Elezioni provinciali, Biancardi: “Senza una larga intesa istituzionale non mi candido”

Il sindaco di Avella è pronto a raccogliere le sollecitazioni del centrodestra per la candidatura a Palazzo Caracciolo, a condizione che si punti ad una coalizione di larghe intese.

Se dovesse andare in porto, la candidatura alla presidenza della Provincia del sindaco di Avella, Domenico Biancardi, potrebbe scompigliare i giochi anche sugli altri fronti politici, puntando su una ridefinizione delle alleanze.

Sindaco, il centrodestra sembra pronto a scommettere sul suo nome. E’ cosi?

«Ho precisato sin dall’inizio che la mia disponibilità è subordinata ad un’ampia condivisione da parte delle forze politiche. E’ necessario voltare pagina ed aprire una fase nuova, puntando sulla discontinuità rispetto al passato, nel segno di una collaborazione istituzionale, per il rilancio del nostro territorio. Mentre il Pd appare diviso sul da farsi, ritengo che possano crearsi le condizioni per una collaborazione che travalichi i consueti steccati politici».

Sta lavorando, insomma, ad una coalizione di larga intesa?

«In questi giorni sto ricevendo molte telefonate di sostegno, ma spero che arrivino anche disponibilità da settori importanti del centrosinistra. La politica e gli enti locali stanno vivendo pure in Irpinia una condizione di forte tensione e rottura. Emblematico è il caso del Comune di Avellino. C’è il rischio della paralisi istituzionale, proprio mentre la nostra comunità ha un particolare bisogno di una programmazione complessiva degli interventi».

Pensa sia possibile costruire una convergenza politica?

«Il mio auspicio è che si possa costruire un accordo sulle cose da fare. La campagna elettorale non dovrà essere un’ulteriore occasione di divisione. Non intendo contribuire ad appesantire un clima già difficile. D’altra parte, a Palazzo Caracciolo si è registrato un avvio di collaborazione con la presidenza di Mimmo Gambacorta, che ha svolto un buon lavoro, e la vicepresidenza del Pd».

In che modo un’alleanza tra fronti politici diversi potrebbe contribuire alla distensione a Piazza del Popolo?

«Se centrodestra e centrosinistra riescono ad individuare obiettivi strategici condivisi, è possibile svolgere una mediazione anche al Comune di Avellino. Oggi non ci sono margini di dialogo, ma potrebbero aprirsi varchi in tal senso, per tentare di dare risposte ai problemi dei cittadini. Potremmo gettare le basi per un nuovo laboratorio politico, proponendo la Provincia come luogo di confronto e di sintesi delle scelte istituzionali dell’intero comprensorio».

Non sarà facile rilanciare la Provincia, con le limitate competenze di cui dispone.

«L’ente può e deve svolgere un’azione di rappresentanza del territorio che vada al di là delle stesse competenze formali. Le questioni della viabilità e dell’edilizia scolastica sono sicuramente significative per la qualità della vita delle nostre comunità, ma possiamo svolgere un ruolo di collegamento tra i Comuni e la Regione in tutti gli ambiti in cui sul territorio si registrino fragilità e esigenze di intervento, oltre che nella promozione turistica dell’Irpinia».

Anche sul tema dello sviluppo e del lavoro occorre un coordinamento degli interventi. La Provincia può ancora proporsi, insieme al Comune capoluogo, come riferimento?

«Direi proprio di sì. Purché vi sia uno sforzo congiunto da parte di tutte le amministrazioni locali per raggiungere i risultati, definendo una visione strategica comune. Proprio per questo serve una figura capace di porsi al di sopra degli interessi specifici e di mediazione rispetto alle posizioni politiche di parte».