“Patto con la Regione”, Melillo: l’acqua di Caposele non è in discussione

Il primo cittadino di Caposele chiede l'istituzione di un tavolo intercomunale dei paesi depositari di sorgenti e incalza la regione Campania per un riequilibrio dei rapporti con la Puglia e il riconoscimento degli equilibri ecosistemici.

La pronuncia della Regione Campania sulla concessione di derivazione all’Acquedotto Pugliese della quota in diritto d’uso di Caposele ha acceso i riflettori sulla necessità di fare fronte comune da parte dei territori depositari di sorgente. Nonostante l’annullamento del provvedimento 65 (licenziato domenica 12 novembre) da parte del vice governatore Fulvio Bonavitacola pervenuto 48 ore dopo, le amministrazioni direttamente coinvolte dai prelievi idrici verso la Puglia hanno incassato il colpo. Da Cassano a Conza, da Volturara a Caposele, si ritene necessario un tavolo intercomunale di rappresentanza delle istanze dei riferimenti sorgentizi. Alla luce delle dichiarazioni rese da Bonavitacola e dalla Presidente D’Amelio, e delle ‘voci di dentro’ pronunciate dall’avvocato Nino Chiaravallo a Nuova Irpinia, il sindaco di Caposele Lorenzo Melillo fa il punto.

Sindaco Melillo, i comuni irpini e Caposele in particolare hanno vissuto momenti di smarrimento per il pronunciamento della Regione Campania. 

“Registriamo la positività dell’annullamento del decreto: le concessioni sui trasferimenti idrici sono accordi politici che si traducono in atti amministrativi. L’amministrazione comunale è lieta delle parole pronunciate da Bonavitacola e dalla D’Amelio. La richiesta di autorizzazione è stata depositata dall’Aqp in Regione Campania dal 2011”.

Fermo restando che la Regione è titolata a dare la concessione, ritiene che la convenzione Farina del 2012 possa essere messa in discussione?

“Non credo perchè il famoso Decreto Regio stabilisce che prima di avviare il prelievo sui 363 litri di competenza del Comune, è necessario un accordo col Comune stesso. Il vero punto della questione è che i Comuni custodi di sorgenti devono collaborare con la Regione Campania così come la Puglia collabora con i pugliesi. Nel rispetto delle competenze dei Comuni e della Regione, ovvio. Non ci aspettiamo certo che la Regione modifichi un atto transattivo del Comune di Caposele e non riconosca il diritto d’uso della quota idrica dei caposelesi”.

Quindi cosa propone?

“Regione e comuni devono lavorare insieme per scrivere la migliore concessione possibile per la Campania; ma la Regione deve anche sostenere il Comune al tavolo con l’Aqp per tutelare i cittadini di Caposele. Regione, Irpinia e paesi custodi delle sorgenti devono remare dalla stessa parte e collaborare su tutti i fronti: tutelare gli interessi generali per preservare quelli particolari di ogni comune. C’è già una grande sintonia fra i comuni interessati dalla presenza di sorgenti, e credo che stiamo imboccando la strada giusta”.

Farete fronte comune per chiedere alla Regione Campania di farsi portavoce con la Puglia sull’ottenimento dei ristori ambientali?

“Gli equilibri ecosistemici sono legati al trasferimento idrico generale, e speriamo vivamente nell’apertura di un tavolo di discussione. Confido negli annunci di Bonavitacola intenzionato a riconoscere gli interventi di tutela per la manutenzione delle sorgenti”.

L’avvocato Chiaravallo, esperto giuridico in materia di trasferimenti idrici, ha ipotizzato la ratifica di un atto comunale di annullamento della Convenzione Farina. Lei cosa ne pensa?

“Non è da escludere”.

Ad oggi, a cinque anni dalla stipula dell’accordo, il Comune paga il consumo di acqua anche dei 70 allacci extracomunali afferenti ai paesi limitrofi a Caposele. Cosa intende fare?

“Con la nuova convenzione il Comune paga l’acqua, e per noi è un fallimento totale. Riscontriamo criticità sia nei rapporti con Aqp che sugli effetti che l’atto ha comportato per il paese. Ancora non ho affrontato la questione, ma il Comune farà un accertamento sui prelievi dei comuni limitrofi, che oggi ricadono sui costi delle casse comunali”.

Il livello del confronto aperto sulla partita della gestione idrica, del rifacimento delle reti e la ridefinizione delle quote di prelievi da parte della Puglia, guardano all’entrata in vigore della Pavoncelli bis e del funzionamento della centrale idroelettrica. Cosa vede all’orizzonte?

“Senza dubbio un riequilibrio dei rapporti, fondato sul rispetto dei diritti e dei doveri. Comuni e Provincia di Avellino prendano esempio dalla Puglia. L’Aqp ha sempre dato molto poco a chi ha trasferito l’acqua, e oggi deve riconoscere i sacrifici di queste comunità, che hanno dato da bere ad un popolazione vastissima”.