Alleanze, sì allo schema campano

La presidente del Consiglio regionale ritiene necessario l’allargamento della coalizione che sostiene De Luca a Napoli

«Per le zone interne si apre una sfida importante con i finanziamenti dell’Unione europea. I sindaci sono chiamati a compiere un salto di qualità nella programmazione degli interventi. Il capoluogo dovrebbe concentrarsi sulle risposte ai bisogni dei cittadini».

Presidente, la scadenza del referendum si avvicina. Qual è il clima che percepisce?

«La mia posizione è nota: sostengo il ‘Sì’ in maniera convinta. La riforma non sarà perfetta, ma serve a dare un scossa al sistema. C’è grande bisogno di semplificazione delle procedure istituzionali. Di modifiche al bicameralismo se ne parla da moltissimi anni, ma poi non si è mai mosso nulla. Adesso si respira aria di novità».

Come vi state organizzando per la imminente campagna referendaria?

«Abbiamo costituito un comitato e messo in campo numerose iniziative sul territorio per spiegare ai cittadini i contenuti della riforma e quindi la portata della consultazione. La particolarità del nostro comitato è che coinvolge molti rappresentanti del mondo produttivo, delle professioni, della società. Il presidente è Angelo Petitto. Io sono soltanto la presidente onoraria».

La consultazione popolare sarà in ogni caso un passaggio cruciale per il futuro del Pd. Non crede?

«Direi di sì. è una sfida non semplice. In gioco c’è la credibilità del partito, ma più in generale il ridisegno degli assetti istituzionali del Paese. Sarà anche una prova di tenuta degli equilibri interni al nostro partito».

Passiamo alle questioni locali. Non mancano problemi negli enti irpini governati dal Pd, a cominciare dal Comune di Avellino. I consiglieri che fanno riferimento alla sua area politica hanno portato alle estreme conseguenze lo strappo con l’amministrazione cittadina, costituendo un nuovo gruppo, che di fatto si colloca all’opposizione.

«Hanno agito in piena autonomia. Ho grande rispetto del ruolo che rivestono e ritengo che i consiglieri debbano innanzitutto rispondere delle loro azioni ai cittadini e all’elettorato».

Che ne pensa del nuovo percorso intrapreso dal sindaco, Paolo Foti?

«La priorità di un’amministrazione locale dovrebbero essere le esigenze della comunità. La missione del sindaco, quindi, è dare risposte ai cittadini. Se è in grado di fare ciò ha assolto al proprio compito».

In queste settimane non sono mancate divisioni e scontri tra rappresentanti democratici anche all’interno delle strutture sovracomunali, come i Gal ed i Piani di zona. Cosa sta succedendo?

«L’assenza di un organismo esecutivo legittimamente eletto determina confusione e lascia il partito senza riferimenti. I rappresentanti istituzionali che debbono supplire a questa assenza non possono dedicarsi a tempo pieno, avendo già altri impegni. Questo è uno dei motivi per i quali mi ero dimessa dall’ufficio politico provinciale, ritenendo che fosse necessario voltare subito pagina, anche passando momentaneamente attraverso il commissariamento del partito, in attesa della celebrazione del congresso».

Da Roma però sono arrivate indicazioni diverse.

«Il Pd nazionale ci ha chiesto di proseguire nel solco avviato ed io mi sono messa a disposizione».

Uno dei nodi da sciogliere è quello delle alleanze politiche. In particolare il rapporto con l’Udc starebbe creando qualche fibrillazione interna. è così?

«Penso che ciò che appare all’esterno non risponda esattamente alla realtà dei fatti o, comunque, il modo in cui viene raccontata non sia esatto».

Come stanno dunque realmente le cose?

«La questione è abbastanza semplice e chiara. La coalizione politica che governa la Regione deve essere il riferimento anche per i territori. Sarebbe insensato immaginare uno scenario diverso. Su questo punto mi sono confrontata con il presidente della giunta regionale, Vincenzo De Luca. La pensiamo allo stesso modo. Ovviamente i sindaci dovranno essere i protagonisti di questo processo».

Non tutti però la pensano allo stesso modo.

«Questa è anche la linea nazionale del Pd. è legittimo avere un’idea diversa sull’argomento, ma non può trovare condivisione. Così stanno le cose. Il resto è chiacchiericcio».

Parliamo di una questione fondamentale: l’agenda dei finanziamenti europei 2014-2020. La programmazione degli interventi sta entrando nel vivo. Vero?

«Siamo ad un anno dalle elezioni regionali. è tempo di mantenere gli impegni, imprimendo una spinta concreta alla programmazione. è necessaria innanzitutto una svolta di metodo: basta con i finanziamenti a pioggia che non producono occupazione e che non generano ricadute durature sulle comunità. Servono progetti che cambino la qualità della vita dei cittadini e dei servizi. è ciò che ci chiede anche Bruxelles».

I Comuni si sono adeguati ai nuovi standard europei?

