Comune di Avellino: Pd unito sulla mozione di sfiducia a Ciampi

La riunione dei Democratici e di Davvero ha confermato il via libera alla chiusura anticipata del mandato. Lunedì confronto con gli altri gruppi di opposizione. Preoccupazione per la posizione dei Popolari. Il sostegno a Vignola per le provinciali non è in discussione, ma restano le perplessità.

Pd unito sulla mozione di sfiducia a Ciampi. La riunione del gruppo democratico di Piazza del Popolo, guidato da Enza Ambrosone, ha confermato il via libera alla chiusura anticipata del mandato. Sulla stessa linea anche la compagine di Davvero di Gianluca Festa, che prima del vertice della delegazione, si è confrontata, insieme ai colleghi, con il candidato alla presidenza della Provincia, Michele Vignola, per superare le incomprensioni sorte nella fase finale della definizione della lista.

«Abbiamo effettuato una prima riflessione congiunta – ha spiegato Ambrosone – su un obiettivo già indicato con estrema chiarezza in aula consiliare, non nel chiuso di qualche stanza. Questa esperienza amministrativa, caratterizzata fin dall’inizio da fibrillazioni, è sostanzialmente già chiusa. Non ci sono le condizioni per andare avanti. Siamo quindi pronti a firmare la sfiducia».

Il documento dovrebbe essere formalizzato nel corso della prossima settimana, ma già per lunedì è previsto un primo faccia a faccia con gli altri gruppi che hanno votato contro le linee programmatiche di Ciampi, che nelle scorse settimane avevano firmato la mozione, fermandosi però a quota 9 consiglieri.

«Il testo di base – ha precisato la capogruppo del Pd – sarà quello già elaborato, che integreremo con le nostre argomentazioni. L’obiettivo è condividere un documento che tenga conto di tutte le sensibilità. Siamo un partito organizzato ed abbiamo la necessità di compiere i passaggi che occorrono, avendo ben chiara la meta e contemperando le diverse posizioni in campo».

Nei prossimi giorni, comunque, bisognerà comprendere se le tensioni latenti nell’articolato fronte che ha sostenuto la candidatura a sindaco di Nello Pizza, si trasformeranno in un  ostacolo al raggiungimento dell’obiettivo o se nell’arcipelago dell’opposizione alla fine dovessero prevalere tatticismi o istinti di autoconservazione.

Su questo punto il consigliere Festa è stato fermo: «Chi ha a cuore il bene della città non può nascondersi dietro ai soliti trucchi, ma deve assumersi la responsabilità nei confronti dell’opinione pubblica. I giochi delle tre carte non sono ammessi». Una stoccata indirizzata ai Popolari, che hanno rimesso in pista l’opzione delle dimissioni collettive, davanti ad un notaio. Strada che il Pd aveva escluso quasi subito, preferendo aprire un dibattito in aula per dare un maggiore peso politico all’operazione.

Secondo il capogruppo di Davvero da qui alla discussione della mozione ci sarà anche il tempo per approvare il Consuntivo ed i provvedimenti sulla programmazione dei fondi europei e sulla riorganizzazione dei sevizi sociali: «Diversamente da quel che si è detto, non abbiamo mai subordinato la sfiducia alla scadenza delle provinciali. Ci interessava, invece, adottare una serie di iniziative che consentissero alla prossima amministrazione di non dover cominciare da zero. La giunta non è stata in grado di avanzare alcuna proposta e di produrre un atto concreto. Ma saremo noi a spingere affinché si riunisca il consiglio e si diano ai cittadini almeno le risposte essenziali. E’ ormai un dato di fatto che il mandato non è mai iniziato».

Rispetto alla candidatura di Vignola per Palazzo Caracciolo e alla gestione delle trattative con gli alleati, se Ambrosone riconosce pienamente la validità della scelta, quale “punto più alto ed avanzato sul piano politico ed amministrativo per il Pd e per la coalizione di centrosinistra”, Festa non nasconde le perplessità sul metodo adottato: «Abbiamo sostenuto che il metodo utilizzato non ci ha convinto. E’ sembrato quasi che il nome sia stato indicato dai Popolari, rischiando di ripetere quanto già visto con Pizza. Abbiamo quindi lanciato un grido d’allarme, perché siamo preoccupati per l’esito finale della campagna elettorale. Abbiamo pochissimi alleati. Lo schema regionale non funziona più, ma noi faremo la nostra parte».