Rocca: «Raccontiamo
ogni giorno la Napoli ignorata»

INTERVISTA ALL'AVELLINESE DIRETTORE DI CRONACHE DI CASERTA E NAPOLI
Per quindici anni cronista del quotidiano irpino Ottopagine, da un mese ha assunto la direzione responsabile
di un giornale che ha scelto di testimoniare la condizione difficile delle periferie metropolitane
tra le "stese", la povertà diffusa e l'emergenza occupazionale

«Se ti capita di aver paura di scendere di casa, temendo il rischio di un colpo di pistola vagante, al punto da rinunciare al latte o a fare una commissione, allora sai che cosa significa vivere in alcuni quartieri di Napoli». Sono parole del giornalista Gianluca Rocca, avellinese di adozione cresciuto in Irpinia, anche se originario di Roma. È stato una delle firme storiche del Quotidiano dell’Irpinia Ottopagine, che ha cessato le pubblicazioni nell’aprile 2015. «Sono diventato giornalista per raccontare storie come questa, un’Italia lontanissima dalla nostra percezione, eppure così vicina, tangibile, per tanti addirittura fastidiosa».

Dall’agosto scorso Rocca è il Direttore Responsabile dei Quotidiani ‘Cronache di Caserta’ e ‘Cronache di Napoli’, editi dalla cooperativa giornalistica Libra Editrice, redazione alle porte di Caserta, nell’area commerciale e industriale di Marcianise. Detiene la responsabilità dei due giornali, dopo aver fatto parte della redazione casertana già dal 2016. Collabora con Ugo Clemente, Direttore Editoriale della testata.

Ugo Clemente, giornalista. È Direttore Editoriale dei Quotidiani Cronache di Caserta e Cronache di Napoli

Nel ’94 per lui i primi passi nel settimanale di cultura e società ‘Cronache Meridionali’ di Avellino, un richiamo fatale al suo attuale impegno, poi l’arrivo ad Ottopagine nel 1998, dove è diventato professionista. Una parentesi con la Redazione avellinese de Il Mattino di Napoli, la collaborazione con il Settimanale dell’Irpinia Il Corsivo, prima del trasferimento professionale alle porte della Reggia, dove dirige una squadra di quindici giornalisti giovani, con tante collaborazioni attive nelle due province.

Da un anno Gianluca Rocca ha iniziato ad occuparsi di politica, dopo aver scritto di cronaca nera e giudiziaria per molti anni. Ma affronta il tema con lo stesso laico distacco del cronista inviato.

Rocca, dalla tranquilla (tutto sommato) provincia avellinese alle cosiddette ‘stese’ il balzo è notevole anche per un cronista.

«Ho sempre sentito il desiderio di raccontare la condizione umana, i problemi sociali dei ceti popolari, di chi non ha mai una vita facile. E nella nostra provincia la sofferenza non manca. Certo, l’area metropolitana oggi più di ieri è diventata pericolosa, al limite, borderline, ma in ultima analisi si tratta di fatti, circostanze da approfondire, di persone».

Il suo giornale mira, infatti, soprattutto a raccontare la situazione sociale dell’area metropolitana. A chi si rivolgono in particolare i suoi Quotidiani?  

«Facciamo il giornale per la gente che la mattina esce di casa e va a scuola, negli uffici, nei campi, vive del proprio lavoro. Il nostro obiettivo è puntato sull’ambiente che vivono ogni ora della giornata in un ambiente spesso ostile, insidioso. Siamo una realtà indipendente, senza padrini come si dice in questo periodo, quindi dobbiamo rispondere solo ai nostri lettori».

Cosa testimoniate?

«Nei quartieri le infiltrazioni criminali, come le definiamo nelle zone interne, sono qualcosa di più profondo e penetrante, fanno parte in alcuni casi del tessuto vivo della società. I nostri cronisti si confrontano con un contesto complesso. Ma i nostri giornali vengono stampati e venduti per far venire alla luce questa realtà».

