Elezioni provinciali: alleanze e larghe intese cercasi. E’ pressing sul Pd

I partiti sono al lavoro per definire strategie e accordi politici per Palazzo Caracciolo. Ma c'è ancora molta incertezza, anche perchè i Democratici non hanno sciolto il nodo, a causa delle divisioni interne.

L'ingresso alla amministrazione provinciale

Alleanze e larghe intese cercasi. Con l’avvicinarsi della scadenza per la presentazione delle liste per le elezioni provinciali, le diplomazie di partito stanno lavorando a pieno regime per chiudere accordi politici e raccogliere le ultime disponibilità di candidati, pronti a correre per un seggio a Palazzo Caracciolo.

Nonostante il dinamismo di queste ore, il quadro appare però ancora incerto. Il Pd non ha sciolto il nodo, benché si sia confrontato con i Popolari e con altri pezzi del centrosinistra. Il pressing su via Tagliamento, quindi, è diventato insistente.

I segnali arrivano dall’area demitiana, ma anche da Forza Italia e dalle altre sensibilità del centrodestra. Il segretario provinciale dei Democratici, Giuseppe Di Guglielmo, però ha bisogno di recuperare tempo, per evitare ulteriori rotture sui nomi. La sintesi tra le diverse correnti interne, infatti, non è stata ancora trovata. E’ cominciata perciò una silenziosa guerra dei nervi, che potrebbe preludere ad uno strappo. I potenziali candidati alla presidenza, in attesa di un’investitura, sono quattro: Ernesto Urciuoli, Beniamino Palmieri, Stefano Farina e Michele Vignola.

Ma l’indecisione del Pd spinge i Popolari a fare un passo in avanti, chiedendo, attraverso una nota ufficiale, una tregua che possa “ridare centralità alla interlocuzione tra forze politiche”, per creare “immediatamente le condizioni per l’individuazione di una figura di presidente ampia e condivisa”, sancire “un accordo tra le forze democratiche più ampio possibile” e “individuare una intesa programmatica chiara”.

Le difficoltà dei Democratici vengono percepite ancora più come un’occasione da cogliere da parte del centrodestra, che prova a gettare ponti in direzione degli avversari politici, in nome di un’intesa istituzionale per il rilancio del ruolo della Provincia, contando anche sul timore che i venti dell’antipolitica generano sulle formazioni tradizionali, non escludendo nemmeno la celata ipotesi di un blitz, da mettere a segno approfittando delle divisioni.

Così il sindaco di Avella, Domenico Biancardi, si propone come sponda per la mediazione tra le parti e l’ex presidente del consiglio regionale, Pietro Foglia, si dichiara disponibile ad un confronto con il centrosinistra, purché il candidato di vertice non sia un demitiano.

Alla già folta schiera di contendenti delle larghe intese, si aggiunge anche Campania Popolare, per intenderci gli ex Ncd poi Alternativa Popolare e Civica Lorenzin, guidati dall’ex sottosegretario Gioacchino Alfano, che annuncia una ricognizione tra gli amministratori di riferimento, per dare vita ad un progetto, sul quale aprire il dialogo con gli altri partiti.

I Cinque Stelle apparentemente stanno a guardare quanto succede sul proscenio, ma in realtà non sono ancora fuori dai giochi e non avendo l’esigenza di presentare una lista, disponendo anche di un numero limitato di amministratori locali, possono persino permettersi il lusso di decidere il da farsi a squadre (altrui) già definite e ufficializzate, cercando di incidere con il proprio voto sugli equilibri politici.

Non a caso, il senatore Ugo Grassi ha dichiarato a Nuova Irpinia (leggi l’intervista) che “ogni valutazione è prematura” e, quindi, tutte le opzioni sono ancora in campo.

Il Pd, per tornare all’inizio del ragionamento, è di fronte ad una duplice possibilità: giocarsi la partita da protagonista, definendo una strategia chiara, qualunque essa sia, o rischiare di fare l’ennesimo autogol.

In ogni caso, tutto questo lavorìo politico, comprese le attese tattiche, interessa poco o nulla ai cittadini, purtroppo esclusi dai processi decisionali a causa della norma, la Delrio, che ha ridotto le Province al rango di ente di secondo livello (sostanzialmente una cosa per addetti ai lavori, ma con soldi pubblici), anche perché non ha alcuna ricaduta concreta (nel senso di positiva) sulla comunità locale, a meno che non si metta in moto un processo di ricezione delle istanze del territorio, con il futuro “governo” provinciale.