Ricorso elettorale respinto dal Tar “senza appello”, Ciampi e M5s: aspettiamo le motivazioni

Il Tribunale amministrativo di Salerno ha dichiarato inammissibili le contestazioni mosse dai candidati grillini contro il conteggio dei voti effettuato dall'Ufficio elettorale centrale alle scorse comunali. Il Sindaco difende la sua scelta e attende di valutare gli atti per gli eventuali passi successivi

Il Tar di Salerno ha respinto il ricorso presentato dal Movimento 5 Stelle, a firma del sindaco di Avellino, Vincenzo Ciampi, del suo vice Ferdinando Picariello, degli assessori Rita Sciscio, Donatella Buglione, Gianluca Forgione, dei consiglieri Arnaldo Fabio D’Alessandro e Lorenzo Ridente e di altri candidati della lista grillina per le comunali, con il quale si contestava l’attribuzione delle preferenze e la ripartizione dei seggi del consiglio, chiedendo l’annullamento delle operazioni effettuate dall’Ufficio elettorale centrale.

Gli esponenti del M5S sostanzialmente sollecitavano il riconteggio di oltre 700 schede elettorali che a loro dire sarebbero state erroneamente attribuite ai candidati delle liste collegate a Nello Pizza ed in parte non assegnate agli stessi Cinque Stelle. Il ricorso è stato tuttavia respinto senza appello, essendo la materia del contendere non ricevibile dal Tribunale Amministrativo Regionale.

«ASPETTIAMO LE MOTIVAZIONI». La reazione del Sindaco Vincenzo Ciampi è stata affidata ad una nota. «Le sentenze si rispettano, il lavoro della Magistratura non si discute», si legge nel comuncato. «Se un percorso è stato deciso, chi ha deciso in modo legittimo di fare ricorso per verificare se l’esito del risultato elettorale non fosse viziato, in maniera altrettanto legittima deciderà se andare avanti o meno». Ciampi difende la scelta di aver provato la strada di un ricorso rispetto all’esito elettorale stabilito dallo scrutinio e dai controlli seguiti. «Come si può negare il diritto soggettivo di ottenere giustizia? Fare ricorso, legittimamente ribadisco, a tutti i gradi di giudizio è un diritto di ognuno, un diritto sacrosanto. Valuteremo se andare avanti soltanto dopo aver letto le motivazioni», ma «è alquanto difficile giustificare altre polemiche». Nel riservarsi la possibilità di proseguire eventualmente con altri gradi di giudizio, attacca chi in queste ore ha espresso giudizi severi sul suo operato. «Non capisco, francamente, chi lo fa senza leggere i motivi della decisione di inammissibilità del ricorso. Concordo con l’avvocato Francesco Corbo e con il suo stupore nei confronti di chi pronuncia questa frase – ‘respinto senza appello’ – e lascio agli altri, dunque, la libertà di ‘inerpicarsi in imbarazzanti analisi giuridiche’. Mi viene un dubbio, però: se gli altri consiglieri sono così contenti che le schede non vanno più riconteggiate, hanno forse qualcosa da nascondere? Parlano solo di ricorsi e cavilli pur di attaccarsi alla poltrona».

IL RICORSO. In base alla tesi dei ricorrenti, smentita dal Tribunale amministrativo, presunti errori occorsi durante lo scrutinio in diverse sezioni cittadine, non avrebbero fatto scattare al ballottaggio il premio di maggioranza in favore della lista guidata da Ciampi, essendo stati già assegnati – al primo turno – agli avversari, più della metà dei seggi disponibili (18 su 32), in forza del superamento della soglia del 50% delle preferenze complessive.

L’anatra zoppa, insomma, sarebbe stata soltanto la conseguenza di un errore di conteggio.

La prima sezione del Tar però ha dichiarato inammissibile la richiesta, contro la quale si erano costituiti in giudizio il Ministero degli Interni, l’Ufficio territoriale del Governo di Avellino, l’Ufficio Centrale Elettorale per le elezioni e i consiglieri comunali Nello Pizza, Nadia Arace, Luca Cipriano, Gianluca Festa, Leonardo Festa, Marietta Giordano, Ettore Iacovacci, Ugo Maggio, Giuseppe Negrone e Livio Petitto.

Il conteggio e l’esito ufficiale delle elezioni, dunque, sono stati confermati. Si chiude così una vicenda che aveva già creato non poche polemiche tra l’opposizione ed il sindaco. A questo punto, Ciampi non può che prendere definitivamente atto di non avere una maggioranza che lo sostenga.