Antonio Fasulo: «Sicurezza sismica, decisivi i controlli Le case? Come le auto devono fare il tagliando»

Il presidente degli Ingegneri irpini ammonisce: servono verifiche periodiche sui fabbricati ma con competenza...

Materiali ultraleggeri, che conferiscano massima flessibilità e resistenza alle costruzioni, e un piano di ricognizione degli edifici pubblici e privati attraverso l’apertura del ‘fascicolo del fabbricato’.

L’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Avellino guidato da Antonio Fasulo indica la nuova frontiera dell’edilizia sperimentata nelle aule accademiche di tutta Europa, e rivendica un ruolo di autorevolezza nel dibattito sull’edilizia scolastica e sulla sicurezza degli edifici. Nel 36esimo anniversario del sisma, l’Irpinia si trova ad affrontare il paragone per magnitudo sprigionata, con il terremoto del centro Italia, e a riflettere nuovamente sui criteri di sicurezza delle costruzioni.

«L’Ordine si fa carico di convocare un tavolo tecnico sulla sicurezza richiamando l’attenzione di tutti gli addetti ai lavori», ha annunciato l’ingegnere Fasulo.

Presidente Fasulo, l’ordine degli ingegneri ha convocato una serie di incontri per discutere di edilizia scolastica e sicurezza degli edifici. è dovuto all’eco del sisma nel Centro Italia?

«No, abbiamo già un calendario fitto su questi temi da tre anni: il 2015 è stato dichiarato ‘anno della sicurezza’ ed è stato esteso anche al 2016. I lavori sono stati inaugurati con un convegno di caratura nazionale, promosso con il Cnr, le università della Campania, ‘Italia Sicura’ e i vertici nazionali del nostro Ordine. Su questi temi cruciali siamo impegnati da tempo».

Cosa è emerso dal convegno?

«La disponibilità da parte dei colleghi per un primo accertamento funzionale sugli immobili, in modo da poter consigliare i condomini a rivolgersi ad esperti in materia. Sul nostro sito ci sono tutte le indicazioni utili».

I fenomeni sismici del Centro Italia, prima de L’Aquila, dell’Umbria, dell’Emilia, hanno trasmesso ai cittadini la consapevolezza che l’intero Paese è a rischio. La domanda di sicurezza oggi arriva dal basso.

«Noi addetti ai lavori sappiamo bene che i terremoti sono sottoposti a ciclicità, e tentiamo di fare in modo che la nostra attività sia rivolta alla tutela della pubblica e privata incolumità: non attraverso la realizzazione di bunker, ma facendo in modo che le strutture esistenti siano adeguate».

Quando si può dire di aver fatto buona prevenzione?

«Se l’edificio crolla dopo essere stato evacuato, allora abbiamo fatto bene il nostro lavoro. Quello è l’obiettivo».

L’Ordine promuove seminari e incontri continui sul tema della sicurezza. Alcuni anche all’Università di Salerno. Oltre alle tecniche oggi disponibili si punta ad ottenere soluzioni più avanzate con la ricerca?

«Due settimane fa è stata promossa una giornata di studio a Fisciano, per discutere di pura ricerca nel campo dei materiali ultraleggeri per le costruzioni. Il professor  Massimo Mariani, docente di ingegneria sismica e  presidente europeo degli ingegneri civili, è intervenuto ad un nostro seminario».

A che punto è la ricerca nel settore?

«La ricerca guarda ai prossimi decenni: l’apertura del seminario è stata curata da un docente dell’Università di Parigi che ha relazionato su una ricerca che l’università sta conducendo sulle schiume – le bolle di sapone per intederci -, per dimostrare che le attività di resistenza avvengono attraverso delle connessioni interne. Si vuole arrivare ai punti di resistenza interni di un materiale: togliendo la parte in eccesso, si intende ridurre il peso del materiale per dare una risposta sismica diversa rispetto agli studi tradizionali».

Si tratta una ricerca applicabile a tutti i segmenti dell’ingegneria?

«La ricerca è applicabile anche al settore aerospaziale».

In occasione del 36esimo anniversario del sisma del 1980, e alla luce dei tragici avvenimenti del centro Italia, l’Irpinia torna a interrogarsi sullo stato di salute delle costruzioni. Qual è la sua opinione?

«Nel nostro seminario il Professor Mariani ha spiegato che laddove si è costruito nel Centro Italia con le tecniche utilizzate in Irpinia dopo il terremoto del 1980, non si sono registrate morti, al contrario di quanto purtroppo accaduto ad Amatrice. Si agisce per salvare le persone, non per fare miracoli…».

Insomma, occorre fare i controlli?

«Le ricognizioni vanno fatte sempre e comunque. Da sempre tentiamo di far capire che le antenne non vanno alzate solo quando ci sono calamità, ma sempre. Per questo l’Ordine deghli Ingegneri ritiene fondamentale il Fascicolo del fabbricato».

