L’ESITO DELLA DIREZIONE PROVINCIALE

La Direzione provinciale del Pd punta su Farina, ma il sindaco è pronto a fare un passo indietro. L’organismo dirigente di Via Tagliamento ha confermato la linea della segreteria provinciale, anche se la disponibilità del primo cittadino di Teora a rinunciare all’investitura ricevuta, potrebbe agevolare una soluzione unitaria.

Giuseppe Di Guglielmo ha infatti ricevuto mandato di verificare ipotesi alternative praticabili, considerate super partes, per evitare spaccature con la componente che fa riferimento all’ex sottosegretario De Caro, che ha proposto il nome del sindaco Beniamino Palmieri, dichiarando di essere disposto ad andare fino in fondo, per la propria strada.

«Ritengo che i principi politici – ha affermato Farina –, in cui diciamo di credere, vadano innanzitutto praticati e non soltanto enunciati. Per questa ragione, pur essendo orgoglioso e contento dell’indicazione della Direzione, sono disposto a compiere un sacrificio personale, se può essere utile al partito e al raggiungimento del risultato».

La presidente del consiglio regionale, Rosetta D’Amelio, ha espresso grande apprezzamento per la decisione del sindaco: «Sono molto colpita dalle sue parole. Se ci sono ancora uomini così, c’è ancora una speranza per il nostro partito. La politica deve tornare ad essere innanzitutto servizio. La disaffezione degli elettori dipende dai nostri atteggiamenti».

Positivo anche il giudizio sul lavoro del segretario provinciale: «Da quando è stato eletto, con grande semplicità e sempre con animo disponibile, ha affrontato e gestito situazioni delicate e complesse, a cominciare dalle elezioni comunali di Avellino, mettendosi sempre a disposizione del partito. Anche in questa occasione ha compiuto uno sforzo per raggiungere la massima condivisione delle scelte».

Non è mancato poi un segnale a chi, invece, avrebbe tentato di far saltare le trattative e in più circostanze si sarebbe messo di traverso: «Quando è stato necessario, anche a me è capitato di dover fare un passo indietro. I partiti sono luoghi collettivi e plurali. La politica non è un fatto personale. Non può quindi passare la logica che se non vengono accolte le nostre richieste, siamo pronti a rompere. E’ inaccettabile, ad esempio, dire: o mi candidate come capolista o niente, pur di essere eletto deputato».

E sul caso del Comune di Avellino:”Si voterà sicuramente a maggio, perché il Pd firmerà la sfiducia a Ciampi”

Anche la presidente dell’assemblea provinciale, Roberta Santaniello, ha sposato l’ipotesi della candidatura di Farina e condiviso la volontà di verificare soluzioni unitarie, non senza qualche critica nei confronti della segreteria: «Si può anche esprimere un dissenso, ma poi viene il momento della responsabilità. Non ho apprezzato l’interferenza di Roma nelle questioni del territorio, ma è da qui che sono partite le sollecitazioni a scavalcare gli organismi legittimamente eletti».

Sulla stessa linea anche Franco Iovino: «L’autoreferenzialità è sempre il male del Pd. La disponibilità di Farina ci consente di recuperare gli errori commessi. Diversamente saremo destinati a perdere».

Il consigliere comunale di Avellino, nonché consigliere provinciale, Gianluca Festa, ha chiarito la sua posizione: «Le elezioni provinciali possono essere un punto di svolta per il Pd. In questa fase abbiamo recuperato una centralità, per nulla scontata, nella coalizione. L’esito delle consultazioni interne è inequivocabile, ma siamo pronti a guardare in avanti, purché dall’altra parte vi sia coerenza».

Il consigliere comunale di Atripalda, Salvatore Antonacci, ha lanciato un messaggio a Palmieri: «Con lui ho condiviso molte cose in questi anni e proprio per questo gli dico che quella che sta percorrendo non è la strada giusta. Prima che parlare di nomi, bisognerebbe dire cosa intendiamo fare. Sono stanco di sentire le solite litanie ogni volta che c’è una scadenza elettorale o congressuale. Va bene, dunque, tentare mediazioni per salvaguardare l’unità, ma che non siano mediazioni al ribasso».

Alla fine del dibattito la Direzione ha approvato all’unanimità la candidatura di Farina, dando allo stesso tempo mandato al segretario di verificare in extremis soluzioni alternative in grado di ricucire gli strappi con i decariani.

 

LA GIORNATA ERA INIZIATA ALL’INSEGNA DELLA PREOCCUPAZIONE. Il Pd aveva fin dalla mattinata avviato iniziative per giungere alla soluzione unitaria, soprattutto dopo che i Popolari avevano fatto sapere di essere pronti a correre da soli se i Democratici non avessero compattato le proprie componenti su un nome in grado di rappresentare tutti. Le divisioni interne ai Democratici, confermate anche dalle tensioni emerse durante la riunione che si è tenuta lunedì pomeriggio al Nazareno, alla presenza del segretario Giuseppe Di Guglielmo, del deputato sannita Umberto Del Basso De Caro e della presidente del consiglio regionale, Rosetta D’Amelio, preoccupavano non poco gli alleati del centrosinistra.

«Se dovesse essere confermata la rottura tra la componente decariana e la maggioranza di Via Tagliamento, sulla candidatura alla presidenza di Palazzo Caracciolo, la coalizione di centrosinistra sarebbe destinata ad andare immediatamente in frantumi», spiegavano questa mattina diversi osservatori.

Il coordinatore provinciale dell’Area Popolare, Giuseppe Del Giudice

I Popolari, guidati da Giuseppe Del Giudice, all’ultimo interpartitico avevano espresso con chiarezza le loro intenzioni: in caso di più candidatura targate Pd, ogni altra opzione sarebbe stata presa in considerazione.

Una linea confermata per tutta la giornata dai demitiani, alla luce di quanto stava succedendo in casa del partito di maggioranza relativa della coalizione.

A dimostrare che i Popolari stavano facendo sul serio la raccolta di firme avviata tra gli amministratori locali della compagine centrista, non solo per la presentazione della lista, ma anche per la candidatura di vertice.

Pure le altre formazioni del centrosinistra, in particolare il Psi e Più Europa di Pasquale Giuditta, si erano dette pronte a fare un passo indietro in caso di rotture, restando però fuori dalla partita.

Poi la notizia che nel Pd si stava lavorando per una via d’uscita utile a comporre le fratture, allineando tutte le componenti interne.

L’operazione viene monitorata attentamente da Roma, che spinge per l’individuazione di un nome terzo, rispetto al sindaco di Teora, Stefano Farina, indicato dalla segreteria provinciale, e al primo cittadino di Montemarano, Beniamino Palmieri, proposto dai decariani. Il rischio è che vi sia un irrigidimento delle parti in causa ed un nulla di fatto.

Bisognerà vedere però come decideranno di muoversi anche le altre aree politiche democratiche. Finora, il sindaco di Solofra, Michele Vignola, è rimasto alla finestra, anche se ha seguìto tutti gli sviluppi delle trattative. Alla fine potrebbe essere lui l’opzione alternativa, attorno alla quale trovare l’accordo.

Non è escluso però che la segreteria decida di andare fino in fondo sull’opzione Farina, arrivando alla conta in Direzione provinciale, cercando di isolare i decariani, non senza il preventivo assenso di sindaci non strettamente inquadrati negli schemi correntizi e con il via libera di almeno una delle componenti dell’opposizione interna, avviando un ragionamento più complessivo sul futuro.

La situazione, dunque, è molto fluida ed imprevedibile.