San Gennaro di Luca Giordano, Mastroberardino finanzia il restauro

Raccolti in un solo giorno i fondi necessari. L’intervento riporterà all’antico splendore una delle immagini più note del santo patrono partenopeo

Il San Gennaro di Luca Giordano dei Girolamini sarà restaurato grazie al mecenatismo di un solo donatore, la Mastroberardino Società Agricola srl. Lo ha annunciato in queste ore l’ufficio stampa della Biblioteca e Complesso Monumentale dei Girolamini in Napoli.

San Gennaro di Luca Giordano, Biblioteca e Complesso monumentale dei Girolamini

Con l’intervento dell’azienda vinicola, «la prima chiamata alle arti della Biblioteca e Complesso monumentale dei Girolamini è stata un successo immediato», si legge in una nota. «In sole 48 ore la raccolta per il restauro del dipinto raffigurante ‘San Gennaro’ di Luca Giordano, collocato nella cappella di Sant’Agnese, si è chiusa grazie a una donazione a totale copertura dell’intervento». La direttrice Antonella Cucciniello ha, quindi, comunicato che «grazie a questo generoso atto di liberalità l’opera potrà ricevere in tempi brevissimi le cure necessarie per tornare all’antico splendore, recuperando in pieno l’originale preziosità cromatica».

Piero Mastroberardino, titolare della omonima Azienda vinicola e Presidente dell’Istituto Grandi Marchi, intervistato dal Tg1

L’INTERVENTO DELLA FAMIGLIA MASTROBERARDINO. La famiglia Mastroberardino, «da sempre sensibile e impegnata per la valorizzazione dell’immenso patrimonio culturale del nostro territorio», come ricorda una nota, ha aderito «nella qualità di mecenate alla pubblica richiesta di contributo avanzata dall’istituto dei Girolamini per il restauro del San Gennaro di Luca Giordano, collocato nella magnifica cappella di Sant’Agnese della chiesa dei Girolamini». L’intervento è stato realizzato ai sensi dell’art.1 del D.L. 31.5.2014, n. 83, “Disposizioni urgenti per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo”.

IL SAN GENNARO DI LUCA GIORDANO. Citato da tutte le antiche guide della città di Napoli e raffigurazione tra le più note del santo patrono partenopeo, il dipinto venne restaurato nel 1947 in occasione della “IV mostra di restauri” al Museo di San Martino. Successivamente il dipinto venne sottoposto a un ulteriore parziale intervento conservativo nel 1997, ad opera del laboratorio di restauro della Soprintendenza ai beni artistici e storici di Napoli, con una fondamentale operazione di foderatura e pulitura.

LO STATO DELL’OPERA. Al momento, da una prima analisi visiva dal basso, sono evidenti ridipinture, ritocchi, strati protettivi alterati e ossidati che determinano un’alterazione cromatica e una scarsa leggibilità dell’opera in alcuni punti. L’intera superficie è coperta da depositi superficiali coerenti e incoerenti. La vernice appare fortemente ossidata ed è presente un deposito di sporco omogeneo sull’intero film pittorico. La vernice finale è stata pigmentata con sostanze grasse che, in diversi punti, altera la leggibilità dell’opera. Il dipinto presenta anche molte zone lacunose, stuccate e ritoccate nel precedente restauro, la cui cromia si presenta compromessa.

IL NUOVO INTERVENTO. L’intervento comporterà la movimentazione dell’opera, la documentazione fotografica in luce visibile trasmessa, radente e transilluminazione, la rimozione su recto e verso dei depositi coerenti e incoerenti con pennelli a setole morbide, un’eventuale disinfestazione antitarlo a siringa sul telaio ligneo, l’esecuzione del test di pulitura con solventi a polarità controllata per l’identificazione del solvente idoneo alla rimozione degli strati di vernice ossidata soprammessa negli anni, la pulitura delle vernici ossidate con solvente lavorato a tampone, la stuccatura delle lacune con gesso di Bologna e colla di coniglio, la reintegrazione pittorica a tratteggio delle lacune con colori a vernice per il restauro e pigmenti, la stesura finale di un film protettivo trasparente per ristabilire il corretto indice di rifrazione dei pigmenti antichi.


