Dopo dieci anni di battaglie nelle file dell’opposizione, Lorenzo Melillo conquista il palazzo di città con l’obiettivo di cambiare il corso della storia e restituire a Caposele il ruolo di protagonista nello scacchiere della partita idrica interregionale. A cento giorni di governo della PrimaVera caposelese, il sindaco annuncia un nuovo corso nel dialogo con l’Acquedotto Pugliese e conferma l’inserimento nella ‘contrattazione’ fra Regione Puglia e Regione Campania sugli Accordi di Programma. “Caposele merita un posto al tavolo dell’Ente Idrico Campano, ma anche nel Consiglio d’Amministrazione dell’Acquedotto Pugliese”. Nell’intervista a tutto campo rilasciata a Nuova Irpinia, Melillo illustra la strategia messa in campo dal Comune e gli obiettivi a lungo termine lanciati dalla sua squadra di governo.

Sindaco lei è stato fra gli oppositori in consiglio comunale della linea politica adottata dal Comune nella partita sulla gestione delle acque per ben dieci anni. Dalla convenzione per il diritto d’uso della quota in dotazione dei caposelesi fino alla Pavoncelli bis, e le altre opere accessorie. Oggi cosa cambia con l’insediamento del suo esecutivo?

“La galleria di valico è stata completata, e rispetto a dieci anni fa ci troviamo di fronte ad un’opera esistente e che dovrà essere messa in funzione. E’ questa la sfida che attende la compagine della Primavera: sedersi e capire in che modo sarà gestita. Intanto vorrei smantellare una concezione che si è radicata impropriamente: l’opera è stata realizzata con fondi dello Stato e non è di proprietà dell’Acquedotto, così come la centrale idroelettrica non sarà di proprietà della società”.

Con il completamento della galleria di valico e della centrale idroelettrica si potrebbe aprire per Caposele una opportunità di riaprire la partita e correggere il tiro su alcuni aspetti della convenzione stipulata nel 2012.

“Ci stiamo muovendo su tutti i fronti, e il comune ha già candidato dei progetti al Cipe e alla Struttura Commissariale di Governo dell’ingegnere Sabatelli- di opere accessorie per la realizzazione della galleria, e ristoro ambientale per il paese, perchè negli ultimi sei anni il centro abitato è stato coinvolto a pieno titolo nel cantiere della Pavoncelli: i camion- un centinaio al giorno- per raggiungere Vallone delle Brecce hanno percorso le strade principali del comune, che collegano Materdomini con le sorgenti e Piazza Sanità. Quella strada è diventata di fatto, una strada di servizio per la ditta appaltatrice dei lavori”.

Quindi avete richiesto un intervento sulla viabilità?

“Vorremmo mettere in sicurezza il tracciato: non è pensabile che per consentire la realizzazione dei lavori i cittadini devono farsi carico del dissesto delle strade comunali. Il Commissario Sabatelli è stato molto disponibile con noi, e sa bene che quell’arteria stradale per noi è strategica per le ambizioni di respiro turistico. Nel plafond delle risorse del Cipe deve essere compreso il ripristino dei luoghi e di quello che è servito a realizzare l’opera; ora attendiamo che queste economie vengano liberate e rese spendibili in favore della comunità”.

Il completamento della centrale idroelettrica invece riapre i termini stabiliti dalla convenzione del 2012 stipulata dal governo Farina e la società di Bari, in cui a Caposele spettava l’efficientamento energetico degli edifici pubblici.

“La centrale partirà quando entrerà in funzione la Pavoncelli bis, ma si aprirà senza dubbio un confronto con Bari, perchè l’opera è pubblica, insiste su un terreno demaniale e sarà alimentata da acque pubbliche”.

Caposele avanzerà una sua proposta?

“Sono convinto che Caposele meriti- come comune depositario della sorgente da cui si trasferisce l’acqua- di entrare nel Consiglio D’Amministrazione della società di Bari. Abbiamo consentito per oltre 100 anni alla Puglia di godere di un diritto, e ora vorremmo avanzare la richiesta di entrare all’interno del consiglio dell’ente gestore del trasferimento”.

L’entrata in funzione della Pavoncelli bis è condizionata alla stipula dell’accordo di programma fra Regione Puglia e Regione Campania. Caposele intende farsi spazio anche in questa trattativa?

“Noi ci dobbiamo essere nell’Accordo di programma, e abbiamo intenzione di presentare istanza anche all’Ente Idrico Campano, per chiedere le motivazioni che escludono dal tavolo un comune depositario di sorgenti: se la provincia di Avellino è il bacino idrico principale a livello regionale con le sorgenti della Sanità e della Pollentina, l’Ente campano non può escludere i sindaci pro tempore”.

