuni e alle europee, con la determinazione di chi non può escludere oggi il rischio di elezioni politiche anticipate. Non possiamo ripetere gli errori commessi al Comune e alla Provincia».

Imputa alle divisioni del partito la sconfitta al Comune di Avellino e alla Provincia?

Il Sindaco di Solofra Michele Vignola, candidato alla Presidenza della Provincia di Avellino

«Le divisioni hanno permesso alla spregiudicatezza e all’immoralità politica di sabotare lo sforzo unitario raggiunto in extremis al Comune prima, quindi alla Provincia, dove è stato pugnalato alle spalle un amministratore autorevole e coerente, appena un anno fa brillantemente riconfermato per un secondo mandato alla guida di un Comune importante. Dobbiamo trarre la giusta lezione da questi episodi».

Sul piano delle alleanze?

«Dovremo perseguire alleanze di Centrosinistra trasparenti, escludendo personaggi che votano il Centrodestra nascondendosi ipocritamente».

«Dobbiamo essere in grado di raccogliere nella società civile i fermenti che arrivano dalle città e farcene carico…»

Il segretario nazionale uscente del Partito Democratico, Maurizio Martina

Basta il Pd a fronteggiare il consenso di queste forze?

«Dobbiamo essere in grado di raccogliere nella società civile, mi scuso per l’espressione, i fermenti che ad esempio da Torino, da Roma e da Napoli, arrivano. Come ha ben detto il segretario uscente Martina, qualsiasi scelta al congresso riguarda compagni e amici, l’avversario è solo la Destra».

Come tradurrebbe concretamente questo monito?

«Chi è stato nel partito senza condividere nulla, ostentando posizioni di facciata, farebbe meglio a ricercare alleanze trasparenti dall’esterno, costruendo un rapporto sul rispetto necessario a sottrarre le istituzioni dalla logica della guerra per bande…».

Vale anche per il Governo Conte?

«Dentro quello scontro c’è un errore di fondo, la pretesa di voler difendere i propri elettori quando si è chiamati da rappresentanti istituzionali a farsi carico di tutti, oggi inascoltata lezione di Moro».

Si riferisce al protocollo siglato a Caserta dal Governo?

Da sinistra: Matteo Salvini, Ministro dell’Interno, il Premier Giuseppe Conte e il Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio firmano a Caserta dei Protocolli con la Regione Campania sulla Terra dei Fuochi

«Lo scontro permanente interno al Governo ha trasformato ministeri e istituzioni nazionali nel campo di battaglia di una guerra continua, che non ha risparmiato nemmeno la Terra dei Fuochi».

Da Presidente dell’Osservatorio Regionale sui Rifiuti come giudica l’accaduto?

«Dopo una settimana di titoloni sui giornali e contrapposizioni esibite davanti ai media in maniera scientifica, si è dimostrato che non c’è alternativa al Piano del Governatore De Luca, l’unico modo per arrivare al 65 per cento di raccolta differenziata, consentendo alla Campania e all’Italia di uscire dalla procedura di infrazione europea e di mettere all’angolo la camorra».

Condivide questa strategia?

«Sarò in queste ore a Salerno al tradizionale appuntamento che Legambiente promuove per premiare i Comuni ricicloni. Sosterrò in quella sede la linea e la posizione del Governo regionale, che ha restituito dignità alla politica e ai sindaci, ripristinando nel campo ambientale i poteri ordinari. Il Governo di De Luca è una luce nel buio di questi giorni difficili».

Le posizioni congressuali non la allontaneranno dal Governatore?

Il Governatore Vincenzo De Luca e il sen. Enzo De Luca, dirigente regionale Pd

«La competizione terminerà con la consapevolezza che vincitore e sconfitti dovranno collaborare per il successo del Pd. Il mio rapporto con Vincenzo De Luca non è nato nel 2015, come è accaduto per qualcun altro, ma si fonda su una stima reciproca molto più antica, che si è consolidata nel tempo».

Infine, si parla di abolire il versamento dei 2 euro come contributo per votare alle primarie. Che ne pensa?

«Per me può anche andar bene, ma il problema è un altro. Ci vuole comunque una firma. In una fase dominata dal trasformismo, dall’opportunismo e dal doppiogiochismo, occorre chiarezza nella celebrazione di un appuntamento democratico che sancisce tra la gente la scelta di un gruppo dirigente. Anche qui, soprattutto qui, serve la trasparenza».

La data ancora non è stata fissata per le primarie…

«Per me prima si fanno e meglio è. Con il rischio di elezioni anticipate non possiamo rischiare di presentarci impreparati di fronte ad un Paese oggi trascinato dalle Destre ad una deriva che non ha precedenti nella storia repubblicana».