Industria Italiana Autobus al capolinea. Silvia Curcio:
“L’Italia perde un asset strategico”

Intervista a tutto campo alla Rsa della Fiom Cgil sul nodo industriale di Valle Ufita. Alla vigilia del consiglio d'amministrazione convocato per domani 10 settembre dagli azionisti, la sindacalista fa il punto sui retroscena, processi e trattative che si consumano sul territorio

Silvia Curcio, rsa della Fiom Cgil alla IIA ex Irisbus

L’amministratore delegato di Industria Italiana Autobus ha confermato le intenzioni di depositare i libri contabili in tribunale per dichiarare fallimento. Una dichiarazione formale che arriva proprio alla vigilia del Consiglio d’Amministrazione dell’azienda convocato per lunedì 10 settembre, in cui gli azionisti avrebbero dovuto pronunciarsi sulla ricapitalizzazione tesa al rilancio della produzione di autobus e al decollo complessivo degli stabilimenti di Flumeri e Bologna. Ma l’aria che tira, dopo sette lunghissimi anni di lotte, guarda da una lato alla Cgil che guida da mesi i confederati sulla linea della battaglia per garantire l’occupazione a 500 famiglie arruolate nella grande industria voluta da Fiat; e dall’altro alla speculazione di decine di imprenditori pronti a mettere le mani sulla carcassa della ex Irisbus per beneficiare degli sgravi della Zes. Ne parliamo con Silvia Curcio, Rsa della Fiom Cgil, in lotta da sette anni per ripristinare l’attività.

Silvia Curcio, lei è una dei protagonisti di questa lunga ed estenuante battaglia, ma lunedì salta il tappo.

“A seguito delle comunicazioni diffuse dall’azienda, la segreteria nazionale della Fiom si è attivata per ottenere un incontro al Ministero ed evitare la debacle. A livello locale, invece, la Fiom Cgil di Avellino promuoverà un presidio permanente a Palazzo Chigi fino a quando non avremo risposte”.

In sette anni dalla dismissione della ex Irisbus, la vertenza dei lavoratori è stata consegnata ad un’altalena fra imprenditori e politica.

“In realtà sono stati coinvolti tutti i livelli istituzionali possibili, politici e imprenditori. Oggi facciamo leva sul Governo perchè è il solo che può impedire il fallimento definitivo”.

Il dialogo fra Del Rosso e il Ministro Di Maio resta tesissimo, e la vertenza paga il braccio di ferro in corso fra fazioni politiche.

“Il vero problema infatti, è che il Ministro dei 5 Stelle non digerisce la presenza di un imprenditore- Stefano Del Rosso- che ha portato Matteo Renzi, ma noi non siamo interessati a questa bagarre politica: vogliamo solo portare a casa un risultato. Luigi Di Maio è il settimo Ministro con cui ci interfacciamo per pianificare il rilancio industriale degli stabilimenti di Valle Ufita”.

Le comunicazioni del Ministero per lo Sviluppo Economico sono state chiare: l’imprenditore ha già incassato gli aiuti di Stato per avviare la produzione e non può fare passi indietro.

“Del Rosso ha certamente le sue responsabilità in questa vicenda. Ha firmato una ipoteca con Invitalia e non può vendere il capannone in quanto è vincolato, ma è altrettanto vero che ha provato a vendere ad altri, aprendo le porte degli stabilimenti a imprenditori di Napoli e Caserta. Lui stesso ha confermato al Mise di essere pronto a restituire a Invitalia la somma residua non spesa di 5milioni e 300mila euro”.

Il Ministero dal canto suo, valuta anche la delocalizzazione della produzione in Turchia. Una manovra che incide fortemente nella presa di posizione di Di Maio. 

“Industria Italiana Autobus è in Italia, ma produce in Turchia. E’ vero. L’azienda ha anche ottenuto varie commesse dalle regione italiane della Campania e della Emilia Romagna per la produzione di nuovi pullman in due anni, ma Flumeri continua a restare alla finestra. Noi come consiglio di fabbrica spesso valutiamo le tabelle dei costi e dei ricavi illustrati dagli stabilimenti turchi, che stracciano ogni possibilità per il mercato italiano e la ripresa del Mezzogiorno: in Turchia Del Rosso guadagna 40mila euro netti per ogni pullman prodotto. In Italia bisogna caricare materie prime, tasse e costo del lavoro”.