Come la definirebbe?

«La Napoli che si intravede oltre l’inchiostro delle nostre colonne stampate è scomoda, ma esiste, per tanti è un fenomeno allarmante dal quale vorrebbero fuggire, ma non possono. Non è solo cronaca, è uno spaccato di un Paese che continua a chiedere sicurezza. I napoletani vorrebbero sentirsi italiani anche quando sbagliano strada o cala la notte in certi rioni».

Gianluca Rocca fotografato durante una delle sue interviste

Questo discorso vale anche per Caserta?

«Oggi è meno esposta, anche se sotto la cenere non è tutto spento…».

Cioè?

«Si spara di meno, ma la camorra non è scomparsa. E a questo proposito, sono lieto di poter ringraziare per il suo lavoro un collega finito sotto scorta per una intimidazione».

Un giornalista della sua redazione?

«Sì, sono orgoglioso dei colleghi come Giuseppe Tallino, finito nel mirino e intimidito a causa dei pezzi che scriveva per Cronache. Attraverso un altro sito gli è stato inviato un messaggio, che ha poi attirato l’attenzione anche delle forze dell’ordine e della Dda…».

Viviamo un periodo difficile per i giornalisti che accettano i rischi della frontiera, anche quando i confini in realtà passano per le nostre città. Avete subìto altre intimidazioni?

«Sì, hanno minacciato l’autore di un pezzo e chiamato in causa il Direttore».

Il titolo dedicato dal Quotidiano Cronache di Caserta all’intimidazione subìto dal propria cronista

Come reagisce il suo giornale?

«Segnalazione all’Ordine dei Giornalisti, denuncia alle autorità competenti, ma poi si continua a lavorare».

Definirebbe la sua una redazione in trincea?

«No, daremmo l’idea di essere compiaciuti. In realtà parliamo di un impegno professionale a volte rischioso, ma che ci avvicina alla gente».

Se dovesse scegliere una parola per descrivere lo stato d’animo delle comunità che vivono nei quartieri più esposti alla criminalità, alle ‘stese’, quali userebbe?

«Per molti è la paura, per altri l’ansia. Non c’è solo la criminalità, l’aria spesso è irrespirabile, arsa dai roghi che bruciano la spazzatura ammassata lungo le strade, oppure nei pressi di impianti di trattamento sabotati».

La gente con cui il giornale entra in contatto si ribella? O assiste inerme?

«Il coraggio non manca da queste parti, spesso trovano la forza di alzare la voce riunendosi in comitati. Sull’ambiente ce ne sono tanti, l’allarme sociale in questo settore resta sempre alto».

Lei ha assunto anche competenze nella politica, come diceva. Che rapporto hanno i suoi lettori con le istituzioni?

«Sfiducia, non necessariamente ostilità».

E Cronache che cosa fa?

«Accendiamo la luce, il nostro compito è approfondire professionalmente i fatti, offrire spazi di verità, leggere o tentare di farlo, quello che c’è dietro».

Un avellinese nato a Roma si trova bene a Caserta?

«All’inizio i soliti problemi di ambientamento che valgono per tutti, poi ho trovato quello che cercavo, raccontare il territorio. E sono grato di poter trasmettere la mia esperienza ai giovani che si avvicinano alla professione giornalistica adesso».

Camillo Caruso, medico, presidente del Gruppo Teoreo. Editore dalla metà degli anni ’90 fino al 2016. Ha fondato il Quotidiano dell’Irpinia Ottopagine, determinandone le fortune fino al 31 dicembre 2011, anno in cui ha lasciato per altre iniziative industriale nel suo campo d’azione imprenditoriale, la sanità accreditata

Crede nel giornalismo, tecnologia a parte?

