«L’export rilancia le imprese irpine», Capasso: investire qui ora si può. Ecco come

A TEORA IL 9 NOVEMBRE IL CONVEGNO DEL CENTRO STUDI GIURIDICI ED ECONOMICI DELL'IMPRESA IRPINIA. Il presidente dell'istituzione economica anticipa il report annuale sull'andamento dell'economia in provincia di Avellino. Le opportunità offerte al mercato dal territorio

Ogni anno duemila giovani abbandonano i paesi irpini, diverse imprese non investono più nel territorio, cogliendo altrove opportunità di crescita. Così i servizi diminuiscono, le scuole chiudono, e vengono messi in discussione importanti progetti infrastrutturali a partire dalla Stazione Hirpinia. Ogni famiglia intanto investe nella formazione universitaria e professionale dei figli una cifra prossima alle 400mila euro: un investimento che ricade fuori dai confini provinciali e nazionali e ingrossa la ricchezza di altri Stati. Ma “Una ragione per restare” c’è- come sostiene il Centro Studi Giuridici ed Economici dell’Impresa Irpinia: basta investire sugli asset strategici dell’entroterra, ovvero l’industria d’avanguardia, il patrimonio ambientale e il capitale umano. Il nuovo paradigma produttivo concertato dall’osservatorio richiede anzitutto un cambio di passo alla classe dirigente politica e istituzionale promuove un workshop il 9 novembre alle ore 15.30 presso la Pinacoteca di Arte Contemporanea a Teora su “L’impresa Irpinia tra opportunità europee e regionali- aspetti giuridici ed economici- Una ragione per restare”. L’associazione offrirà alle istituzioni un report aggiornato sul “Sistema Impresa” relazionandolo con il mondo professionale giovanile per favorire l’incontro tra le due realtà, e chiedere la realizzazione degli interventi infrastrutturali necessari per il decollo dell’economia. Alla vigilia dell’annuale appuntamento dell’osservatorio presieduto da Raffaele Capasso, intanto, a cui prenderà parte l’assessore regionale alle attività produttive Antonio Marchiello- fra gli altri- è possibile incrociare i dati registrati dall’ultimo rapporto Istat che guarda con grande fiducia all’export nell’agroalimentare, ma anche al congelamento del Pil nel terzo trimestre, al calo delle iscrizioni delle procedure fallimentari al tribunale di Avellino, ma anche l’inserimento delle aree industriali di Pianodardine e Calaggio (oltre alla Valle Ufita) nel decreto regionale per le Zes.

Raffaele Capasso

Professore Capasso, l’osservatorio giuridico ed economico propone un freno all’abbandono e allo spopolamento. Quali sono le ‘ragioni per restare’?

“La centralità che ha assunto l’impresa in Irpinia, che si è evoluta rispetto al passato, e che dalle indagini di ricerca condotte mostra performance positive, nonostante le difficoltà e nella limitatezza dei dati incoraggianti, che dovrebbero essere accompagnati da una maggiore consapevolezza delle istituzioni con un incremento di interventi strutturali e infrastrutturali, e con un sostegno più mirato”.

L’ultimo rapporto licenziato dal Centro Studi risale a due anni fa. Quali sono i cambiamenti rilevati?

“Due anni fa le imprese irpine erano aggredite dalla crisi finanziaria, sotto-capitalizzate, legate a segnali produttivi negativi. Oggi c’è una nuova affermazione delle società dal punto di vista finanziario, contraddistinte da una evoluzione del pacchetto gestionale e una maggiore apertura del mercato globale. Dai dati elaborati è emerso che le imprese irpine hanno saputo apprezzare l’apertura al mercato globale: l’export la fa da padrone, e non solo nel campo dell’agroalimentare, ma anche nei settori metalmeccanico, aeronautico e informatico”.

La lettura complessiva dei dati rivela però ancora una certa debolezza dell’intero sistema economico.