L'opera
  • Descrizione di carattere storico artistico relativa all’oggetto. Il dipinto è collocato sulla parete destra della quarta cappella a sinistra, dedicata a Sant’Agnese, nella chiesa dei Girolamini. La cappella, che conserva la disposizione dei dipinti già descritta dal Celano nel 1692, presenta sull’altare l’opera di Cristoforo Roncalli, detto il Pomarancio, raffigurante Sant’Agnese. Le due tele laterali, insieme ai quadri più piccoli del secondo registro, sono opera di Luca Giordano databili al 1678, in una fase in cui l’artista evidenzia una predilezione per l’impreziosimento cromatico e la maestosità delle figure: sulla parete sinistra San Nicola di Bari, le cui spoglie furono traslate nel XI secolo in Puglia da Mira, in Asia Minore, dove visse nel IV secolo, sulla parete destra un maestoso San Gennaro con un piede poggiato sulla testa di una fiera ammansita, alle spalle bagliori relativi all’episodio della fornace, da cui uscì illeso. Nei riquadri superiori Angeli reggi ampolle e Angeli reggi mitra dello stesso Luca Giordano, classico attributo iconografico del patrono di Napoli. Non c’è dubbio che il precedente del San Gennaro dei Girolamini vada ricercato nel San Gennaro nell’anfiteatro che Artemisia Gentileschi dipinse per la Cattedrale di Pozzuoli; a differenza di quest’ultima, il Giordano relega sullo sfondo le, appena percepibili, architetture dell’anfiteatro e raffigura il volto del santo con un intento di maggiore idealizzazione in chiave mistica, diversamente dall’aspetto ancora intensamente naturalistico del quadro di Pozzuoli. Citato da tutte le antiche guide della citta di Napoli, a partire dal Sarnelli nel 1688, dal Celano nel 1692, che indica anche l’esatta disposizione dei quadri tuttora in essere, al Parrino nel 1751 e al Sigismondo nel 1788, il dipinto è sempre stato considerato opera del Giordano. Segnalato con la stessa attribuzione, al n° 171, dallo Pfister, il padre oratoriano che nel 1932 provvide alla redazione di un inventario, in cattivo stato di conservazione (“la tela è deteriorata in basso a destra – colori anneriti – trascurata”) venne restaurato nel 1947 in occasione della “IV mostra di restauri” tenutasi al Museo di San Martino in Napoli; successivamente, il dipinto venne sottoposto ad un ulteriore parziale intervento conservativo nel 1997, ad opera del Laboratorio di restauro dell’allora Soprintendenza ai beni artistici e storici di Napoli, con una fondamentale operazione di foderatura e pulitura.
  • Informazioni sullo stato della conservazione. Da una prima analisi visiva dal basso si evidenziano ridipinture, ritocchi, strati protettivi alterati e ossidati che determinano un’alterazione cromatica e una scarsa leggibilità dell’opera in alcuni punti. Tutta la superficie è coperta da depositi superficiali coerenti ed incoerenti. La vernice appare fortemente ossidata ed è presente un deposito di sporco omogeneo su tutto il film pittorico. La vernice finale è stata pigmentata con sostanze grasse che, in diversi punti altera la leggibilità dell’opera. Il dipinto presenta anche molte zone lacunose, stuccate e ritoccate nel precedente restauro, la cui cromia si presenta compromessa.
La sala Vico della Biblioteca dei Girolamini

Informazioni sulla fruizione e orari di apertura. Al momento la chiesa dei Girolamini, oggetto di un imponente restauro giunto ormai alla fase conclusiva, è temporaneamente chiusa al pubblico.


http://www.bibliotecadeigirolamini.beniculturali.it


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