C’è la fibra ottica, ma non e agganciata alle fabbriche. Petrosino: l’ex Cratere è un caso

Nell'area industriale di Nusco soltanto due aziende hanno agganciato la fibra ottica, lasciando le altre alla navigazione digitale in Hdsl. La leader della Condor Nunzia Petrosino sottolinea la scarsa appetibilità dell'area e la necessità di pianificare interventi risolutivi

La dotazione infrastrutturale della fibra ottica in Irpinia è quasi completata. Imprenditori,esercizi commerciali, istituti scolastici e cittadini attendono di implementare la navigazione veloce in grado di consentire all’entroterra campano di uscire dall’isolamento geografico e infrastrutturale e comunicare e commerciare con ogni angolo del globo. Si lavora a ritmo serrato nei comuni, dove la ‘cabina’ è stata installata dagli operatori delle telecomunicazioni, mentre nelle aree industriali altirpine continuano a registrarsi non poche difficoltà.

A Nusco per esempio, la fibra è arrivata da due anni, ma l’aggancio è stato reso possibile soltanto per due aziende, che avrebbero saturato lo spazio, lasciando gli altri imprenditori scoperti del servizio. Così si verifica che una parte dell’area beneficia dell’infrastrutturazione e un’altra continua a combattere con l’Hdsl. La possibilità dell’aggancio digitale è stato sollecitato più  volte dagli imprenditori del sito, che si sono fatti carico a proprie spese di verificare l’adeguamento al sistema, ma senza risultati.

Nell’area industriale di Nusco

“Attualmente paghiamo di più per un servizio inefficiente, mentre con la fibra sarebbe tutto più funzionale e adatto alle nostre esigenze” spiega Nunzia Petrosino, referente della Condor e Presidente dell’OBR Campania da quest’anno, dopo essere stata la referente dei Giovani Industriali della Campania. “A Conza della Campania l’infrastruttura c’è e la linea funziona alla perfezione, ma Nusco è in ritardo di 15 anni. Noi imprenditori siamo abituati a cavarcela da soli e a non guardare alle possibilità offerte dai finanziamenti pubblici, soprattutto a causa dei tempi, completamente differenti nel pubblico”.

La linea discontinua garantita dal sistema dell’Hdsl comporta che se 5 tenti si collegano in remoto, il sistema generale viene rallentato. “Siamo qui dal 2008 e sarebbe necessario un miglioramento generale” continua. Se la dotazione infrastrutturale fosse efficiente, l’area industriale stessa ne gioverebbe e diverrebbe appetibile. “Le aree interne soffrono l’isolamento geografico e si carico della penalizzazione derivante dai costi della logistica: se ci fossero accorgimenti e servizi minimi come l’infrastrutturazione digitale, avremmo almeno la possibilità di superare e abbattere le distanze”.

L’imprenditrice Nunzia Petrosino

Grandi industrie come la Condor sono legate a doppio filo col territorio, per investimenti realizzati, formazione del personale e know how acquisito con l’esperienza. Ma non basta a trattenere gli imprenditori, nè a catturarne altri. “Conviene investire qui per il costo delle strutture, che è competitivo rispetto a tante altre zone, ma se non ci sono servizi la spesa aumenta, e a parità di condizioni andrei ad investire altrove”.

Altro nodo irrisolto, è il funzionamento del centro servizi dell’area industriale nuscana, più volte oggetto di programmazione e da parte di più enti e associazioni che hanno manifestato interesse. Alla luce delle recenti richieste avanzate dagli imprenditori circa la necessità di dotare il sito delle telecamere di videosorveglianza, o vagliare altro deterrente in grado di ostacolare l’ingresso nelle aziende e compiere razzie, l’apertura del centro servizi potrebbe sintetizzare una serie di obiettivi.

“Il problema sul funzionamento del centro servizi riguarda chi ci metti dentro e come lo fai funzionare: sarebbe utile se ci fosse un programma di ascolto degli imprenditori impegnati nella zona che pagano i contributi, per poi trasformarlo in azioni concrete da mettere in campo. Ma al di là di questo tipo di investimento, basterebbero semplici accorgimenti: non vorremmo fioriere lungo le strade, ma la dotazione di una videosorveglianza e il taglio della vegetazione per garantire la visibilità stradale” sottolinea Petrosino.

Il tema è stato portato all’attenzione dell’Asi, che stando a quanto confermato dall’imprenditrice, ha sempre manifestato grande disponibilità al dialogo e aperta alle richieste. Oltre alle lacune evidenziate sull’infrastrutturazione digitale e la guardiania garantita all’ingresso del sito, gli imprenditori lamentano l’aumento del costo della depurazione, “che è un onere eccessivo rispetto ai servizi di cui beneficiamo. C’è stato un accordo sulla decurtazione della quota fissa che versiamo, ma è stata aumentata la quota variabile” ha spiegato. “Abbiamo investito qui alla fine degli ani ’90, ma senza agevolazioni. Ora ci rendiamo conto che chi investe deve scontare oneri gravosi che non rappresentano una nota competitiva rispetto ad altre aree: è fondamentale creare presupposti migliorativi”.

La capacità attrattiva che sta dimostrando la Valle Ufita, intanto, a detta di Nunzia Petrosino non è addebitabile soltanto alla classificazione della Zona Economica Speciale, e i vantaggi fiscali che garantisce, quanto alla prossimità degli assi viari autostradali. “La valle Ufita offre un collegamento stradale diretto con la direttrice Napoli- Bari, e il completamento della Lioni- Grottaminarda per noi è fondamentale. L’Alta Irpinia è isolata, e nonostante io sia ampiamente soddisfatta, non posso non notare che il collegamento stradale è determinante nella scelta di un imprenditore” conclude.