“Sono stazionarie e quindi ancora afflitte dalla crisi, le imprese di dimensione locale, e in particolare l’edilizia. E’ cresciuta invece la qualità dei soggetti, la professionalità e il know how, che però non trovano sbocchi adeguati nella nostra realtà e sono costretti ad emigrare altrove. E’ necessario scommettere sul rafforzamento degli insediamenti produttivi, perchè è il manifatturiero che genera la vera economia, crea reddito e realizza il ciclo virtuoso sulla spesa e gli investimenti”.

Come si fa?

“E’ necessario intanto cambiare atteggiamento verso gli imprenditori, che in questo momento sono gli unici soggetti a creare lavoro e occupazione ma sono anche caricati di adempimenti. Le istituzioni non riservano le dovute attenzioni e non si sono fatte carico di adeguare ad esempio, le infrastrutture ereditate dalla 219 al protocollo di Industria 4.0, che prevede la banda larga, i servizi e l’uscita dall’isolamento. Il completamento della Lioni- Grottaminarda è atteso tanto quanto la stazione ferroviaria in Ufita”.

Fare industria nell’entroterra montano della Campania è possibile.

“Abbiamo esempi validi da considerare come modelli da replicare: dalla Ema all’Acca Software, alla Sipress, che hanno creato insediamenti produttivi e che consentono a tante famiglie di vivere qui e ragioni per restare”.

L’Istat rivela che l’export irpino è cresciuto del 35,5%. Coldiretti Campania ha documentato che la provincia di Avellino ha registrato un fatturato da 900milioni di euro, con una riduzione delle importazioni di prodotti freschi del 25%. Non solo metalmeccanico quindi.

“L’export nell’agroalimentare è dovuto soprattutto alla capacità delle aziende di promuoversi attraverso l’e- commerce, che rappresenta una vetrina mondiale per le nostre piccole realtà, che devono essere sostenute. Altro dato interessante riguarda i Fondi Fers banditi dalla regione Campania che hanno trovato in questo settennato dell’agenda europea piena copertura per il numero di domande pervenute. La maggior parte della titolarità è in capo ai giovani, e sebbene siamo in una fase istruttoria, rappresenta un segnale di speranza”.

Tracciato della Lioni- Grottaminarda

Le aree interne di tutta Italia soffrono l’abbandono e lo spopolamento. Ribaltare la piramide è la vera sfida. Da dove si parte per innescare questa inversione: dal potenziamento dei servizi, o dall’insediamento delle imprese?

“Le aree industriali irpine devono immaginare un collegamento ai porti, alle infrastrutture primarie: l’Ofantina dopo Calitri è una mulattiera e con la Puglia non c’è un collegamento viario vero. La Lioni- Grotta deve collegarsi con Contursi, perchè un asse ferroviario non c’è e gli automezzi vivono l’affaticamento continuo sulle strade. Questo è un investimento necessario e non più rinviabile”.

Area industriale Valle Ufita

Oltre alla Valle Ufita, anche Pianodardine e il Calaggio hanno ottenuto il riconoscimento di Zona Economica Speciale. Quali sono le attese?

“Spetta alle istituzioni concertare una strategia di incremento di sviluppo e di attrazione degli investimenti. Le aree industriali ex art.32 devono essere ripensate. Abbiamo una dotazione enorme di strutture da mettere in rete e assecondare le nuove esigenze del mercato: dall’industria 4.0 ai sistemi avvenieristici, senza trascurare l’artigianato. Di certo non immagino nuova cementificazione e sottrarre altro suolo all’agricoltura, ma aggregazioni aziendali in grado di concertare l’intero ciclo produttivo delle filiere”.

Lei ha citato l’artigianato, che chiama in causa l’altra faccia della medaglia degli insediamenti produttivi: le aree Pip, che oggi rappresentano un tassello gravemente indebolito dal superamento dei modelli produttivi, e dall’indebolimento dell’artigianato stesso.