«Sono tenuti. Altrimenti resteranno fuori dai finanziamenti, penalizzando così i propri territori. Mi sembra però che vi sia sufficiente consapevolezza».

Che prospettive intravede per l’Irpinia?

«Ci sono grandi potenzialità da valorizzare e sfruttare. La nostra provincia sarà pienamente nella partita e potrà raccoglierne i frutti, se si dimostrerà all’altezza della sfida. Sono già previste opere infrastrutturali che ci riguardano, a cominciare dall’Alta Capacità e dall’ammodernamento delle tratte ferroviarie che collegano Avellino a Salerno e Benevento».

Quali dovrebbero essere i settori prioritari di investimento?

«Il turismo sicuramente può essere un volano di sviluppo. Su questo capitolo sono stanziati 5 milioni di euro. I santuari di Montevergine e di San Gerardo Maiella a Materdomini sono attrattori importanti per dare vita ad un circuito turistico religioso stabile, che vada oltre la presenza mordi e fuggi. Ma l’Irpinia può scommettere sull’agricoltura di qualità e sui prodotti tipici enogastronomici. Ed ancora sui servizi, in primis sulla sanità. Occorre però una strategia complessiva, che superi i campanilismi».

Si profila un asse con il Sannio, per il rilancio delle zone interne, legate ormai da un destino comune anche a seguito della ridefinizione dei collegi elettorali.

«Sui collegi dell’Italicum c’è ancora da vedere come andrà a finire. Ma vi è un’esigenza di fondo innegabile: lo sviluppo si promuove attraverso un disegno che sia in grado di guardare a contesti più ampi, mettendo in rete le risorse. Bene, dunque, una collaborazione con la provincia di Benevento, ma credo si debba andare oltre, immaginando un’interazione con Salerno».

Creare, insomma, uno sbocco sul mare…

«Sì, le attività portuali e retroportuali, l’università, gli attrattori turistici costieri sono moltiplicatori significativi per la creazione di nuova economia e per la crescita del territorio».

Il governatore ha parlato in più occasioni della necessità di creare un polo di sviluppo della Campania meridionale, che riequilibri  le opportunità espresse dall’area metropolitana partenopea.

«Condivido la sua indicazione. La direttrice dello sviluppo che ci interessa è lungo l’asse Benevento-Avellino- Salerno, che costituirebbe un’alternativa all’asse Napoli-Caserta, senza che vi sia competizione tra i due versanti».

La riorganizzazione dei servizi pubblici locali è uno dei tasselli da mettere a posto per l’ammodernamento infrastrutturale, oltre che per soddisfare le esigenze degli utenti. Come procede?

«Il consiglio regionale ha dotato la Campania di due leggi quadro che permetteranno una migliore gestione dei servizi. I Comuni dovranno applicarle e rispettarle, altrimenti saranno attivati i poteri sostitutivi».

Secondo lei quale modello andrebbe adottato sul fronte della gestione dei rifiuti solidi urbani?

«Dovranno essere i territori a verificare quale sia la formula più adeguata. Personalmente sono tendenzialmente per una gestione pubblica. In provincia di Avellino l’esperienza di una società unica provinciale come IrpiniAmbiente, nonostante alcune criticità, non è stata negativa. Il caso irpino e l’esperienza maturata in loco sono state di riferimento. C’è bisogno però di una maggiore attenzione sui costi di esercizio e quindi sulla tariffazione. Sotto il profilo dell’impiantistica siamo in grado di operare in autonomia, con i dovuti potenziamenti. Credo, infine, che in alcuni segmenti della filiera non vada esclusa la collaborazione con i privati».

E per quanto riguarda il ciclo integrato delle acque?

«Il servizio idrico va razionalizzato. Con la nuova norma si è compiuto un passo in avanti in direzione della difesa degli equilibri idrogeologici e di salvaguardia delle fonti imbrifere, delle quali la nostra terra è ricca. Sarà finalmente possibile prevedere un ristoro ambientale per l’Irpinia che esporta acqua alle province e regioni limitrofe senza alcun ritorno. Un’occasione concreta per ristrutturare le reti acquedottistiche ormai obsolete, che determinano notevoli perdite di risorsa idrica».

Tra i prossimi appuntamenti istituzionali sui quali il Pd e gli altri partiti saranno impegnati c’è il rinnovo del consiglio provinciale. In che modo intendete muovervi?

«In realtà è una scadenza molto legata all’esito del referendum. Se passa la riforma, le Province sono destinate ad essere definitivamente soppresse. La rappresentanza dell’assemblea comunque dovrebbe essere rappresentativa delle singole comunità. Il rinnovo dell’organismo non riguarda la presidenza dell’ente».

Archiviate le Province, bisognerà comunque coordinare gli interventi comprensoriali.

«Le Aree vaste prenderanno il posto degli enti soppressi. Servirà una visione di insieme. L’organizzazione a rete è fondamentale».