Per la definizione delle alleanze nella corsa alla presidenza della Provincia si apre una settimana importante. In particolare nel campo di quello che un tempo era il Centrosinistra, il Partito Democratico muove i primi passi e lo fa nella direzione dei Popolari. Nei giorni scorsi l’area politica che fa capo a Ciriaco De Mita aveva dichiarato con lo stesso sindaco di Nusco la propria disponibilità ad individuare una candidatura comune. De Mita l’aveva prospettata come una ‘piccola intesa’, in una fase di sgretolamento dei partiti tradizionali, ridimensionati il 4 marzo dall’esito del voto politico nazionale. Nell’imminenza del contatto esplorativo previsto questa mattina in via Tagliamento tra i due riferimenti provinciali Giuseppe Di Guglielmo e Giuseppe Del Giudice, all’interno delle forze politiche ci si interroga sulle prospettive di una alleanza. La tenuta di eventuali accordi non è scontata alla luce di quanto è già accaduto nel 2014. Anche allora fu registrata una convergenza politica sul candidato unico, allora individuato nella persona del sindaco di Avellino Paolo Foti, con un esito disastroso. Trattandosi di una elezione indiretta, affidata cioè agli amministratori locali (e non ai cittadini), il voto trasversale dei franchi tiratori consentì al primo cittadino di Ariano, il forzista Domenico Gambacorta, di prevalere a dispetto dei numeri, sulla carta nettamente a favore di Foti. “Questo rischio non può essere escluso”, spiega Vito Farese, consigliere comunale a Conza della Campania dopo esserne stato sindaco. Espressione del Partito Democratico, Farese conosce la responsabilità di guidare il gruppo nel Parlamentino di Palazzo Caracciolo ed è in questa fase attento alle evoluzioni del quadro politico, condizionato dalle traversie interne proprio al suo partito.

Vito Farese

Farese, in queste ore soprattutto a livello nazionale nel suo partito si assiste ad un dibattito disordinato sulle prospettive del congresso. Sei mesi dopo il voto del 4 marzo il Pd non ha ancora scelto una strada.

«Non è facile ripartire perché si è perso il contatto con la gente. Al di là delle responsabilità del gruppo dirigente su molte questioni, il distacco è causato da una campagna di disinformazione che ha travolto l’opinione pubblica e i cittadini».

Poche ore fa a Telese il Governatore Vincenzo De Luca ha sottolineato luci e ombre dell’operato di questi anni, ma ha anche accusato i vertici di non essere stati capaci di spiegare…

«C’è chi ha raccontato un’Italia che non c’è mai stata per arrivare a Palazzo Chigi. Si sono demonizzate scelte importanti del Pd, penso alla Zona Economica Speciale, per poi rivendicarne il merito appena andati al governo. La campagna elettorale permanente di questi maestri della propaganda è una strategia studiata a tavolino».

«C’è chi per arrivare a Palazzo Chigi ha raccontato agli italiani un’Italia che non esiste Oggi però fa propri quei risultati neutralizzando le opposizioni…»

Una strategia che continua anche ora?

«Per chi era opposizione e oggi governa è necessario continuare a sostenere che l’Italia si divide tra buoni e cattivi, per evitare di ritrovarsi con l’indice degli italiani puntato sulla faccia, visti i risultanti deludenti della loro azione di governo…».

Come ci riescono?

«Utilizzando la gente comune, la rabbia di persone che usano internet e il web come uno sfogatoio. Questa indignazione viene coltivata e alimentata con comunicazioni destinate a diventare virali sulla rete, mirate ad attizzare l’odio. Mi viene in mente un post addirittura difficile da credere sia mai esistito».

Cioé?

«Penso a quel sindaco di un paese sardo intervenuto su un social network a nome della sua terra, prima che si scoprisse che non solo le cose da lui dette, ma lo stesso nome del paese e, quindi, la sua carica di sindaco, era tutto falso. Questo non accade per caso…».