Resta il rebus dunque dei fondi incassati dal Ministero, che invece di sostenere il decollo degli stabilimenti italiani- Flumeri e Bologna- sono stati investiti negli stabilimenti turchi di Karsan (azionista di IIA). 

“Su questo aspetto deve intervenire la Procura della Repubblica competente. Non possiamo rispondere noi maestranze a questo rilievo mosso dal Ministro, che pure consideriamo legittimo. Il Ministero ha facoltà e dovere di ottenere chiarimenti”.

I bene informati sostengono che Del Rosso abbia acquisito dalla Fiat gli stabilimenti “ad un prezzo simbolico”.

“Si tratta di un’area di 500mila metri quadrati di terreno che oggi, grazie alla definizione della Zes attraggono investimenti che superano la logica del condominio industriale annunciato da Del Rosso e dalle aspettative del consiglio di fabbrica degli operai”.

Potrebbe essere più conveniente (s)vendere i lotti e avviare il cosiddetto spezzatino piuttosto che rilanciare la produzione e dare forma al polo degli autobus del Mezzogiorno?

“Per rendere operativa la struttura di Flumeri, la IIA attende un trasferimento di liquidità pari a 15 milioni di euro. Un finanziamento che dovrebbe arrivare tramite Invitalia, l’agenzia del Governo, che ha bandito fondi espressamente dedicati ad imprenditori del Mezzogiorno. Sulla lottizzazione invece le cose avrebbero un altro percorso”.

Continui.

“La classificazione dell’area industriale ufitana di Zona Economica Speciale e tutti gli sgravi e agevolazioni fiscali e finanziarie che questa comporta, ha calamitato diversi imprenditori negli uffici dell’amministratore delegato. A partire dalla Zuegg, che ha mostrato interesse a rilevare un lotto, le Officine Leone, una società di trasporti di Pomigliano d’Arco impegnata nella fornitura di bisarche per il trasporto auto da Melfi a Pomigliano; ma anche Villa Regina, che ha presentato richiesta di un capannone da utilizzare come deposito per le luminarie. Molti altri industriali hanno avuto colloqui riservati con Del Rosso. Ma non siamo affatto contrari all’espansione dell’area, sia chiaro; temiamo soltanto la perdita della centralità dell’azienda”.

La produzione degli autobus e il decollo di Industria Italiana è senza dubbio la strada più difficile, ma il volume d’affari e la possibilità di incrementare la forza lavoro del territorio è nettamente più alta.

“I pullman sono mezzi costosi, e sono soggetti a gara europea, è vero, ma c’è da dire che la IIA ha già vinto diverse gare e ottenuto commesse: il problema è che non ha strutture, materiali e nè macchinari. Si sceglie di portare al fallimento un’azienda con mille commesse in attivo, che garantirebbe il lavoro in entrambi gli stabilimenti per due anni; un credito di 23 milioni di euro che avanza dalle municipalizzate, e infine lo stanziamento di diversi miliardi di euro del Governo precedente destinati al rinnovo del parco autobus nazionale”.

L’ex Ministro Delrio aveva assunto impegni precisi a tal proposito, così come il Governatore campano Vincenzo De Luca in occasione degli Stati Generali dei Trasporti ha annunciato investimenti per 6miliardi di euro, con il rinnovo di un parco autobus da 300 mezzi.

“Il Governo precedente aveva annunciato un finanziamento al trasporto pubblico entro il 2025 di circa 2mila e 500 pullman annui. Sul fronte regionale invece, siamo in pressing su De Luca da mesi per chiedere l’inserimento di una clausola all’interno del bando di gara europeo in favore dell’area industriale di Valle Ufita, che oggi è classificata come Zes e quindi di interesse strategico retroportuale”.

La vicenda della IIA viaggia di pari passo con quella di Termini Imerese in Sicilia, entrambe figlie della dismissione della Fiat nel Mezzogiorno a seguito del nuovo corso industriale inaugurato da Marchionne. E’ arrivato il momento di arrendersi all’apertura di una nuova era industriale? 

“E’ chiaro che lo scenario negli ultimi sette anni è cambiato, ma non c’è stata nessuna evoluzione e la nostra vertenza è viva esattamente come quando è stata aperta. Abbiamo dimostrato di avere spalle forti: è in gioco il futuro di 500 famiglie, che da dicembre non avranno più gli ammortizzatori sociali. Le istituzioni spendono tante parole giuste per rivendicare uno scatto d’orgoglio, ma poi non muovono un dito. Ecco perchè il territorio muore e i giovani se ne vanno”.