Terreni demaniali, Coldiretti censisce in Irpinia 33mila ettari in 84 comuni

Salvatore Loffreda plaude all'istituzionalizzazione della Banca della Terra promossa dalla Regione Campania e conferma l'impegno dell'associazione in Irpinia a sostegno dei giovani. "Ora spetta ai Comuni adottare la strategia sul territorio"

Fuori dalle logiche legate al lignaggio imperanti nell’entroterra campano, Regione Campania e Coldiretti Avellino intersecano obiettivi cruciali e lanciano una sfida epocale per la provincia di Avellino: l’adozione di una ‘cultura per la coltura’, attraverso l’istituzione della Banca della Terra nata sotto l’egida del Governo De Luca, e il progetto ‘#Terracivica’ lanciato da Coldiretti nel 2015.

L’associazione irpina guidata da Salvatore Loffreda aveva censito trentatremila ettari di terreno incolto in 84 comuni su tutto il territorio provinciale, da destinare a 600 aziende. Non solo. La staffetta sarebbe stata affidata ai Comuni e proprietari di terreni, che avrebbero dovuto fare la loro parte e regolamentarne l’utilizzo, in quanto, su 279mila ettari di superficie agricola, 33mila sono gravati da uso civico. La strategia di Coldiretti, si è rivelata sì apprezzabile dalle amministrazioni comunali, ma non è mai stata realmente adottata, in quanto manca la stesura di una banca dati comunale chiamata a fornire una mappa dettagliata dei terreni demaniali da destinare in particolar modo ai giovani.

“L’istituzionalizzazione di una Banca della Terra da parte della Regione Campania è una iniziativa lodevole che incrocia i nostri progetti” argomenta Loffreda (leggi l’articolo). “Coldiretti Avellino è impegnata a tempo nel pressing ai comuni per sollecitare una mappatura dei terreni coltivabili da destinare ad un bando pubblico, per rafforzare il trend di crescita dei nuovi insediamenti da parte dei giovani in agricoltura”.

Franco Alfieri, Consigliere Delegato all’Agricoltura della Regione Campania

I giovani infatti, destinatari della manovra regionale tanto della strategia di Coldiretti, sono gli attori di un processo di conciliazione del moderno al tradizionale, delle nuove tecnologie di comunicazione alla bassa meccanizzazione agricola, dell’arte all’agricoltura naturale. Alle nuove leve si offre il compito di costruire reti globali e legami col territorio, pur vivendo e lavorando al di fuori delle città. L’affidamento dei terreni incolti inoltre, aiuta la legalità (i territori sono controllati), la salubrità (si sottrae al degrado), e si alimenta lo sviluppo economico (si crea reddito). Oltre ad implementare le eccellenze agroalimentari che la provincia di Avellino esprime. “Coltivare i terreni significa evitare i dissesti idrogeologici, incendi boschivi, favorire la ripresa degli allevamenti e la produzione di carni a km zero” continua il presidente dell’associazione di Avellino.

“Abbiamo già garantito la nostra piena disponibilità nella stesura dei bandi, e intendiamo affiancare le amministrazioni comunali con il nostro know how e siamo pronti a sostenere incontri itineranti”. L’orizzonte di Coldiretti Avellino però non si limita ai terreni coltivabili, ma guarda con vivo interesse a quelli boschivi. Un interesse che in questa fase incrocia le sperimentazioni della strategia del progetto pilota sulle aree interne, con una politica dedicata alla forestazione.

Un campo arato censito dalla Regione Campania

“E’ arrivato il momento che impariamo a guardare ai boschi per la forestazione produttiva: devono essere coltivati e messi a regime, come già accade in Trentino, dove il bosco è una risorsa viva e viene considerata parte del reddito. In Campania l’82% del territorio è stato classificato come boschivo e non possiamo non considerarlo”.

Con la definizione della cornice legislativa e degli strumenti finanziari, la Regione Campania cede il passo agli operatori locali e spinge i Comuni ad abbracciare una politica di sostegno dell’agricoltura come segmento di prioritaria importanza per rispondere alla fame atavica di lavoro.

L’aspettativa annunciata da Coldiretti per la provincia di Avellino è oltremodo ambiziosa: 600 aziende con circa 20 ettari di terreno ciascuna. Nella fase iniziale, l’associazione aveva prospettato anche il coinvolgimento degli ex forestali, in aggiunta a circa mille e 200 persone da assumere a tempo determinato, calcolando gli ettari di terreno e le colture applicate. Una manovra che sarà sottoposta al vaglio degli ‘addetti ai lavori’ della forestazione, ma che potrebbe anche approdare al tavolo del progetto pilota. “Fate presto“ dunque, è un appello da formulare ai Comuni, ma anche ai giovani under 40 interessati, in quanto, stando alle stime di Coldiretti sono necessari 2 anni e sei mesi per la realizzazione di un progetto da parte di un’azienda, e il settennato dei fondi europei si prepara alle conclusioni.

Un momento della mietitura in contrada Sant’Antuono di Sant’Angelo dei Lombardi