«La mistificazione della realtà si serve della disperazione della gente, che usa internet come il suo sfogatoio. Tutto questo non accade per caso»

Rispetto al quadro da Lei descritto che possibilità può avere ancora un partito organizzato come il suo?

«Per prima cosa non dobbiamo inseguire gli altri su strade che non ci appartengono. Dobbiamo imparare ad usare i nuovi canali della comunicazione, partendo da un presupposto fondamentale: non abbiamo perso a marzo solo perché qualcuno ha venduto fumo, ma soprattutto perché a cento metri di distanza da noi vive gente che non arriva alla fine del mese, famiglie disperate che non hanno superato la crisi decennale che ha cambiato faccia all’Europa».

Quindi, cosa consiglia al suo partito?

«Le discussioni sterili sulle date dei congressi, piuttosto che sulle formule politichesi di come organizzare il partito vanno messe da parte. Occorre scendere per strada, parlare con la gente e comprendere i problemi reali. Dobbiamo cambiare la nostra agenda».

L’ex premier Paolo Gentiloni Silveri, leader del Pd stringe la mano a Nello Pizza, candidato sindaco di Avellino sconfitto nel ballottaggio del 24 giugno dal pentastellato Vincenzo Ciampi

Critica l’agenda portata avanti da Renzi e Gentiloni?

«Parlare dei diritti civili è importante, fondamentale in un Paese moderno che deve evolvere con la sua società. Ma tutto non può ridursi solo a questo, quando i diritti basilari sono messi in discussione dalla ingiustizia sociale, dalla mancanza di lavoro per i giovani, dall’espulsione dal ciclo produttivo di generazioni ancora lontane dalla pensione, ma impossibilitate a rimettersi in gioco subito per il contesto sfavorevole».

«Il congresso va fatto subito, coinvolgendo tutti nella massima libertà di partecipazione. Non si finisce in tribunale quando l’assise è frutto del confronto aperto nel rispetto delle regole»

Gli impegni che sta indicando come prioritari ripropongono il problema della leadership, che in politica non è una persona, ma un progetto, convergenze, l’identità di una visione. O no?

«Il congresso va fatto subito, ma deve essere veritiero, legale e non contestabile. Non basta mobilitare i gazebo, la maggioranza degli iscritti deve sentirsi rappresentata da un segretario in grado in questo modo di superare il condizionamento delle correnti».

Questo vale anche ad Avellino? L’ultimo congresso provinciale è finito davanti ai giudici…

«Quando nel ragionamento si coinvolgono tutte le componenti del partito, le segreterie non finiscono in tribunale. Né si può immaginare l’estromissione di quella parte del partito che ha garantito con la propria responsabilità le sorti del Pd nei suoi dieci anni di storia. Dobbiamo discutere tutti insieme delle soluzioni, abbandonando le polemiche».

Ciriaco De Mita

All’ordine del giorno in queste ore c’è la questione delle alleanze per le elezioni provinciali. Ciriaco De Mita ha fatto la sua mossa, offrendo di dialogare al Pd e chiudendo la porta a Forza Italia. Che ne pensa?

«C’è una coerenza nella scelta di De Mita, considerando la collaborazione ormai consolidata alla Regione Campania e la scelta di correre insieme al Comune di Avellino».

L’annunciato incontro del Segretario Di Guglielmo con l’omologo dei Popolari Del Giudice è sufficiente a propiziare un’intesa? Vista la frattura interna al Suo partito…?

«Intanto, ritengo giusto che il Segretario contatti tutti i rappresentanti delle forze disponibili all’interno del perimetro ricadente nel Centrosinistra. Nel merito, non credo si possa risolvere tutto in un incontro con tante belle intenzioni».

