Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte

Il Mezzogiorno è entrato nel discorso del Presidente del Consiglio, che a Bari ha preso parte alla giornata inaugurale della 82esima Fiera del Levante.

Dopo aver preso parte alla cerimonia di “posa simbolica della prima pietra del nuovo stabilimento Blackshape Spa presso l’Aeroporto di Bari Karol Wojtyla”, si legge in una nota di Palazzo Chigi, «è intervenuto alla inaugurazione dell’82ª edizione della Fiera del Levante, prima di proseguire alle ‘Vecchie Segherie’ di Bisceglie, alla maratona dei progetti digitali di DigithOn». In questo passaggio, prima di volare in Lombardia per partecipare a Villa d’Este di Cernobbio al Forum Ambrosetti «Intelligence on the world, Europe and Italy», Giuseppe Conte ha indicato l’orizzonte dell’impegno che il suo Governo intende promuovere per il Mezzogiorno.

Il Premier Conte: “Nuovo intervento pubblico in economia”

«Questo governo presta molta attenzione al Sud», ha esordito (come si può ascoltare nel video-link riportato sotto). «Vogliamo fare del Mezzogiorno il laboratorio di un nuovo intervento pubblico in economia, magari attraverso la Cassa depositi e prestiti», ha sottolineato, rimarcando il solito problema del credito per le imprese in un terzo del Paese dove le opportunità finanziarie vengono complicate da alti fattori di rischio, da quello dell’alta aggressività della criminalità organizzata, dalla lentezza della burocrazia, dal deficit di infrastrutture e servizi, agli alti tassi che conseguentemente vi si applicano. «Vogliamo lavorare sulla decontribuzione per le assunzioni stabili e di giovani, ma anche di over 35 disoccupati da almeno sei mesi», ha proseguito, ricordando altri due punti chiave: «Vogliamo favorire le giovani start up. Vogliamo lavorare all’alta velocità, soprattutto qui in Puglia». Una ricetta cauta, che non misura l’intervento possibile, ma in sostanza riprende il classico tema della spesa pubblica in un territorio dove si dà per scontato non possa svilupparsi una industria autoctona, capace di competere e internazionalizzarsi, magari tentando di equiparare e superare investitori esteri vecchi e nuovi presenti o in arrivo. Rispetto al Governo precedente fanno rima le start-up, l’alta velocità ferroviaria, essenzialmente la Bari-Napoli che passa per l’Irpinia, decontribuzione e sgravi sulle assunzioni. Su questi capitoli la continuità è agevolata dai procedimenti già avviati. Quanto all’intervento di Cassa Deposito e Prestiti, si dovranno attendere impegni e previsioni più chiari, atteso che Cdp come il prezzemolo è chiamata in causa un po’ per tutto, forte del risparmio delle famiglie italiane. Non a caso si è parlato di laboratorio del Mezzogiorno, quindi la sperimentazione di un modello che dovrebbe, questa è solo un’ipotesi, riproporre in forma moderna e compatibile con il contesto normativo comunitario, un intervento più o meno diretto nell’economia reale da parte dello Stato.

Tra le reazioni al discorso pugliese di Giuseppe Conte, quella di Dario Stefàno, senatore dei Democratici, suona come una stroncatura. «Da un premier pugliese, non sentire alcuna seria indicazione riguardo all’agenda di governo sia in materia economica generale sia nella direzione del nostro Mezzogiorno, mi lascia realmente basito», ha dichiarato nelle vesti di componente della commissione Bilancio di Palazzo Madama. «È stata un’apertura della Fiera del Levante assolutamente deludente, con nessun reale richiamo alle principali vertenze che investono il Paese, il Mezzogiorno e la Puglia». Per Stefàno, la caratura di un intervento descritto come generico indicherebbe che «l’agenda del governo non è nelle mani del Presidente del Consiglio e il suo intervento è una implicita ammissione di non poter incidere sulla stessa, legata come è a qualche manifesto elettorale che continua a gridare un’emergenza immigrazione che nessuno avverte più».

Presente ai lavori anche il Ministro per il Sud, Barbara Lezzi, che al Corriere del Mezzogiorno ha rilasciato dichiarazioni di apertura a proposito delle infrastrutture. «Saranno sicuramente una delle priorità che dovranno essere piuttosto penetranti, intendo dire, quando parlo di Puglia, arrivare fino giù, al Salento». Secondo Lezzi «il presidente Conte ha già risposto abbastanza bene» alle sollecitazioni venute dal Sindaco di Bari e dal Governatore della Puglia.

Mancano cifre e impegni sul Sud. Per ora si naviga a vista…

Insomma, a poche settimane dalla presentazione della proiezione di quella che sarà la legge di stabilità, per ora non ci sono obiettivi, cifre e impegni. Ma tra i tanti punti di contatto con i due governi precedenti, quello gialloverde ne condivide uno con tutti i governi o le premiership che negli ultimi trent’anni hanno parlato di Mezzogiorno recandosi ad inaugurare qualcosa, dalla Fiera del Levante a quella presso la Mostra d’Oltremare di Napoli, per restare in tema. Il punto di contatto è il laboratorio.

