Giordano: la Provincia sia riferimento dei Comuni. E avverte Vignola

«IL CANDIDATO DEL PD DEVE DIMOSTRARE AUTONOMIA DA CORRENTI E ALLEATI». Intervista al consigliere di Guardia in corsa al Consiglio provinciale nella Lista Civica degli amministratori locali «per ora equidistante dai due candidati presidenti, ma...».

Giandonato Giordano già sindaco di Guardia Lombardi, dove è attualmente consigliere comunale, si riconosce nella cultura cattolico-democratica del popolarismo sturziano. Da sempre vicino alle posizioni di Gerardo Bianco, oggi è candidato alle elezioni provinciali nella “Lista degli Amministratori locali”. Si tratta dello schieramento frutto della convergenza di diverse tradizioni politiche, in campo per dare voce ai diversi territori nella competizione ristretta ai soli amministratori locali. A Nuova Irpinia Giandonato Giordano spiega le ragioni del suo impegno.

Giandonato Giordano, c’è chi ha criticato la composizione contraddittoria della cosiddetta ‘lista civica dei territori’. Lei cosa risponde?

«La lista è nata come ‘Lista Civica degli amministratori’ rappresentanti del territorio. Al suo interno ha sensibilità diverse, è vero, ma queste non rappresentano una contraddizione ma, al contrario, ne sono il punto di forza».

Al suo esordio era stata etichettata come una lista schierata al fianco del candidato presidente espresso dal Centrodestra, Domenico Biancardi. Lei che ne dice?

«La lista è equidistante sia dal PD che dalla Destra».

Lei viene da una storia chiara, espressione dell’area cattolico democratica che interpreta e incarna i valori del popolarismo. Questa equidistanza riflette anche la sua personale collocazione? 

«Guardi, il Partito Democratico è dilaniato da lotte interne che hanno già procurato sconfitte. Penso alla mancata elezione di Paolo Foti nella corsa per l’elezione a Presidente della Provincia nel 2014, la debacle alle elezioni politiche del 4 marzo, dove il PD ha imposto candidati non condivisi dal popolo democratico e, infine, alla recente batosta al Comune di Avellino, con la vittoria del pentastellato Vincenzo Ciampi al secondo turno».

Michele Vignola, sindaco di Solofra durante la firma dell’intesa di area vasta alla presenza del Vicepresidente della Giunta regionale, Domenico Bonavitacola

Vede queste divisioni anche in questa tornata elettorale, malgrado la ricomposizione intorno alla candidatura di Michele Vignola?

«C’è una lotta interna che si rispecchia per esempio a Sant’Angelo dei Lombardi, dove il PD ha due candidati, segnatamente di due correnti interne. Si tratta di persone entrambe autorevoli, ma che rappresentano plasticamente le divisioni che attraversano questo partito».

Allora guarda nella direzione di Domenico Biancardi?

«Certamente no. Se la lista civica è equidistante dal PD, lo è anche dalla destra da cui sono lontano per tradizione e per formazione politica, come è notorio».

Cosa pensa dei due candidati presidenti?

«Non conosco personalmente Biancardi, anche se mi risulta essere un amministratore capace ed equilibrato. Mi lega un’amicizia con Michele Vignola per la comune estrazione politica».

Quindi?

«Proprio l’amicizia che ho nei suoi confronti non mi impedisce di dire che Vignola è frutto di un accordo che non ci ha visto protagonisti e che, dunque, deve conquistarsi la fiducia con una proposta credibile sulla gestione dell’ente Provincia, mostrando di essere autonomo e non prigioniero delle correnti interne al Pd. Serve un’autonomia che deve esplicitare anche nei confronti di chi, pur avendolo scelto, vuole mettere il cappello sulla sua elezione e l’ipoteca sulla gestione della Provincia».

L’ente Provincia per il quale si votò quattro anni fa era destinato dal disegno di riforma costituzionale allo scioglimento. Ciò non è avvenuto e oggi è aperto il confronto sul suo futuro, anche se resta comunque un ente strumentale. 

Il Gonfalone della Amministrazione provinciale di Avellino

«La Provincia con la legge Delrio ha avuto una vistosa riduzione della sue competenze, non c’è dubbio. Si limita a gestire l’edilizia scolastica, la viabilità e qualche competenza in materia di ambiente. Inoltre ha avuto un declassamento di rango istituzionale con l’elezione di secondo livello della sua rappresentanza. Questo non può restare il suo ruolo, ma deve considerarsi necessariamente un punto di partenza, anzi di ripartenza».

Verso quale approdo?

«Superare la legge Delrio è fondamentale per ridare slanciò alla Provincia, trasformandola in un ente di coordinamento della politiche di sviluppo del territorio, con lo sguardo rivolto verso province limitrofe. Nel nostro caso in particolare dobbiamo guardare al Sannio per costruire un’intesa delle aree interne come bilanciamento alla città metropolitana, che rappresenta il 60 per cento della Regione Campania».