Nicola Zingaretti, ospite di Barbara Palombelli nella trasmissione di Rete 4, 'Stasera Italia'

Il Governatore del Lazio Nicola Zingaretti mostra i muscoli, ostenta sicurezza, non ha timore del confronto diretto con i due leader dell’alleanza gialloverde al governo del Paese. Definendosi l’«anti Salvini» non si rivolge alla base di quello che era il Centrosinistra, ma parla direttamente ai delusi del percorso avviato dalla Lega e dai Cinque Stelle. In sostanza, ruba il modo di stare in scena all’ex premier Matteo Renzi, rivendicando il merito di essere stato l’unico tra i Democratici a vincere una elezione quest’anno, riconquistando il complesso governo del Lazio.

Parla con semplicità, consapevole che nel Paese non è rimasta alcuna forza in grado di contrapporsi ad una macchina mediatica di governo che in questi mesi ha saputo essere ad un tempo in piazza e nel Palazzo.

Ospite di Barbara Palombelli nella trasmissione di approfondimento politico “Stasera Italia”, ha offerto un’immagine rassicurante per tutti. Si è offerto come un leader europeista che punta a dialogare dall’interno con l’Unione e tenere fede ai patti, determinando in sinergia con l’area del Mediterraneo le politiche comunitarie.

Soprattutto, si è offerto come il leader di un campo che punta a contrapporsi all’attuale establishment gialloverde: “Dobbiamo essere l’alternativa a questo Governo che non ce la fa, che non risolve i problemi ma li cavalca, come fa Salvini”, ha spiegato. Nessun avvicinamento ai 5 Stelle che, ricorda, “ho sconfitto due volte”. E ha spiegato: “Basta con questa retorica, che spesso viene fatta da chi ha perso”, perché “la nostra missione è proprio quella di dimostrare che nel nostro Paese si può vivere meglio, offrendo un’alternativa credibile. Noi nel Lazio abbiamo vinto anche nelle periferie”.

Sì, perché il tema sociale campeggia in ogni suo intervento pubblico, così come è stato al centro della sua piattaforma elettorale nella campagna del Lazio.

Qualcosa la dice anche ai suoi, pronunciando la sua versione della rottamazione che proiettò Renzi da piazza della Signoria a Firenze a Palazzo Chigi.

“Io credo che sia giunto il momento di cambiare: c’è chi dice che va sciolto tutto, chi dice che abbiamo comunicato male: per me dobbiamo cambiare, avere l’umiltà di dire che bisogna ricostruire un’alternativa nel Pd”.

Zingaretti non guarda al congresso come il punto di partenza del suo cammino verso la fondazione di un nuovo schieramento riformista, ma lo vede la tappa finale di un percorso che inizierà il 13 e 14 ottobre nella sua ‘Piazza grande’.

Il Presidente della Giunta Regionale del Lazio, Nicola Zingaretti, esibisce il manifesto della convention di metà ottobre, ‘Piazza Grande’

Si appresta ad un viaggio che lo porterà ad entrare nelle città e nelle aree rurali del Paese, per ritrovare il contatto con la gente, con gli attivisti, le istituzioni locali.

Un percorso simile a quello in passato scelto da Romano Prodi nel 1996, quando per unire Popolari ed ex comunisti fu necessario costruire un luogo comune dove aprire alla società civile, dove “aprire porte e finestre” della politica alla gente comune di buona volontà, per dirla con Aldo Moro. Sempre più lontano e irraggiungibile, il suo compito sembra essere l’inversione totale della tendenza.

Far (ri)entrare quella cittadinanza responsabile e riformista espressione dei valori e dei princìpi costituzionali, portatori di quella cultura politica che allora fu quella de L’Ulivo. Subito la piazza romana, l’Ex Dogana nella Capitale, “poi tappe in tutta Italia”.

Nicola Zingaretti accende speranze in Irpinia, dove i Democratici oggi ‘separati in casa’ potrebbero essere costretti a ritrovarsi sotto le insegne del possibile nuovo segretario. Cresce il suo consenso tra la folta pattuglia che fino a sei mesi fa era schierata con l’ex sindaco di Firenze, accusato di aver favorito la liquidazione del partito, prima con il commissariamento della segreteria, poi con la scelta di candidare deputati uscenti provenienti da altre forze, quindi avallando nell’organizzazione un congresso contestato prima della sua celebrazione, poi disertato da gran parte degli iscritti.

Le prossime settimane diranno se il suo tentativo sarà destinato ad avere successo in un Paese dove nell’ultimo anno e mezzo le forze europeiste e costituzionali sono arretrate come mai nella lunga storia repubblicana.