Tutti i laboratori del Mezzogiorno, una storia italiana

Il Mezzogiorno è stato invocato come un ‘laboratorio’ fin dai tempi in cui era Presidente dell’’IRI,  acronimo di Istituto per la Ricostruzione Industriale, ex ente pubblico italiano. Così nel 1989 Prodi parlava della necessità di un laboratorio del Mezzogiorno industriale:
«Adesso si punta a far diventare il nostro Sud un laboratorio di ricerca e di sviluppo tecnologico», si legge in un articolo de La Repubblica pubblicato il 22 marzo 1989. «Insomma si cerca di ripetere l’ esperienza americana della Silicon Valley in una terra, come quella delle nostre regioni meridionali, che ha visto un enorme sperpero di risorse pubbliche in investimenti, spesso poco produttivi». Per questo, «l’Iri ha deciso di spostare nelle regioni meridionali una fetta consistente della sua attività di ricerca industriale, mettendo a punto un piano coordinato di interventi per l’innovazione tecnologica nel Mezzogiorno». In chiave statale un’idea simile a quella che ha portato il Governo Renzi al Piano Industria 4.0. «L’obiettivo di Romano Prodi è quello di far crescere dal 27 al 45 per cento la quota di attività del settore svolta dall’Iri nel Sud». Nell’articolo si cita lo stesso Prodi: «Il nostro obiettivo è contribuire a fare del Mezzogiorno una regione integrata in pieno nell’Europa unificata degli anni Novanta. Per questo porteremo nel Sud le tecnologie più avanzate, creando laboratori di ricerca accanto agli stabilimenti produttivi nei settori di frontiera». In questo modo, ha concluso Prodi, «con la realizzazione di questo programma straordinario, l’Iri avrà nel Mezzogiorno circa la metà dei suoi ricercatori».

Anche per il Governo Berlusconi il Mezzogiorno, parola poco utilizzata in un Esecutivo in quegli anni definito a “trazione leghista”, è diventato un laboratorio dopo aver conquistato Napoli e la Campania nei primi mesi del 2008. L’allora Ministro all’Economia, il plenipotenziario Giulio Tremonti, ideò la “Banca del Mezzogiorno”, perché “Banca del Sud” era già stato registrato da qualcuno a Napoli, spiegò. «Sarà un istituto in cui non si parlerà inglese, disegnato sul modello francese del Credit Agricole, in cui lo Stato avrà solamente un ruolo da socio promotore», si legge in una nota della Rassegna Sindacale del 15 ottobre 2009, commentando il via libera del Consiglio dei Ministri che con cinque milioni di euro di investimento “inventava una banca…”.

Tralasciando li breve periodo di Mario Monti, intervenuto in una situazione emergenziale assoluta per la finanza pubblica, ecco Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. Qui la parola laboratorio è stata declinata diversamente, salvo che nel caso dell’allora manager dell’Iri Romano Prodi, cioè mettendo mano a risorse reali. Alcune sotto forma di sgravi, altre di incentivi, altre ancora di fondi strutturali, in molti caso utilizzando anche la leva fiscale. Si è agito sia creando programmi di ammodernamento del comparto industriale, che della filiera agricola, fondamentale in un Mezzogiorno dove le imprese rurali, specie quelle giovanili, riescono con rapidità, rivelando una forte propensione alla innovazione tecnologica di settore. A questi governi si devono le ZES o Zone Economiche Speciali, che  «hanno una dotazione di 200 milioni di euro per attrarre investimenti nelle aree retro portuali» (in particolare in Campania interessano la provincia di Avellino, ma può valere anche per la Puglia in riferimento alle zone orientali e ufitane del territorio); il Piano ‘Resto al Sud’, «strumento gestito da Invitalia che offre incentivi fino ad un massimo di 40 mila euro (di cui il 35 percento a fondo perduto) per i giovani che vogliono creare attività imprenditoriali nelle regioni del Mezzogiorno». Ancora, la Banca delle Terre Incolte, «per promuovere l’imprenditoria nel settore agricolo tra gli under 40 e ha l’obiettivo di recuperare alla produttività le aree di territorio incolto». A questo si aggiungono: le risorse per la decontribuzione, per il credito d’imposta, le azioni per combattere l’abbandono scolastico, il Reddito di Inclusione nel contrasto alla povertà o la possibilità per i Comuni del Sud di utilizzare i beni immobili confiscati alle mafie anche per scopi sociali, ad esempio per esigenze di alloggi.

Ma la spesa comunitaria resta al palo, in un Sud che avrebbe bisogno di investire

Nessuno di questi governi ha previsto norme severe per sanzionaree la mancata spesa delle risorse disponibili. Nonostante tutti abbiano cercato soldi da portare al Sud d’Italia, ogni agenda europea è finita non impiegata con percentuali altissime di restituzione dei finanziamenti a Bruxelles.

Su questa tema, la mancata spesa per decisione, inerzia o incapacità, c’è un nuovo “Osservatorio dei Costi del Non Fare” che calcola i danni economici e finanziari reali collegati all’inattività della spesa (sotto il link).


L’ANALISI INDIPENDENTE. Quanto costa il non fare (opere pubbliche e investimenti collegati ad appalti o a concessioni)

Nella giornata caratterizzata dalla funesta notizia della possibile definitiva chiusura della Industria Italiana Autobus di Bologna e Flumeri, la realtà di 500 famiglie sul lastrico e dell’Italia ancora una volta pronta a dare spazio su un proprio asset industriale alla Francia, stridono con quanto detto dal Premier Giuseppe Conte a Bari, a proposito dell’impegno di tenere in mani italiane le eccellenze. Nel caso della costruzione di mezzi per il trasporto pubblico, la chiusura della IIA porterebbe a lasciare ai francesi contratti e quote di mercato oggi italiani.