Morano: “Lega protagonista del centrodestra anche in Irpinia”

Il consigliere comunale di Avellino aderisce al partito di Salvini, che si avvia ad una riorganizzazione complessiva puntando alla guida della coalizione.

«Anche in provincia di Avellino, per il centrodestra si apre una nuova stagione, che vedrà protagonista la Lega di Salvini». E’ quanto sostiene Sabino Morano, presidente di “Primavera Irpinia” e consigliere comunale di Avellino, che si appresta ad aderire al Carroccio.

Morano, come nasce questa decisione?

«L’intenzione di Steve Bannon (il consigliere strategico di Donald Trump, poi scaricato dal presidente degli Stati Uniti n.d.r.) di creare un’aggregazione conservatrice in Europa, denominata “The Movement”, che coinvolga anche la Lega, mi ha indotto a rompere gli indugi. Sono anni che seguo il suo impegno pubblico, riscontrandovi molte sintonie con le mie posizioni politiche e culturali».

Un nuovo fautore della critica radicale all’economia finanziaria, che a destra viene considerato l’anti-Soros. C’è però anche chi lo guarda con sospetto, a causa di alcune sue posizioni, non prive di contraddizioni, soprattutto per i sovranisti: un ex uomo della banca d’affari Goldman Sachs, vicino all’entourage della Casa Bianca. Che ne pensa?

«Bannon più che sovranista è un sostenitore del capitalismo nazionale  di matrice liberale, contrapposto a quello mondialista. Gli schemi americani sono comunque più semplificati rispetto a quelli del Vecchio continente».

Dica pure…

«Oggi soltanto lo Stato può difendere le realtà economiche nazionali. Altrimenti, verrebbero fagocitate dalla Finanza. Bisogna prendere atto che i destini dei lavoratori e delle aziende private sono accomunati. La contrapposizione novecentesca tra forza lavoro e capitale produttivo è superata dagli eventi. C’è un unico avversario: la speculazione finanziaria».

La Lega di Salvini, quindi, è pronta a cambiare pelle, per interpretare le nuove tendenze. E’ così?  

«In questi ultimi anni si è rivelata capace di trasformare gli schemi del centrodestra italiano. Da partito di sindacalismo regionale è diventato un partito sovranista nazionale. Più vicino a Tatarella, che non a Bossi».

Davvero non crede che sia stata mossa da ragioni di opportunità elettorali?

«No, ha seguìto un’evoluzione che si è manifestata, con modalità differenti, in tutta Europa. Una destra di nuova matrice sta prendendo forma. Al di là dei percorsi compiuti, c’è una convergenza sui temi fondamentali».

Pensa che anche in Irpinia si aprirà una nuova stagione per la Lega ed il centrodestra?

«Certamente. Non siamo fuori dalle dinamiche generali. Un partito di rilievo nazionale, in continua crescita, non può che darsi un’organizzazione adeguata e guidare i processi».

Questo significa che si andrà ad una mutazione degli equilibri nella coalizione?

«A cambiare, sul piano nazionale o su quello locale, sono soltanto le leadership. Dal centrodestra a trazione berlusconiana siamo passati ad un’alleanza a trazione salviniana. Ma il blocco sociale di riferimento resta lo stesso».

In provincia di Avellino il centrodestra ha incontrato difficoltà a dialogare con i pezzi di società che intende rappresentare.

«Nel capoluogo sì, in provincia è andata diversamente. Anche qui c’è un tessuto civile conservatore. Non è un caso che la Lega abbia conquistato la percentuale più alta della Campania. In passato a distruggere il rapporto sono stati i gruppi dirigenti dei partiti».

Si va, dunque, verso un ricambio?

«Ormai non è più un problema. L’ascesa della Lega porterà ad un avvicendamento naturale. D’altra parte, finora abbiamo avuto dirigenti in prestito, che con il centrodestra non c’entravano nulla. Si sono trovati soltanto per caso su queste posizioni».

Adesso è il tempo dei quarantenni?  

«Prima o poi arriva. Il punto è capire se è il momento giusto».

La condivisione delle linee programmatiche del sindaco Ciampi, porterà ad una riproposizione dello schema nazionale al Comune? Un governo cittadino con il Movimento 5 Stelle?

«No, per nulla. Ad Avellino c’è una dimensione contingente. Si sono determinate le condizioni per aprire un confronto sul programma, come avevamo auspicato al ballottaggio. Un’operazione condivisa anche da Forza Italia».

Si avvicina, intanto, la scadenza delle elezioni provinciali. Alla luce di quanto detto, l’opzione delle larghe intese diventa meno praticabile?

«Già in passato abbiamo dovuto constatare che il Pd , al di là degli annunci, non è interessato. E’ da ingenui, quindi, credere ad un tale scenario».

Ma se dipendesse da lei, lavorerebbe per costruirlo?

«Non ha alcun senso, per come è strutturata l’amministrazione provinciale, parlare di larghe intese».