Ariano, conferenza dei servizi per il depuratore di Camporeale
Le tappe della vicenda

Il depuratore di Camporeale e lo storico della vicenda legata agli scarichi di rifiuti liquidi. Giovedi la Conferenza dei Servizi per il rinnovo autorizzazione.

Ariano Irpino – Il depuratore di Camporeale ad Ariano attende il rinnovo dell’autorizzazione. A questo scopo è stata convocata la conferenza dei servizi. Quella di questo impianto è comunque una vicenda che viene da lontano.

Il rinnovo dell’autorizzazione per il depuratore di Camporeale sarà discusso nell’ambito della conferenza dei servizi convocata dalla Regione Campania, che ha convocato gli attori principali per arrivare all’autorizzazione del trattamento rifiuti liquidi non pericolosi presso l’impianto della zona PIP di Ariano Irpino. Per giovedi 11 la conferenza dei Servizi prevede la partecipazione: del Comune di Ariano Irpino, dell’Amministrazione Provinciale/Servizio Ecologia, dell’A.R.P.A.C./Dipartimento Provinciale di Avellino, dell’ASL AV, dell’ATO 1/Calore Irpino, dell’ATO Rifiuti di Avellino, della Sovrintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio – sede di Avellino. Lo scopo è quello di acquisire i pareri di tutti gli Enti coinvolti, per rilasciare l’autorizzazione all’utilizzo dell’impianto di depurazione per il conferimento di rifiuti liquidi tramite autobotti.

LE TAPPE DELLA VICENDA. Lo storico legato al sito rende testimonianza di una situazione che a più riprese ha rappresentato una vera e propria grana. Nel lontano 2009 c’è stata una frizione tra i Socialisti di Ariano, l’amministrazione comunale e l’Ibi, società che gestiva la discarica di Pustarza. La fonte risale ad autorevoli organi di stampa locale. Circa dieci anni fa dunque, è partita accusa da parte dei Socialisti di Ariano per “sversamento di percolato in vasche a cielo aperto”. La faccenda poi finì nelle mani della Magistratura.

Il capitolo legato al depuratore dell’area PIP di Ariano Irpino si è arricchito poi di altri paragrafi. Nel 2011, la Regione ha “individuato l’ente comunale quale autorità competente al rilascio di autorizzazioni allo scarico di acque reflue al di fuori di quelle con recapito finale in pubblica fognatura”. Nel frattempo è subentrato il “sequestro preventivo”. Successivamente l’amministrazione comunale si è avvalsa di uno studio di un consulente tecnico esterno esperto in materia. L’intenzione è stata quella di capire bene ogni aspetto e poter rinnovare l’autorizzazione allo scarico. Al 2015, l’impianto ha subito una manutenzione straordinaria.

Successivamente alla relazione tecnica, trasmessa all’Autorità di Bacino, il Comune ha “autorizzato a scaricare nel Canale Morto le acque reflue depurate provenienti dal depuratore comunale di Camporeale”. Autorizzazione valida per quattro anni. “Un anno prima è richiesto il rinnovo”. Così da decreto dirigenziale del 3 febbraio 2015. E quindi siamo al 2018.

La normativa di riferimento in materia trova i primi dettami nella “Legge Merli” del 1979 con la quale si avverte per la prima volta l’esigenza di apprestare un’adeguata tutela alla risorsa idrica. La legge Merli indicava in maniera dettagliata le sostanze inquinanti, ponendo dei limiti al loro scarico nelle acque e alla loro concentrazione. Si ravvisò però difficoltà interpretativa in merito alla definizione di “scarico”.

Nel 1994 con la Legge Galli si è avuta l’introduzione degli ATO. Si tratta della “gestione unitaria ed integrata del ciclo idrico, inteso come l’insieme dei servizi di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e depurazione delle acque reflue”. In materia di acque reflue infine, sono considerate “rifiuti liquidi” solo nel caso in cui siano trasportate, mediante un vettore, dal produttore all’impianto.