“Il borgo biologico di Cairano” dell’architetto Angelo Verderosa ha rappresentato la Campania interna alla XVI edizione della Biennale di Architettura a Venezia. L’Irpinia degli esodi e dell’abbandono prova a ripartire dal “minimo Comune multiplo”, così come è stato illustrato all’interno del Padiglione Italia con un allestimento curato da Mario Cucinella, dal titolo “Arcipelago Italia- Progetti per il futuro dei territori interni del Paese”. Cairano oggi è il simbolo del piccolo borgo dell’Appennino italiano che prova a ribaltare il ruolo e l’etichetta di ‘ghost town’ o ‘paese polvere’, per diventare un laboratorio di sperimentazione di rinascita.

Arcipelago Italia è un “contenitore” voluto non solo dal curatore Mario Cucinella, ma anche dal presidente della Biennale Paolo Baratta, dalla direttrice dell’Arte Architettura Contemporanee e Periferie Urbane del MIBACT Federica Galloni e dal ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. L’attenzione dedicata al tema delle aree interne nasce infatti come rilancio dei territori considerati “il polmone” dell’Italia, mettendo in crisi il concetto di metropoli e aree metropolitane. Non solo. Si affida così all’architettura un ruolo politico finora inesplorato.

“Ci troviamo in un territorio dell’Italia interna e minore, sconosciuto a tutti o quasi; qui l’architettura, il progetto, il cantiere, il fare è divenuto manifesto per indicare possibili strade da percorrere, per ridare valore e attenzione alle piccole comunità marginalizzate dalle ultime politiche governative” ha argomentato il progettista al rientro.

Attraverso la progettazione sulla riqualificazione del borgo cairanese, l’architetto irpino ha acceso i riflettori su una delle tematiche più discusse dell’agenda politica nazionale, e su cui insistono diverse correnti di pensiero. Su questo argomento, si confronta ormai da un quinquennio, la Strategia Nazionale per le Aree Interne- nata sotto la spinta del Ministero per la Coesione Territoriale- ma anche la Fondazione nazionale degli Enti Montani, e centinaia di gonfaloni impegnati in prima linea in una lotta di sopravvivenza delle comunità. La Biennale di Venezia, infatti, ha dato spazio ad un nuovo concetto dell’architettura, intesa come avamposto delle esperienze, racconti, buone pratiche. L’architettura, quindi, diventa la narrazione della trama di relazioni, atteggiamenti, presa di coscienza, sensibilità collettiva tradotta in amore e cura del territorio.

Proprio nella “ricerca-azione” sulle aree interne del Paese, in relazione con la loro storia, il presente ed il futuro, Verderosa ha illustrato il progetto sperimentale che si estende su una superficie di 4mila metri quadrati, il cui committente è il Comune di Cairano e la Regione Campania, realizzato con fondi europei. Si tratta di un progetto da 6milioni di euro che prevede l’utilizzo di nuove tecnologie di adeguamento antisismico e di risparmio energetico, con manodopera e materiali “a chilometro zero”.

“I ruderi del terremoto del 1980, sono stati riadoperati come alloggi dell’albergo diffuso: il borgo biologico ha una nuova porta d’ingresso, in legno e ferro, che segna il passaggio tra vecchio e nuovo. Forte attenzione è stata data all’arte e alla cultura con la piazza-teatro, la scuola-museo (sede delle master-class sui mestieri dello spettacolo) e l’organo a canne azionato dal vento della rupe. L’antica vocazione vitivinicola ha favorito il recupero del sentiero arcaico, luogo-mercato dedicato al vino: 100 grotte-cantine radicate nella roccia e nel paesaggio. I vari interventi, sia pubblici che privati realizzati negli ultimi anni, sono utilizzati dai residenti per eventi culturali ed accoglienza turistica, incrementando l’occupazione e migliorando la qualità della vita di chi è rimasto” illustra l’architetto.

Il borgo sulla rupe diventa così laboratorio di nuova vitalità, e foriero di nuove relazioni fra abitanti e artisti, ma anche di nuova economia generata dall’agricoltura e dalle imprese. Tutto per accogliere nuovi abitanti oltre che incrementare i turisti, e abbracciare il pensiero dominante della politica dell’ex Ministro Franceschini sulla valorizzazione di aspetti finora sottaciuta, “come il recupero della qualità della vita, della bellezza, dei saperi, dove le persone, con le loro conoscenze e competenze, sono la risorsa principale del territorio” come lui stesso aveva affermato al Padiglione Italia.