«Gli amministratori locali vanno convocati, consultati e messi nelle condizioni di decidere strategie, candidature e alleanze. Sono loro a votare il 31 ottobre. Il rischio sono i franchi tiratori come quattro anni fa»

E allora? Cosa propone?

«Oltre la discussione tra i segretari deve esserci un coinvolgimento degli amministratori locali, sono loro che il 31 ottobre si recheranno nel seggio di Palazzo Caracciolo per votare. Non si può prescindere da una assemblea di sindaci e consiglieri comunali».

L’assemblea degli amministratori dovrebbe dare il suo avallo alla alleanza con uno o più soggetti? E basta?

«In quella sede non si deve avallare, ma decidere insieme la strategia, la candidatura, l’impegno comune a garantire il mantenimento degli accordi politici assunti».

Ritiene che il gruppo dirigente del Pd sarà disponibile?

«Con il Segretario siamo della stessa zona, lui di Calitri e io di Conza, ci intendiamo. Mi aspetto dalla intelligenza di tutti la consapevolezza che senza unire prima il Pd non si potranno assumere impegni all’esterno con nessuno. Quello che è accaduto ad Avellino è ancora troppo vicino a noi, per non comprendere quale abisso potrebbe spalancarsi sotto i nostri piedi».

L’allora premier Matteo Renzi al teatro Carlo Gesualdo saluta in platea il sindaco di Avellino Paolo Foti

L’ente Provincia quattro anni fa era destinato alla soppressione entro i due anni successivi. Non è stato così. Però allora il suo partito candidò Foti per avere un ente protagonista sui fondi europei come cabina di regia. E oggi cosa proporrebbe? 

«L’ente oggi non è in discussione. Lo sono molto di più le Regioni, per i limiti che hanno nella capacità di dialogare direttamente con i cittadini. Quindi, va candidato un progetto preciso, basato sulle reali funzioni e quelle possibili».

«La Provincia oggi non è più in discussione. Il Parlamentino può collegare tutte le istituzioni locali dando un governo per i processi decisionali strategici»

Solo su quelle lasciate dalle norme?

«Sulle strade e l’edilizia scolastica la Provincia ha molto da fare e deve impegnarsi per trovare le risorse e le sinergie necessarie per mettere in sicurezza chi si sposta e i ragazzi che studiano. C’è la partita fondamentale dei trasporti, ma non solo. Sul piano politico-istituzionale ha tanto da dare in termini di pianificazione strategica. Non deve deliberare la spesa, deve favorire il dialogo tra gli enti locali nella direzione di progetti coordinati per migliorare le prospettive economiche e occupazionali del territorio».

«Al Comune di Avellino non c’è chiarezza. Lasciare un sindaco senza maggioranza a costruire consenso per la sua parte politica agli occhi della gente è inspiegabile»

Gianluca Festa, capogruppo di Davvero. Già Vicesindaco nella Giunta Galasso, è stato consigliere d’amministrazione nell’Alto Calore Servizi e assessore alla Provincia

Ha parlato della necessità di dialogo, di confronto e di responsabilità. Da Democratico, Lei condivide la scelta del suo partito e dei consiglieri comunali di Avellino, compatti nel lasciare un sindaco senza maggioranza, espressione di una forza diametralmente opposta peraltro, al suo posto?

«Non lo condivido affatto. Serve chiarezza, in primo luogo, ma anche consapevolezza. Trascinare per mesi una situazione di ingovernabilità comporta un prezzo che di solito pagano i cittadini. E poi perché? Per eleggere qualche consigliere provinciale?».

Non è convinto delle motivazioni rese?

«Questa scelta non convince i cittadini, l’opinione pubblica. Nonostante l’incompetenza dimostrata dalla amministrazione attuale, le capacità di comunicazione dei Cinque Stelle rovesceranno sulle spalle di chi oggi si è posto in attesa la responsabilità di ciò che non si farà. La colpa ricade sempre su chi ha i numeri. E ancora adesso in aula ce li ha il Pd».