Laboratori d’Analisi, addio tetti di spesa. Budget all’Asl sul fabbisogno

Previsto il passaggio dal 2019 un sistema di pagamento delle prestazioni in base alla residenza dell'assistito, invece che per struttura privata. Avviati controlli sulle strutture accreditate dopo l'avvio della fase di aggregazione dei centri più piccoli con quelli più grandi

Dal 2019 il tetto di spesa per le prestazioni diagnostiche e le analisi presso i laboratori non avrà effetto diretto sui cittadini. È la più significativa novità contenuta nella riorganizzazione del settore avviata dalla Regione Campania nel 2017, giunta ormai a compimento. «È in avanzata fase di definizione il passaggio dall’inizio del prossimo anno ad un sistema di budget da assegnare alle ASL per residenza dell’assistito, invece che per localizzazione della struttura privata», si legge in una nota diffusa dalla Regione Campania. «Si tratta, quindi, di passare ad una più efficace programmazione della domanda di assistenza sanitaria, in base alle caratteristiche epidemiologiche della popolazione e coinvolgendo direttamente anche i medici di base». Ciò consente tecnicamente di operare in continuità assistenziale a prescindere dal tetto, perché se «i budget assegnati alle strutture private non possono essere aumentati rispetto al livello del 2011 (- 2%), come imposto dalla normativa nazionale sulla Spending Review (Decreto Legge 95/2012)», si legge, «gli ambulatori delle aziende sanitarie pubbliche e degli ospedali pubblici ed equiparati possono assicurare l’assistenza specialistica ambulatoriale senza interruzioni».

La sede dell’Asl

Di qui il passaggio del budget direttamente all’Asl, che poi gestirà il flusso in base al reale fabbisogno. Questo cambiamento è stato reso possibile dal potenziamento della vigilanza che l’Asl di Avellino e delle altre province sta realizzando dalla ripresa dopo l’estate.

PIENI POTERI ALLE ASL SU CONTROLLI NEI LABORATORI. «Con le direttive impartite ai Direttori Generali delle ASL tra fine agosto e inizio settembre», si apprende ancora dalla nota regionale, si è «dato impulso ai controlli sulla regolarità delle prestazioni erogate dai centri privati, anche attraverso l’informatizzazione e la verifica delle attività in tempo reale». Questa attività di controllo «ha consentito di risparmiare già nel 2017 circa 4 milioni di euro nel settore della dialisi ambulatoriale».

Il Governatore Vincenzo De Luca, Commissario per il Piano di Rientro della Sanità in Campania e, a sinistra, il consigliere delegato Enrico Coscioni

COMPLETATO IL PROCESSO DI AGGREGAZIONE DEI LABORATORI. Il superamento degli effetti dei tetti di spesa sui cittadini e iil monitoraggio della spesa presso le realtà locali è frutto della programmazione di un riassetto del settore ormai prossimo. «Nel corso del 2017 e, soprattutto, nel 2018 dopo un lungo e travagliato percorso, anche in Campania è arrivato a compimento il processo di aggregazione dei laboratori di analisi, imposto dalla legge n. 296/2006 (Finanziaria dello Stato per il 2007)», si legge ancora.

«Il processo di aggregazione ha comportato la nascita di nuovi soggetti accreditati, denominati Aggregazione o ‘HUB’, nei quali si sono dovuti consorziare i Laboratori di Analisi che non raggiungevano una soglia minima di attività annua e che diventavano meri punti di prelievo, detti ‘SPOKE’. Potevano consorziarsi anche Laboratori di Analisi di maggiori dimensioni, nonché Laboratori siti in ASL diverse». In Campania «il processo di aggregazione si è sviluppato soprattutto tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018».

LE DISTORSIONI REGISTRATE NELLA PRIMA FASE. Non sono mancati problemi amministrativi in questa prima fase. «Nel corso del 2018 si è accertato che dal primo gennaio alcuni importanti laboratori di analisi ubicati nella ASL Napoli 1 Centro hanno iniziato a fatturare alla ASL di Salerno, sede della loro Aggregazione (HUB). Ne consegue che le analisi effettuate sui campioni organici prelevati a Napoli in questi Laboratori e, quindi, le prestazioni rese a cittadini per lo più napoletani, sono state fatturate nel 2018 alla ASL di Salerno, consumandone il budget a scapito dei cittadini di Salerno e provincia: un solo noto centro privato, pur svolgendo la propria attività nella città di Napoli con 4 sedi operative, ha fatturato alla ASL di Salerno nel periodo gennaio – luglio 2018 oltre 2,1 milioni euro».

IL NUOVO DECRETO PONE RIMEDIO A QUESTE CRITICITÀ. L’adozione del decreto del Commissario, interviene, tra l’altro, proprio a riequilibrare i budget assegnati alle diverse ASL, tenendo conto degli spostamenti di fatturato dei Laboratori di Analisi intervenuti soprattutto dall’inizio del 2018. Pertanto, non aumenta il tetto di spesa in favore dei cittadini di una provincia a danno di quelli di un’altra provincia, ma si limita a riequilibrare le risorse finanziarie attribuite alle diverse ASL, tenendo conto del maggior onere che devono sopportare per le prestazioni che prima venivano addebitate alla ASL in cui avvengono i prelievi di sangue, urine, ecc. ed in cui ritornano i referti per essere consegnati agli utenti. Anche per ovviare a queste criticità, nonché per migliorare l’appropriatezza dell’assistenza sanitaria e contrastare i comportamenti opportunistici.


DISCO VERDE DELLA CORTE SUI CONTI DELLA REGIONE IN MATERIA SANITARIA. 

Regione Campania, finanze in ordine Ora la sfida è sulla Sanità