Di cosa si tratta?

«Si tratta di una identificazione esatta sullo stato di salute di un immobile, e le attività di programmazione per poter intervenire in termini migliorativi di resistenza sismica, così da far passare una volta per tutte la logica delle manutenzioni».

Lei ha fatto un paragone tra l’auto e la casa.

«Come l’auto, anche gli edifici hanno bisogno di manutenzione. è sufficiente monitorare e intervenire».

Anche i materiali subiscono una corrosione nel tempo.

«I materiali tradizionali subiscono le azioni sismiche ricevute, e l’invecchiamento a cui sono sottoposti fanno sì che non ci sia la stessa resistenza iniziale. Se la verifica viene effettuata da un tecnico competente, siamo nelle condizioni di suggerire alla proprietà gli interventi da farsi, diversamente ci saranno interventi costosi e poco efficaci».

La sicurezza degli edifici scolastici occupa il primo punto dell’agenda del Comune di Avellino, ma anche della Procura della Repubblica. Lei che opinione ha?

«L’edilizia scolastica è un capitolo a parte: è stata influenzata dalla sciagura funesta del Centro Italia e, in base a questo, si è tirata fuori una norma che ne imponeva una verifica. è ovvio che per le costruzioni realizzate prima dell’emanazione di certi criteri di sicurezza non potranno esserci riscontri positivi».

Cosa propone?

«È opportuna una ricognizione, partendo dalle norme vigenti per fare una pianificazione, e colmare l’eventuale gap. Più d’ogni altra cosa è importante avviare un serio e preciso programma di manutenzione».

Ci sono delle priorità di intervento?

«Non mi farei influenzare dalle attività degli organi di controllo, che si muovono sulla scorta di segnalazioni. Credo che sia necessario avviare uno screening del patrimonio e stabilire in base ai risultati i titoli di priorità. Se ci fosse una disponibilità economica sufficiente, l’analisi sarebbe diffusa ed estesa a tutti».

Quindi bisogna anche fare i conti con le disponibilità…

«è importante stabilire quali sono le risorse disponibili e quali sono gli edifici che necessitano di interventi. Poi si agisce».

Le scuole rispondono a proprietari diversi

«Proprio perché le scuole hanno proprietà diversificate a seconda del grado di istruzione, le competenze vanno condivise. Purtroppo è tutto legato a condizioni di disponibilità: non siamo messi bene dal momento che non sappiamo se la Provincia abbia risorse proprie oppure dovrà attingere da altro».

Quale contributo intende dare l’Ordine degli Ingegneri?

«L’Ordine è sempre disponibile a portare un contributo di conoscenza e professionalità, soprattutto presso quei tavoli dove  non si ha consapevolezza delle scelte».

La sua è una nota polemica?

«No, ma vorrei evidenziare che non si può legiferare in materia di salute senza ascoltare i medici, mentre in Italia si fanno scelte politiche che incidono pesantemente sulla società».

L’ordine degli ingegneri sta seguendo l’aggiornamento del Puc di Avellino. I temi della sicurezza ambientale e idraulica rientrano nell’urbanistica.

«Abbiamo tanto da dire sulle questioni idrogeologiche e sulla gestione dei rifiuti. In epoca non sospetta abbiamo fatto tante attività formative e abbiamo cercato di esprimere conoscenze scientifiche in molti settori…».

In vista dell’appuntamento, quali sono i suggerimenti?

«Riteniamo importante un’opera di pianificazione complessiva, al di là di quella che può essere una mappa del rischio, redatta sulla scorta di segnalazioni di singoli movimenti franosi. Vanno affrontate in maniera più complessiva diverse questioni circa la stabilità del territorio. Occorre una disciplina degli interventi finalizzati alla realizzazione di opere di contenimento, mirate a far crescere il livello di stabilità e consolidamento».

E in materia di rifiuti?

«Sui rifiuti ci sarebbe una discussione da fare sulla raccolta, la gestione e lo smaltimento. L’Ordine ha promosso un seminario tecnico sull’argomento, per divulgare tutte le novità e produrre patrimonio di conoscenza aggiuntivo».

Questo ‘patrimonio’ verrà consegnato alle istituzioni?

«Facciamo in modo che la politica e le istituzioni vengano da noi e ci ascoltino; si tratta di momenti diversi di analisi. C’è ancora tanto da fare ma cerchiamo di dire la nostra e di rappresentare una voce autorevole quando si affrontano problematiche di natura tecnica».

L’Ordine trova ascolto?

«In alcuni casi riusciamo ad incidere sui tavoli tecnici, ma spesso polemizzo con la politica perchè l’Ordine merita un coinvolgimento maggiore, in quanto può offrire contributi tecnici importanti, decisivi per non commettere errori».