Gerardo Capozza: un ente forte per dare futuro all’industria in Irpinia

«PASSARE DALLA LOGICA DEGLI INCENTIVI AD UNA VERA POLITICA INDUSTRIALE» Il consigliere per il Sud del Premier Conte anticipa i temi dell'incontro di lunedì 13 luglio al carcere Borbonico promosso dalla Fismic e rilancia la forza dei condomini industriali annunciati da Sirpress e PoEma in provincia di Avellino

Gerardo Capozza cerimoniere della Presidenza del Consiglio dei Ministri con il Premier Giuseppe Conte

Serve un ente forte e autorevole in grado di decidere e programmare il futuro industriale della provincia di Avellino, spiega Gerardo Capozza, Consigliere per il Sud del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Alla vigilia dell’incontro sulle prospettive industriali della provincia di Avellino, in programma lunedì presso l’ex carcere borbonico per iniziativa della Fismic, Gerardo Capozza ritiene necessario dare una direzione manageriale al processo di rilancio della attività produttiva in Irpinia. «Non basta la classificazione di area Zes – Zone Economica speciale – a rendere appetibile un territorio per la re-industrializzazione: bisogna attivare un unico ente decisionista che conceda autorizzazioni e si occupi degli incentivi, un livello direttivo in grado di prendere decisioni e fare accadere cose in tempo reale», sottolinea Gerardo Capozza, anticipando il senso del suo intervento.

La sede di Invitalia Spa

«GLI INCENTIVI NON SONO RISOLUTIVI, SERVONO DECISIONI». Istituzioni, sindacati e imprenditori faranno il punto con Invitalia sulle prospettive della re-industrializzazione in provincia di Avellino, a partire dai condomini industriali sul modello proposto dalla Sirpress di Nusco per il polo dell’allumino e dalla PoEma nell’aerospazio. Per Capozza, il Mezzogiorno può sviluppare il suo straordinario potenziale industriale se imparerà a superare la ‘dipendenza’ dagli incentivi pubblici, puntando ad una appetibilità complessiva del territorio, chiarisce Capozza. «Le Zes rappresentano senza dubbio un aiuto, ma non bastano a far decollare l’industria in Irpinia, nè nel Mezzogiorno», osserva. Per il Consigliere particolare del Premier Conte, non è mai stata affrontata una analisi lucida sulle reali cause che tengono lontani gli investimenti privati. «Gli imprenditori sono in grado di investire autonomamente e la provincia di Avellino è parte integrante dell’Obiettivo 1 dell’Unione Europea, destinataria di fondi che raggiungono fino al 75% di tetto di spesa a fondo perduto. Una prerogativa che però non attrae investitori, nè la grande industria. Occorre valutare come rimuovere gli ostacoli veri», puntualizza.

Arrivo del Premier Conte alla Ema di Morra De Sanctis (14 ottobre 2019)

«L’INDUSTRIA NON DEVE SOLO INAUGURARE FABBRICHE, MA TENERLE APERTE NEL TEMPO». Sburocratizzare i processi e rendere celeri i procedimenti sono la priorità, spiega. «Le nostre strutture organizzative e decisionali sono vecchie e continuano a rifarsi a metodologie obsolete». Per Gerardo Capozza occorre scrivere pagine nuove. «Nel dopo terremoto le industrie che si sono insediate hanno chiuso battenti dopo 5 anni dalle aperture e oggi quel sistema industriale non è esiste più. Gli incentivi non servono, occorrono condizioni di agibilità per chi investe. Per stare al passo è necessario snellire la macchina organizzativa, affidarsi ad un manager esperto in materia, capace di rapportarsi con le grandi aziende italiane ed europee, e che sia in grado di garantire le mediazioni fra il territorio, la Regione Campania e il Ministero per lo Sviluppo Economico, che peraltro ha riconosciuto ben tre aree Zes in provincia di Avellino. E’ inutile perdersi in analisi che non affrontano il problema reale: bisogna aprirsi ad un modo nuovo di proporre il patrimonio che abbiamo». Il primo passo da compiere nella direzione indicata dal Consigliere Capozza è la dotazione infrastrutturale viaria e digitale, di cui l’Irpinia è ancora sprovvista.

Gerardo Capozza fra il Ministro per il Sud Peppe Provenzano e il Premier Giuseppe Conte

«LA BANDA LARGA PRE-CONDIZIONE COMPETITIVA». «Senza la banda larga non si può competere con le altre aziende italiane ed europee. I capannoni vuoti devono avere la possibilità di raggiungere bandi nazionali, con dettaglio della disponibilità di metri quadri e opportunità di finanziamenti. Poi c’è la Regione, che pure deve impegnarsi per rendere più appetibili i territori, con l’ammodernamento delle aree industriali, la viabilità, la videosorveglianza. Le risorse in passato ci sono state, ma il problema risiede della vecchia impostazione nella gestione dei processi. Oggi con l’apertura del cantiere dell’Alta velocità ferroviaria lungo la Napoli-Bari e la costruzione della stazione Hirpinia, con l’elettrificazione della tratta Salerno- Avellino- Benevento, mi auguro che anche l’imprenditoria abbia le idee chiare sulle potenzialità produttive della zona» continua. «Per mettere mano a interventi strutturali serve un ente decisionista che conceda le autorizzazioni necessarie, informazioni sugli incentivi e disbrigo delle pratiche burocratiche. Un imprenditore che vuole investire soldi non deve fare la Via Crucis, altrimenti abbandona l’idea e investe altrove. L’imprenditore guarda all’investimento ma anche al risultato, che deve arrivare entro un limite tempo determinato: l’incertezza iniziale non è auspicabile per un investimento duraturo». Altra stortura da correggere- a detta di Capozza- sono i fondi stanziati per rilanciare le aree che non presentano una piattaforma programmatica ben definita: «Sarebbe preferibile erogare contributi in meno ma maggiori certezze di realizzazione degli interventi legati ad obiettivi specifici». Insomma, meno politiche degli annunci e più punti fermi ma veritieri.

Ema Morra De Sanctis

«LE PARTI SOCIALI E LE POLITICHE INDUSTRIALI: SERVE UNA VISIONE DI LUNGO PERIODO». Infine il ruolo dei sindacati, a cui Gerardo Capozza attribuisce una posizione di primo piano nella politica di re-industrializzazione e nelle vertenze della provincia. Cita due capitoli: la Novolegno e la Ema. «La prima è ubicata nell’area industriale di Pianodardine, quindi nel cuore della zona economica speciale, è l’esempio di quanto poco risolutiva sia la Zes». Quanto alla seconda, la Ema di Morra De Sanctis, pur considerando che la sua produzione è stata indebolita dalla pandemia e dal lockdown, ritiene ci siano anche altre criticità. «Qualche sindacato ha attaccato una delle aziende più solide della provincia, una realtà industriale che ha dato di più al nostro territorio: ma è la questione dell’apprendistato sollevata nei mesi precedenti ad aver pregiudicato nuovi investimenti della Rolls Royce in provincia di Avellino». Capozza non nasconde la preoccupazione: «Il calo delle produzioni legate alle commesse internazionali desta non poca preoccupazione e non sappiamo come andrà a finire».


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