IIA, dopo il V-Day contro il Governo oggi tavolo regionale

GOVERNO E AZIENDA NEL MIRINO DEI LAVORATORI. La prima giornata di sciopero si è chiusa con un appello e una chiosa al ministro Luigi Di Maio per aver disatteso, ad oggi, le promesse fatte lo scorso luglio

La vertenza della IIA si sposta a Napoli. Convocate le sigle sindacali presso la Regione Campania. Appuntamento alle 13.30. A discutere saranno Sonia Palmeri, Assessore alle Risorse Umane e al Lavoro, Antonio Martiello (Attività Produttive) e il consigliere regionale Armando Cesaro. L’amministrazione regionale proverà a garantire un proprio intervento a sostegno dei lavoratori in questa complessa transizione tra una società ormai dissolta e una che ancora non ha preso forma. In queste ore a Flumeri e a Bologna la speranza ha lasciato posto alla rabbia. La Regione oggi potrebbe scongiurare il passaggio ulteriore alla disperazione, in attesa che al Ministero dello Sviluppo Economico si concretizzi qualche certezza.

LO SCENARIO. Dall’Emilia Romagna il segretario della Fiom Bruno Papignani non usa mezze misure nel definire il comportamento del Governo inadeguato rispetto agli impegni assunti proprio con lui negli stabilimenti dell’ex Breda dall’attuale Vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio. Oggi che l’amministratore delegato della IIA fa la voce grossa, preannunciando l’avvio delle procedure fallimentari per il prossimo 21 novembre, il Governo sembra aver esaurito le carte in mano. E il caso della ex Breda Menarinibus e della ex Irisbus (tutte oggi IIA) potrebbe scoppiare tra le mani del Ministero dello Sviluppo Economico, mentre i partner pubblici scelti per realizzare (visto che al momento non c’è) una industria in grado di costruirli i pullman stentano ad impegnarsi. Se Leonardo resta al tavolo valutando in che misura proporsi, Ferrovie dello Stato dà priorità alla partita strategica su Alitalia, dopo aver dovuto rinunciare alla fusione con l’Anas. In questo guado, la IIA dei lavoratori chiede rispetto e il giusto spazio, rifiutando il ruolo degli spettatori.

A FLUMERI. Le sigle sindacali presenti ieri fuori dallo stabilimento dell’IIA (FIOM, FISMIC, FIM, CGIL, FAILMS CISL) hanno rivolto l’appello al ministro Luigi Di Maio. L’appuntamento è stato a “rete unificate” con Bologna che ha denominato lo sciopero “Vaffa Day”. Per i due stabilimenti parte di un’unica azienda, la voce è stata univoca. E nel tempo le sigle sindacali hanno stabilito anche una relazione di unità di intenti e sinergia. L’idea di chiamare la mobilitazione con lo stesso slogan tanto caro al meetup è venuta alla FIOM bolognese. Il riferimento, a Bologna come in Valle Ufita, è agli impegni presi in prima persona dal ministro e ad oggi non mantenuti. Quel che rimane sono alcune criticità: gli stipendi non pagati e la scadenza del 21 novembre. La settimana prossima. Preoccupazione e tensione tra i dipendenti. Preoccupato il primo cittadino di Flumeri Angelo Lanza.

Valle Ufita – dipendenti IIA in sciopero oggi davanti lo stabilimento.

SINDACATO PRONTO ALLE BARRICATE. Da Bologna a Flumeri le organizzazioni sindacali sono pronte a dare battaglia. In particolare in Emilia si ritiene inaccettabile l’atteggiamento dell’azienda sugli stipendi, mentre sono state assegnate commesse importanti. Giuseppe Zaolino (Fismic) ha dichiarato a chiare lettere, che “siamo di nuovo ad un passo dalla crisi. A giugno avevamo una condizione diversa. C’erano problemi che potevano essere risolti con l’intervento di Invitalia e un socio in aggiunta a Del Rosso che poteva risolvere la questione. E’ arrivata la politica che ha voluto creare il polo pubblico (soluzione ottima) e stiamo ancora aspettando da Di Maio che il Polo Pubblico possa sostituire quello privato. Oggi questo sciopero non solo è contro Del Rosso ma anche contro il Governo. Il 6 luglio Di Maio è intervenuto in questa vicenda e ha detto ci avrebbe pensato lui. Adesso invece stiamo per rivivere la situazione del 2011”. In piazza “il disagio dei lavoratori – afferma Luigi Galano della Fim – come sindacato a questo punto non abbiamo altre armi che quella di manifestare. Ci aspettavamo conferme dopo le dirette social di Luigi Di Maio. Ad oggi registriamo che Ferrovie dello Stato non si è ancora pronunciata rispetto all’ingresso nella compagine societaria perchè ha bisogno di altri trenta giorni. In questo momento possiamo concludere che è stato disatteso l’impegno preso ultimamente rispetto al pagamento delle spettanze di ottobre che invece non sono state pagate”.

Il deputato pentastellato Generoso Maraia e il sindacalista della Fiom Cgil, Morsa

“Stagnazione” quella registrata da Giuseppe Morsa (FIOM) nell’ultimo incontro al MISE nella prima decade di novembre. Ha dichiarato: “gli stipendi poi vanno pagati. Inoltre non ci sta più bene il fatto che si prendono finanziamenti e si produce in Turchia. Qui ci sono 300 famiglie che aspettano di lavorare. Ci sono tavoli ufficiali. C’era stata garanzia rispetto al pagamento degli stipendi e ciò non è avvenuto. E’ intollerabile. C’è un impegno del MISE che credo vada concluso con una soluzione che porti alla reindustrializzazione. Altro tema riguarda gli ammortizzatori sociali. I lavoratori vanno messi al riparo”. Gli fa eco Silvia Curcio che ha dichiarato: “i lavoratori sono stanchi sopo sette anni di lotta. Bisogna cambiare gli autobus. Quelli attuali sono obsoleti e verranno rottamati. Poi però chi fa gli autobus sono la Turchia, la Francia, la Repubblica Ceca. Noi abbiamo due stabilimenti dove i lavoratori hanno volontà di operare e invece devono subire la beffa di riparare le macchine che arrivano dalla Turchia e andarli a consegnare. E’ vergognoso. E sicuramente fino al 21 non ci fermeremo. La settimana prossima andremo a Roma alla vigilia di quanto annunciato e il Governo deve avere maggiore sensibilità. Ormai siamo alla fine perchè gli ammortizzatori sociali sono tutti in scadenza”.

L’assessore regionale Sonia Palmeri

IL GOVERNO REGIONALE PRONTO ALL’INIZIATIVA PRESSO IL MISE. L’appuntamento di oggi in sede regionale servirà a chiedere sostegno e attenzione. Pressing sul Mise. Il sito ufitano è inserito in altre strategie politico-economiche date dalla ZES e dalla logistica legata all’Alta Capacità. In tutto questo scenario di sviluppo futuro “la nostra condizione non può essere scansata. Non è giusto”, chiude Curcio.


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