Il quantitativo di acqua che l’Irpinia trasferisce alla Puglia serve a compensare il flusso che Napoli e Caserta assorbono dal Lazio. Si tratta di un dare-avere penalizzante per l’Irpinia.

“Caposele trasferisce più di 4mila l/s e Cassano circa 2mila l/s di acqua potabile: è più della metà su scala regionale. L’Irpinia deve avere una considerazione diversa di se stessa e ritengo che su questa tematica non ci sia stato il giusto coinvolgimento e il giusto interesse in passato”.

Il rischio del fallimento e quindi della chiusura definitiva dell’Alto Calore Servizi espone la provincia di Avellino ad una certa vulnerabilità. Gestori come Acquedotto Pugliese e Gesesa- Acea sono alla finestra in attesa di superare i confini ed espugnare la cassaforte idrica.

“Credo che la società di Bari sia interessata all’Alto Calore, come lo sono anche altre società. La situazione irpina è drammatica ma se continua a passare il tempo e la società non si ricapitalizza, il suo valore di mercato sarà sempre più ridotto e Spa come quella di Bari potrebbero acquisirla con il minimo sforzo, assorbendo kwow how e risorsa idrica senza assumersi l’onere del debito”.

L’avanzata dell’Acquedotto Pugliese in Irpinia però, è una crociata iniziata da tempo. Gestisce le reti dei comuni cosiddetti orientali, ha stipulato accordi privati con il Comune di Caposele e Cassano, e vanta la proprietà del potabilizzatore di Conza della Campania. Parliamo di enclavi pugliesi in Regione Campania. 

“Deve essere la Regione Campania infatti a rendersi conto di avere trascurato per anni e anni la parte più estrema del suo territorio, che oggi è una zona strategica fondamentale. Per questo ci aspettiamo che la Regione, insieme alla Provincia di Avellino e a tutte le Autonomie Locali facciano quadrato intorno alla questione per ottenere un riequilibro di rapporti e forze”.

Si vocifera che lei e la sua giunta abbiate incontrato l’amministratore delegato dell’Aqp a Caposele. Lo conferma?

“C’è stato un incontro con De Sanctis a Caposele, con cui abbiamo chiacchierato a lungo, incontrando grande disponibilità”.

E’ stata affrontata la questione della rivisitazione della tariffa idrica? Caposele paga la stessa tariffa prevista per Santa Maria di Leuca. 

“La questione della tariffa per noi è di fondamentale importanza e stiamo lavorando per ottenere dei risultati. La convenzione ha stabilito che la società gode del trasferimento del diritto d’uso della quota in dotazione del comune, e in più a noi spetta anche la gestione delle reti, che prima del 2012 era in capo all’Aqp, con un ulteriore aggravio di oneri per il Comune. In somma, a noi tocca anche pagare l’acqua”.

Continui.

“Il Comune oggi paga l’acqua: il consumo registrato nel territorio viene quantificato dall’Acquedotto e la somma viene decurtata dal corrispettivo previsto dal ristoro”.

Dalla stipula della convenzione ad oggi sono trascorsi cinque anni. Qual è stata l’evoluzione su questo fronte?

“La convenzione aveva previsto uno sconto di applicazione dell’80% per il primo anno, il 70% per il secondo anno, il 60% per il terzo, il 40% per il quarto e il 20 % per il quinto. Dal quinto anno in poi paghiamo per intero tutta l’acqua che consumiamo”.

Caposele registra un consumo elevatissimo.

“Parliamo di 80 litri circa”.

Il corrispettivo del ristoro ambientale che la società versa alle casse comunali di Caposele basta a pagare ‘la bolletta’?

“No, non basta. Il corrispettivo versato per il trasferimento del diritto d’uso ammonta a circa 1milione e 350mila euro, e non basta a coprire il consumo interno. Si potrebbe immaginare di riacquistare l’utilizzo di una parte dell’acqua per usi pubblici e privati. Ad oggi insomma, una piccola porzione della grande quantità di acqua ceduta, ci costa più del ristoro ottenuto”.

Quali sono le valutazioni politiche della Primavera su questo punto?

“Purtroppo in passato avevamo ragione su tutta la linea: oggi stiamo cercando di recuperare terreno rispetto a scelte che ormai hanno determinato un percorso. Sarei stato più contento di sbagliarmi, ma oggi abbiamo intenzione di farci ascoltare dalla Provincia e coinvolgere tutti i comuni, in un clima di grande collaborazione e condivisione delle scelte”.