«Per raccontare queste realtà non servono tecnologie, basta una matita. E in questa occasione mi piace ringraziare chi è stato decisivo per la.mia formazione di giornalista. Devo a lui la mia crescita professionale, che mi ha permesso di arrivare alla direzione di un giornale importante e storico come questo…».

Prego.

«Devo ringraziare l’editore che ha fondato e condotto dal 1995 al 2011 il Quotidiano Ottopagine, nel quale mi sono formato fino a diventare professionista, Camillo Caruso. Si tratta di una figura che per competenza e sensibilità ha consentito ad Avellino all’editoria locale di svilupparsi davvero creando un giornale che ha fatto scuola…».

E poi?

«La Libra, il mio attuale editore, Ugo Clemente il Direttore Editoriale e questa straordinaria squadra che ogni giorno manda avanti la storia di un giornale coraggioso».


Il saluto ai lettori
di Gianluca Rocca

Ecco perché Cronache sarà sempre di più il ‘vostro’ giornale quotidiano: perché daremo ‘mazzate’ a chiunque lo meriti, sia esso fascista, comunista o addirittura democristiano. Vi stupiremo con il più grande effetto speciale: la verità. Ve la offriremo con le più potenti armi di cui sono dotate queste preziose pagine che stringete tra le mani: l’approfondimento, la competenza e l’autorevolezza. Infine ve la condiremo con le più saporite spezie italiche: la passione, l’estro e la curiosità. Non è un’illusione, perché abbiamo due grandi fortune: l’indipendenza dai partiti (ormai agonizzanti), e l’entusiasmo di una squadra giovane. Molto giovane: la nostra redazione è quella, nel panorama campano della carta stampata, con l’età media più bassa, sui 40 anni. Giovanissimi con la passione della ‘penna’ che lavorano gomito a gomito con professionisti ‘meno giovani’ che in un ventennio di esperienza sul campo hanno acquisito competenza e conquistato la fiducia dei lettori e il rispetto delle istituzioni territoriali. Certo, nel tempo ci siamo conquistati anche molti nemici, ma sono tutte medaglie d’onore: nemici che avrebbero voluto mettere a tacere la verità, i nostri approfondimenti e la nostra curiosità. Nemici poi puntualmente sconfitti in tribunale. Quando cambia il direttore di un quotidiano è come quando cambia un allenatore di calcio: grandi aspettative e grandi responsabilità. Ho accettato la sfida proprio perché Cronache è un giornale libero: non abbiamo obblighi di riconoscenza verso nessuno dei potenti signori che spadroneggiano dentro e fuori le istituzioni, tra appalti, pressioni dei grandi gruppi imprenditoriali e minacce camorristiche più o meno velate. Ne sa qualcosa uno di quei nostri giovani a cui accennavo prima: il cronista di giudiziaria Giuseppe Tallino, recentemente minacciato dalle parole che dal carcere è riuscito a far uscire il boss mondragonese Augusto La Torre. Siamo liberi di sceglierci l’unico padrone che conta: il lettore. Per noi i cittadini sono ‘Lettori’, per i politici (o chi per loro) sono ‘Elettori’ da blandire e dai quali ottenere voti e potere. Loro raccontano promesse, noi sveliamo i fatti. Bastoneremo i ‘furbetti’ e i criminali. Racconteremo il territorio delle province campane (e grazie al sito ‘Cronachedi.it’ anche dell’Italia e dell’estero). Non sarà una sfida semplice, anche perché chi mi ha preceduto, il direttore Domenico Palmiero, ha talento ed esperienza da vendere (e io ne ho approfittato finché ho potuto, e di questo lo ringrazio), ma sarà esaltante: perché qui stiamo parlando del mestiere più bello del mondo. Tra giornalisti ci prendiamo in giro dicendo che ‘fare questo mestiere è sempre meglio che lavorare’; di certo è un privilegio: noi giornalisti di Cronache lo continueremo ad onorare con serietà e professionalità.

Pubblicato il 6 agosto 2018