Pd, Ferrante: trasformisti contro Vignola. Ora nuova classe dirigente

Il giovane irpino, studente di Giurisprudenza è parte della Commissione di Garanzia Nazionale dei Giovani Democratici della Campania. Per il futuro del partito propone un team diverso che si interessi di problemi concreti della gente comune.

Lo scorso marzo un noto quotidiano nazionale titolava, “Caro Pd, ascolta Nicholas”. Oggi dopo otto mesi l’enfant prodige che incassa commenti da tutta Italia sul suo blog, chiosa duro rispetto al suo partito che mai ha pensato di lasciare. Nonostante tutto. Membro della Commissione di Garanzia Nazionale dei Giovani Democratici della Campania, Nicholas è riferimento del Pd di Luogosano suo paese natale e attivista fervente. Quello che ha da dire per amore del suo partito riguarda una profonda innovazione che non fa riferimento a cambiamenti di facciata ma ad un reale cambio di guardia. Senza mezze misure né rivisitazioni del preesistente. Perché è chiaro (per Ferrante) che la storica classe dirigente del Pd non è gradita agli elettori che l’hanno “bocciata alle urne. Più volte”.

Da pochi giorni ingaggiato presso la Commissionedi Garanzia Nazionale dei Giovani Democratici della Campania. In cosa consiste l’incarico?

“Si tratta di un ruolo sostanzialmente burocratico. L’incarico sarà formalizzato prossimamente. Dovrò assicurare venga rispettato lo Statuto”.

La componente giovanile del partito democratico com’è messa?

“La giovanile non sta messa bene perché regnano le logiche che ci sono nel comparto per così dire senior. Le regole non vengono rispettate. Bisognerebbe allargarsi, aprirsi e incentivare alla partecipazione. Invece ci sono due modalità di fare politica”

Cioè?

“O segui il vecchio metodo o batti i pugni sul tavolo.  Allora se uno si tessera deve essere valutato. La giovanile è sempre stata vista come trampolino di lancio. Il partito va ricostruito perché non c’è nulla da spartirsi. Bisogna ripartire da un punto zero”.

Quali sono le regole? A cosa si riferisce?

“Intanto c’è uno Statuto. Poi se si vuole rifondare un partito, bisogna innanzitutto puntare sulla partecipazione di tutti i tesserati senza puntare solo su due tre persone. I ragazzi devono stare fuori dalle logiche correntizie perché spesso i giovani sono lo specchio di ciò che accade tra i ‘grandi’. Nella giovanile anche le varie norme vengono fatte in base a logiche di bilancino e tutto fallisce in partenza. Accade poi che tra le persone più adulte ci si accorda sempre invece tra i giovani rimangono gli screzi”.

Anche Lei però si è detto (in passato almeno) vicino a Roberta Santaniello….

“Si è sicuramente una mia amica. Ma guardi il punto non è a chi fai riferimento ma chi sei tu. E’ la tua persona che conta. Bisogna discutere di ‘nuovo’”.

Cosa intende per nuovo? Che ricetta propone?

La situazione di fondo è poco felice. Spesso i giovani non sono indipendenti. Rappresentano sempre gli interessi dell’uno o dell’altro capobastone. Questo meccanismo fa si che la politica tra ragazzi muore e capita questo ad Avellino. Poi manca l’apertura. Bisognerebbe spaccare tutto e costruire da zero. Rompere tutte le logiche e intervenire con l’ascia. Con la stessa forza con cui si apre una scatoletta di metallo”.

Senta, ma a sentirLa parlare così, qualche maligno potrebbe pensare che il Suo è un modo per dire che Lei vorrebbe candidarsi ad occupare ruoli di leadership interne al partito…

“Dopo le elezioni del 4 marzo dissi subito che non ero alla ricerca di contentini infatti al Congresso non mi sono candidato e se qualcuno può pensare questo non saprei. Chi crede questo ha paura. Io sono una persona e ho una tessera. Forse fanno più paura le idee che un ragazzo può esprimere piuttosto che rendite di posizioni e cordate di potere”

Il partito ha futuro secondo Lei?

“Penso ne abbia nella misura in cui ci sia un cambiamento radicale. Oggi il partito non esiste, troppi rancori e si guarda alla politica con occhi di venti, trenta anni fa. Molti non votano proprio. La gente se ne accorge. Avverte che in politica si riduce tutto alla gestione di nomine e non si guarda alle cose concrete. Alcuni elettori di sinistra votano Movimento 5 Stelle o addirittura Lega. Ci si candida per interessi personali e non per fare qualcosa. E questo paga alle elezioni. Bisogna cambiare nei termini e nelle azioni. Il banco di prova ulteriore è stato dato dalle provinciali”.

Anche qui il partito ha incassato una sconfitta…

“L’ennesima direi. Il candidato alla Provincia Vignola ha analizzato bene i termini della sconfitta e concordo con lui. Ha perso perchè oltre al fatto che il partito al momento è al tracollo una minoranza trasformista ha votato il candidato del centrodestra”.

Ha mai pensato di cambiare partito?

“No mai. Questo non mi è mai sfiorato per la testa. Mi rifaccio ai valori, allo Statuto cui ho aderito. Combatto per questo. Si lotta per portare il partito sui binari giusti. Un partito che è democratico è del popolo (ciò che nei fatti è il Movimento 5 Stelle) e tu hai il dovere di ascoltarlo”.

Eppure c’è chi usa espressioni come “prendersi la Provincia” (cioè vincere le scorse elezioni provinciali). Le risulta questo linguaggio?

“E per questo la gente non ti vota.  Io dico la politica, per te cittadino che esci sconfitto da una crisi devastante, cosa può fare per te? Non sono in potere di ‘prendermi’ nulla. Già il 4 marzo i cittadini hanno votato contro un sistema di una certa classe dirigente. Hanno detto ‘no’ ad una serie di nomi non al partito. Se con quella classe dirigente vuoi fare la lotta non sarai mai nelle condizioni di farcela perché i cittadini già ti hanno bocciato”.

Poi ci sono le regionali…

“Se per le regionali prevale la logica del vecchio schema non cambierà nulla. In politica conta molto la coerenza. Serve che tu alle idee faccia seguire i fatti e la coerenza è complicata. Non è semplice.  Devi aderire ai tuoi valori. Innanzitutto devi averli e portare avanti giorno per giorno. I cittadini se ne accorgono. Se chi fa politica non ti guarda negli occhi ti sta prendendo in giro”.