“Negli ultimi anni le attività produttive hanno subito gli effetti della crisi. Da nord a sud lungo le autostrade è possibile ammirare i capannoni vuoti con cartelli di fitto. La differenza sta nel fatto che gli imprenditori del nord si sono trasferiti all’estero, e noi abbiamo bisogno di creare opportunità per impedire un trasloco in massa”.

LAssessore regionale alle Attività Produttive Antonio Marchiello

Chi deve arginare il trasloco di massa?

“Le misure del Governo centrale in primo luogo, e la regione in secondo. Le iniziative politiche devono incentivare un utilizzo adeguato dei fondi europei, e per questo abbiamo invitato le massime espressioni delle istituzioni regionali all’incontro del 9 novembre a Teora. Istituzioni e imprenditori devono dare risposte a questo territorio”.

Cosa chiederete nello specifico ai rappresentanti istituzionali regionali?

“La Regione deve impegnarsi per rendere appetibili gli investimenti e deve intervenire sulla legge regionale che regolamenta le Asi e il Gcs, che sono in continua crisi perchè privi di risorse necessarie. Il legislatore nazionale deve invece intercettare e rendere fruibili i finanziamenti europei”.

locandina del convegno

L’Osservatorio ha prodotto un report che sarà consegnato alle istituzioni come analisi di partenza.

“Forniremo tutti i dati derivanti dalle nostre ricerche e ci impegneremo a farlo annualmente. Purtroppo ci ritroviamo a constatare che al di là degli esempi di pochi imprenditori illuminati, manca una reale concertazione d’insieme. L’industria del futuro non è quella pesante, ma pensante”.

Infatti il Centro Studi punta molto sulla valorizzazione del capitale umano.

“Il capitale umano dell’Irpinia è uno degli elementi chiave da considerare, che insieme alle ricchezze del territorio costituisce un notevole punto di forza su cui puntare. I nostri giovani sono laureati nelle migliori università e si sono specializzati all’estero: facciamo in modo che possano trovare qui una soddisfazione professionale adeguata e facciamo in modo che quelli che sono partiti possano rientrare”.

Il Palazzo di Giustizia di Avellino

Incrociando qualche dato ricavato dalle agenzie di procedure fallimentari, è emerso che presso il tribunale di Avellino sono iscritte ben 66 procedure fallimentari, comprensive di concordati e aziende che hanno dichiarato lo stato di crisi. Lei conferma?

“Questi numeri indicano un calo rispetto agli anni precedenti del 20 per cento. La crisi economica ha colpito la maggior parte del tessuto imprenditoriale, ma si intravede una via d’uscita, che va guidata e sostenuta con forme nuove. Dall’irpinia si può guardare il mondo, non è necessario andare fuori; ce lo hanno detto Scudieri, Brunello Cucinelli e lo stesso Pino Bruno. Le istituzioni devono anticipare i processi, non rincorrerli”.

Quanto conviene acquisire una struttura tramite procedura di incanto?

“Il sistema oggi è facilitato, e il problema è che non c’è mercato. Con la legge delegata che dovrebbe arrivare a dicembre, la procedura sarà snellita e facilmente accessibile perchè si salvaguarda il lavoro e l’impresa, ma è il mercato che stabilisce i prezzi, e quindi la capacità attrattiva”.

Un ruolo fondamentale in questo corollario di prospettive lo assumono gli istituti di credito.

“Le banche hanno un ruolo fondamentale nelle dinamiche di sviluppo di un territorio e sarà infatti Roberto Gurcio, direttore della filiale Imprese di Avellino del banco di Napoli, che è una delle istituzioni bancarie più rappresentative del territorio a relazionare sugli strumenti finanziari in dotazione delle nuove imprese. Chiederemo alla Banca di guardare più ai progetti e meno alla solidità finanziarie dell’impresa: è necessario ragionare per progetti produttivi, non sulle garanzie; e quindi proporre soluzioni di contratto che garantiscano un sostegno alle iniziative dei giovani”.