Giovanni Marino presenta i suoi “cinque anni a Maiori”

Il 24 agosto l'autore presenterà il suo libro "Cinque anni a Maiori nel Collegio Stella Maris" nei giardini del settecentesco Palazzo Mezzacapo. La recensione

Giovanni Marino presenta a Maiori nella splendida cornice dei giardini del settecentesco Palazzo Mezzacapo il suo libro “Cinque anni a Maiori nel Collegio Stella Maris”. L’autore parte dalla sua infanzia per rileggere la straordinaria importanza della scuola per i bambini di ogni epoca. In filigrana si coglie nitida la difficile condizione dell’infanzia oggigiorno, alle prese con le conseguenze di una pandemia che a repentaglio mette vite umane, ma anche diritti che si credevano acquisiti.


A proposito di ‘Cinque anni a Maiori nel Collegio Stella Maris’ di Giovanni Marino

Recensione di Anna di Paolo

Un’estate ricca, quella dell’Officina Culturale “La Casa di Giuseppe Casciaro”, che continua a promuovere e realizzare varie iniziative, recuperando bene il tempo oscurato dal COVID-19. Ai due libri “L’ultimo non chiuda la porta” di Luciano Arciuolo e “Invecchiare senza radici” di Michele Marino che saranno presentati a Nusco il 10 e il 18 agosto nell’abito della 46 festa de L’unità si è aggiunto “Cinque anni a Maiori nel Collegio Stella Maris” di Giovanni Marino che sarà presentato a Maiori nei giardini del settecentesco Palazzo Mezzacapo nella serata del 24 agosto. L’autore è nato a Nusco il 10 gennaio 1950 da Edoardo e Maria Acquavivola.

Cinque anni a Maiori nel Collegio Stella Maris, di Giovanni Marino. La copertina

Dopo la Laurea in Sociologia conseguita a Roma, parallelamente al lavoro, si è dedicato molto alle sue grandi passioni, facendone un vero e proprio impegno militante, come la politica, il sindacato e soprattutto la ricerca e l’analisi della storia locale, pubblicando testi e promuovendo numerose iniziative culturali ed editoriali. Attraverso questo libro (diviso in cinque sezioni: ricordi-noterelle storiche-testimonianze-profili-album fotografico) sin da subito accattivante, l’autore racconta dei suoi cinque anni vissuti nel Collegio di Maiori da ottobre 1957 a maggio 1962. All’età di sette anni, a causa delle disagiate condizioni economiche familiari e spinto dal naturale desiderio di mamma Maria di dargli una giusta istruzione, è costretto a lasciare Nusco, a lasciare la libertà di vicolo Santa Chiara e i giochi sguazzanti sotto la pioggia per approdare alla vita repressiva e insopportabile del collegio Stella Maris – aperto come Preventorio nel 1947 per accogliere l’infanzia bisognosa del secondo dopoguerra – (Stella del Mare, Madonna invocata nel pericolo) diretto dalle Suore Serve di Maria Riparatrici. Dopo i primi tempi trascorsi tristemente in un angolino, con il supporto della fraterna amicizia con Laudano, cosiddetto “il piccolo disegnatore”, bambino taciturno e malinconico e quella con l’altro cosiddetto “l’amico di Minori, il piccolo Marino cresce, scopre e vive tanti aspetti importanti in quegli anni di collegio. Apprende della mancanza della Befana della “fucagna”, scopre la passione per il cinema, magari, maturata proprio in quella recita in cui, vestito di calzamaglia rossa e mantellino nero, interpretava un diavoletto scatenato. In quegli anni, in quel collegio, tra castighi dolorosi e umilianti (come quello dei sassolini sotto le ginocchia o le bacchettate sulle mani) e passeggiate domenicali (giornata particolare con il dolce a pranzo) in Giovanni Marino maturano quei primi segni di amore per la cultura militante. Come quando racconta dell’iniziativa editoriale in cui realizza, con Laudano e l’amico di Minori, il “Garibaldi a cavallo” e il “Garibaldi piccolo piccolo” avviando un mercatino generale, riscuotendo un tesoretto comune. Dall’addio al Collegio, chiuso nel 1983, oggi divenuto Palazzo Mezzacapo, è trascorso più di mezzo secolo e all’autore, che ne ha varcato la soglia cinquantasei anni dopo, è bastato un attimo per tornare indietro, rivivere quelle immagini come in un flash di un film d’autore. Ricordi forti, profondi, vivi e, nonostante tutto, anche grati. Forse grazie all’indelebile esperienza di Maiori, oggi, in tanti hanno la fortuna e il piacere di collaborare con una persona che ha fatto della solidarietà un cardine esistenziale. Proprio in virtù di questa sentita solidarietà culturale, l’autore sembra, sommessamente, consigliare la lettura di un libro, realizzato come dono per i tanti fratelli passati anche loro per il Collegio e ritrovati su un gruppo Facebook. E soprattutto farne fonte di riflessione al tempo del coronavirus. La pandemia da COVID-19 ha improvvisamente sconvolto le nostre vite, costringendoci a chiusure sociali e psicologiche e ha acutizzato quella strana malattia di cui, già da diverso tempo, tante persone ne sono afflitte, la “solitudine sociale”. Malattia che colpisce i fortunati adulti degli anni 2000 (ben muniti di cellulari, smart card e tablet) ma che invece non hanno mai conosciuto i poveri bambini rinchiusi in collegio tra gli anni 50 e 60, che si divertivano realizzando un umile gioco. Questo libro fa riflettere. Nella sua presentazione, il prof Luciano Arciuolo, dirigente scolastico irpino, a ragione sottolinea che il libro di Gianni Marino è portatore di un potente messaggio, che talvolta una parte del mondo sembra aver dimenticato: “La Scuola è l’unico mezzo di riscatto sociale per la povera gente, per chi ha la sfortuna di non nascere nel posto giusto.” Un libro realizzato in un modo particolare, di facile lettura, oltre che di rapido assorbimento, ricco di raccolte e riprese lontane con accostamenti odierni. Da leggere, per riflettere per capire attraverso l’infanzia di ieri i bambini di oggi.


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