Polo del legno, fuga in avanti degli imprenditori. Iavarone:
“Ignorati dal progetto pilota”

Luigi Iavarone è espressione della parte imprenditoriale impegnato del polo del legno, che spiega il percorso 'alternativo' portato avanti dal tavolo dei sindaci del progetto pilota

Se la definizione di una Associazione Temporanea di Scopo che metta insieme pubblico e privati per candidare il maxi progetto dell’azienda forestale è una prerogativa necessaria stabilita dal bando regionale, è altrettanto vero che fino ad oggi, ‘i privati’ impegnati nel settore del legno sono rimasti alla finestra. Tutto potrebbe cambiare a partire da oggi, con il via libera dei sindaci a prendere contatti all’esterno, con privati e associazioni. Ma resta il fatto che da Iavarone ad Holzbau- che operano del distretto di Calitri e sono stati i primi stakeholders indicati nella cabina di ascolto allestita dall’ex Ministro Barca nel 2015- ad oggi portano avanti autonomamente la costruzione del “polo del legno” su scala interregionale.

Uno splendido paesaggio boschivo dell’Alta Irpinia in uno scatto dell’architetto Angelo Verderosa

“Non siamo stati interpellati” spiega Luigi Iavarone, leader dell’omonima azienda impegnato nella produzione nell’area distrettuale calitrana. “Siamo stati partecipi delle riunioni e degli incontri con Barca, dove è nata l’idea di una valorizzazione delle risorsa foresta, in ottica di una integrazione con il turismo, l’education, riduzione di Co2. Attese recepite nel 2015, ma poi finite nel dimenticatoio”. L’imprenditoria dunque, decide di abbandonare il percorso burocratico e il corridoio solcato dalla Strategia Nazionale per le Aree Interne e sceglie di portare avanti il progetto supportato dalla Regione Campania e dal Consigliere regionale Alfieri. “Noi perseguiamo i nostri obiettivi industriali e per ora sperimentiamo il lamellare di castagno: abbiamo già divulgato in diversi incontri, e portiamo avanti la nostra idea avvalendoci del supporto di un gruppo di lavoro con agronomi, ingegneri e forestali, per valorizzare le superfici forestali”.

Gli imprenditori sono in una fase della strategia “lontana” dalle diatribe. “Siamo disponibili ad incontri, ma non saremo mai ospiti. Il nostro raggio d’azione è regionale al momento, ma lo sguardo è rivolto a tutto l’Appennino in quanto io come altri operiamo in Alta Irpinia. Se il tavolo entra in una logica industriale di ragionamento bene, altrimenti non intendiamo infilarci in un altro metro cubo di carta”.

Il terreno del partenariato che dovrebbe collegare i comuni con gli imprenditori lega entrambi a doppio filo: la superficie boschiva e le foreste oggetto di intervento risultano in gran parte demaniali. “I Comuni e la progettazione in campo deve dimostrare di essere in grado di muovere capitali, ma in linea di massima siamo contrai fondi pubblici. Il ragionamento di chi fa impresa parte dalla valutazione dell’idea progettuale da mettere in campo, e non da un pacchetto di fondi pubblici da spendere”.

Secondo uno studio di Coldiretti, l’utilizzo delle foreste è in grado di produrre 30mila posti di lavoro reali. Dal bosco è possibile ‘produrre’ turismo, formazione, percorsi educativi per bambini, asili, e una ricca gamma di risorse finora inesplorate. “Il nostro interesse è concentrato su tutta la dorsale appenninica, dal Molise a Reggio Calabria, incluso il basso Lazio” continua. “Certo ci vuole una pubblica amministrazione che ci accompagni in questo processo in quanto la superficie boschiva è per il 50 per cento di proprietà demaniale. Se si candida un progetto deve avere un conto economico sostenibile. Confindustria Avellino è noi, anche se il polo del legno è un settore borderline che abbraccia l’agroindustria, l’artigianato, e altri settori, tali da rendere necessaria una proposta integrata e complessiva” conclude.