Per realizzare un’opera pubblica avendo già il progetto ci vogliono cinque anni, se tutto va bene. Per colmare il divario tra diverse zone di uno stesso Paese occorrono decenni. Lo sta ricordando in questi giorni il Ministro della Coesione e del Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, impegnato con il suo Dicastero a rendere effettivamente spendibili le risorse stanziate dal governo tra il 2015 e quest’anno.

Il Ministro per il Mezzogiorno Claudio De Vincenti durante una conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri

Il parallelo di De Vincenti, neanche troppo velato, è con la Germania. Secondo i dati elaborati dall’Institut der deutschen Wirtschaft di Colonia, il Pil pro capite dell’ex Germania Est arriverà solo nel 2020 al 78% rispetto a quello della ex Germania Ovest, nonostante i massicci investimenti che una delle maggiori economie al mondo continua a produrre dai primi anni ‘90. La crescita è un processo, non è un provvedimento. Il Pil della ex Germania Est, atteso al 78% rispetto al resto del Paese, nel 2009 era fermo al 68,7%. Nel caso dell’Italia la situazione è resa drammatica dalla marcia indietro ingranata dal Mezzogiorno più o meno nella seconda metà del primo decennio degli anni ‘2000.

IL NODO REGIONALE. La Campania è in recessione continua dal 2008, se si considerano gli ultimi dati Istat, che fotografano il Pil nell’anno del passaggio di consegne tra Stefano Caldoro e Vincenzo De Luca. De Vincenti proseguirà nel solco scavato dal governo Renzi (che nei fatti ha scritto le politiche economiche per l’interno 2017, avendo portato in porto la legge di bilancio due ore prima di dimettersi nelle mani del Capo dello Stato. Il Ministro per la Coesione e il Mezzogiorno ritiene fondamentale il mix di misure anticicliche, fatto di investimenti infrastrutturali materiali e immateriali, stimoli all’economia attraverso la leva fiscale e le agevolazioni. In una intervista al Sole24Ore, il Ministro ha spiegato quale metodo seguirà, in continuità con l’amministrazione Renzi, in accordo con le autonomie. “La cifra della nuova politica meridionalista è: la programmazione non si cala dall’alto, parte invece dalle priorità definite con le comunità locali, individua le risorse e gli strumenti, chiarisce le responsabilità”. Per questo, “grazie al governo Renzi, abbiamo impostato una nuova politica meridionalista, quella del Masterplan e dei Patti per il Sud”, peraltro “con un certo successo, visto che anche al Nord li reclamano”.

LE PROSPETTIVE E LE NECESSITÀ. In termini numerici occorre muovere l’economia con un disegno strategico che faccia da moltiplicatore. Non sarà lo Stato da solo a far ripartire occupazione, redditi e consumi, ma dal governo e dalle regioni arriverà una spinta significativa. L’obiettivo è “spendere subito 2,4 miliardi con i 15 Patti territoriali per il Sud”, che metteranno in moto “su scala pluriennale 7 miliardi”. Già lanciati procedure attuative e bandi di gara.