«Lascio una Provincia con i conti in ordine, che ha cercato di essere un riferimento per il territorio». E’ il bilancio di fine mandato tracciato dal presidente dell’amministrazione di Palazzo Caracciolo, Domenico Gambacorta.

«Sono stati quattro anni difficili – ha proseguito -, durante i quali abbiamo dovuto sperimentare gli effetti della legge Delrio. La successiva legge di stabilità ha addirittura individuato nella Provincia un totem da abbattere, con l’obiettivo di ridurre la spesa della pubblica amministrazione. Ogni anno gli stanziamenti complessivi sono stati decurtati di un miliardo di euro. Tagli insostenibili per poter garantire i servizi».

Il presidente della Provincia uscente ha poi evidenziato l’orizzonte entro il quale si è espressa l’attività istituzionale: «Abbiamo cercato di mantenere la centralità del consiglio e dell’amministrazione, non solo occupandoci delle competenze specifiche dell’ente, ma più in generale dei problemi e delle vertenze della comunità».

Gambacorta ha ricordato che la provincia si è occupata, ad esempio, anche del Piano ospedaliero, convocando una seduta dell’assemblea, alla quale sono stati invitati anche i vertici delle strutture sanitarie, i consiglieri regionali, i sindaci ed i sindacati.

Fiori all’occhiello del mandato vengono considerati i poli formativi d’eccellenza finanziati, a cominciare da quello enologico di Avellino, integrato al corso di Laurea in Viticoltura ed enologia, istituito dalla Facoltà di Agraria dell’Università Federico II di Napoli. «Sarà un’opportunità importante – ha spiegato Gambacorta – per il capoluogo e per l’intera provincia, la presenza dell’intero ciclo di studi accademici, con la laurea specialistica, i dottorati di ricerca ed i laboratori aperti alle aziende, che potranno chiedere la certificazione di qualità. Siamo passati dai progetti preliminari all’aggiudicazione degli appalti per i lavori di ristrutturazione degli edifici che ospiteranno il polo».

Un’altra priorità affrontata è stata quella ambientale e della gestione dei rifiuti, sulla quale nel parlamentino si sono registrati punti di vista differenti ed anche tensioni: «Sul destino dello Stir c’è stato qualche contrasto quando la giunta regionale, guidata da Caldoro, ha deciso di impiegare lo stabilimento per il trattamento della frazione organica. Alla fine, non ce la siamo sentiti di sovraccaricare la struttura ed abbiamo ritirato l’autorizzazione ad IrpiniAmbiente. Ci siamo assunti grandi responsabilità».

L’ennesimo passaggio delicato si è verificato nell’agosto 2016 quando è stata firmata l’ordinanza per l’individuazione d’urgenza dell’area di trasferenza. «Siamo riusciti ad ottenerla – ha precisato Gambacorta – soltanto due anni più tardi».

Il presidente della provincia si è anche espresso in merito alla proposta del M5S e della Lega di stralciare il progetto della stazione Hirpinia dell’Alta Velocità: «Le analisi costi benefici andavano fatte prima della progettazione e delle gare. La richiesta dimostra una diffusa incompetenza governativa che danneggia i territori. Stiamo parlando del più grande investimento infrastrutturale mai effettuato in questa provincia: 900 milioni di euro già finanziati, che metterebbero in moto le imprese e garantirebbero lavoro. E’ una follia fare un passo indietro dopo 10 anni di progettazioni».