Provincia, D’Angelis: siamo in minoranza, Biancardi detti la linea

La sconfitta di Michele Vignola pesa sugli alleati, che rilevano le forti criticità all'interno del Partito Democratico. E sulle elezioni non risparmia amare considerazioni sul meccanismo di voto: "C'è stato un mercimonio ingiustificabile ed esagerato. Un vero mercato delle vacche".

“Prendiamo atto della sconfitta: la nostra è una posizione di chi ha perso le elezioni, ma siamo pronti a dare il nostro contributo in favore del territorio senza pregiudizi”. Così Luigi D’Angelis, sindaco di Cairano e consigliere provinciale eletto nel parlamentino guidato da Domenico Biancardi all’indomani della ufficializzazione del voto. Espressione della lista “L’Italia è popolare”, D’Angelis ottiene la riconferma a Palazzo Caracciolo e si prepara a portare in aula l’esperienza già maturata nei due mandati Gambacorta, nella coalizione di centro sinistra.

Completate le operazioni di scrutinio, i consiglieri attendono ora la prima convocazione del consiglio da parte del neo presidente Biancardi per “stabilire la linea politica, il metodo e gli obiettivi di governo” come ha spiegato D’Angelis. “Prendiamo atto della sconfitta e attendiamo il pronunciamento del presidente: noi siamo in una condizione di minoranza”. Le elezioni della Provincia intanto, hanno riaperto il dibattito sulle criticità manifestate dal meccanismo di voto, che ha riproposto- di fatto- la cosiddetta ‘anatra zoppa’ già contestata per il rinnovo del Consiglio comunale di Avellino. “La procedura per la Provincia è diversa da quella del Comune, dove hanno votato i cittadini; l’ente intermedio invece è stato eletto con un meccanismo perverso e non democratico” sottolinea. “E’ stata messa in evidenza la discriminante sullo status di consigliere, che è un fatto fuori da ogni logica: più alto era il valore del voto assegnato al singolo consigliere, e più fitte sono state le operazioni sotto banco. C’è stato un mercimonio ingiustificabile ed esagerato. Un vero mercato delle vacche” tuona il consigliere.

Sotto accusa ancora una volta la legge Delrio, che le forze centriste hanno respinto anche in Parlamento. “La norma ha già svilito le funzioni assegnate alla Provincia, ha ridotto a brandelli il territorio, e molti sono rimasti abbandonati a loro stessi; il meccanismo di voto ha creato un vulnus nel rapporto fra cittadini e istituzioni: le funzioni dell’ente sono sì debilitate, ma la gestione e il governo dei processi è nella diretta responsabilità dei cittadini”.

La sede della Provincia di Avellino
Il sindaco dai Avella, Domenico Biancardi, candidato alla presidenza della Provincia di Avellino

La mancata convocazione alle urne da parte dei cittadini ha impoverito l’esercizio della rappresentanza stessa, consentendo agli amministratori di gestire il rinnovo delle cariche assecondando logiche avulse dalla concertazione politica, nè rispondente alla lealtà nei confronti dei cittadini. “Quando i cittadini non si esprimono, noi amministratori siamo vocati al piccolo imbroglio” argomenta D’Angelis anticipando affermazioni di grande coraggio. “In questi casi il voto è stravolto nella sua funzione e nella sua moralità perchè non ci sono partiti. Questa si è rivelata una brutta campagna elettorale, al di là del risultato: ho assistito a volgarità che non c’entravano nulla con la politica” denuncia.

Come per la precedente consiliatura, il nuovo consesso provinciale avrà la presidenza espressione di centro destra e il consiglio a maggioranza di centro sinistra, con l’interrogativo sugli esponenti di “Proposta civica per l’Irpinia”. “Chi ammazza qualcuno e poi cambia nome, non può cancellare l’omicidio, che è un fatto che resta” ironizza.

Michele Vignola, Sindaco di Solofra, candidato da Pd, Popolari e Psi alla presidenza della Provincia

La sconfitta di Michele Vignola alla presidenza è addebitabile soltanto al Partito Democratico. “Il centro sinistra ha avuto una predominanza schiacciante in consiglio, ma il presidente è espressione di tutt’altra fazione. Sono stati emblematici in questa partita i voti dei comuni di fascia D, che sono in maggioranza guidati dal Partito Democratico e che hanno rivelato altri risultati nelle votazioni alla presidenza” continua. “Biancardi dal canto suo, è stato eletto in una campagna elettorale franca, e ha approfittato delle debolezze interne al Partito e del meccanismo di voto. C’è stata una protesta degli amministratori in quota Pd, è ovvio”.

Nonostante la posizione assunta in queste ore dai popolari, che rivendicano i banchi della minoranza e ammettono la sconfitta politica, resta l’esperienza maturata nella precedente consiliatura di Domenico Gambacorta, che aveva introdotto il metodo della “solidarietà di governo”. “Nel mandato precedente abbiamo lavorato su una prospettiva comune e nell’ottica di fornire risposte al territorio. Le distinzioni politiche devono sempre esistere perchè consentono di ampliare le esperienze e l’arricchimento personale di ognuno. Chi ha vinto dovrà sancire la linea e la direzione” conclude.