Inclusione al lavoro per le donne

Anno nuovo, Italia più vecchia e un po’ più povera. Un letale mix di invecchiamento demografico, assenza di produttività, investimenti al lumicino e nessuna idea di futuro stanno pesando terribilmente sull’economia. E lo faranno sempre di più, visto che senza un cambio di passo la Banca d’Italia rivela come in vent’anni perderemo il 15% della ricchezza nazionale e il 13% del reddito pro-capite. Per cui bisogna invertire la rotta.

Bandiera Italiana

Nel 2019, per la prima volta nella storia, il numero di over 60 ha superato quello degli under 30. Ma in vent’anni minori nascite e vite più lunghe faranno aumentare gli over 65 di sei milioni, mentre gli under 54 scenderanno di otto. In totale, ci saranno 1,2 milioni di italiani in meno; 5,6 milioni in 40 anni (come se scomparisse l’intero Lazio). E se è un bene vivere più a lungo, è un male non attrezzarsi a farlo. A questo ritmo, infatti, l’incidenza della spesa pensionistica sul Pil arriverà al 18,3%. E, oltre ad essere di meno e generalmente più vecchi, avremo un minore tasso di imprenditorialità e una maggiore resistenza al cambiamento e alle innovazioni. Tra l’altro, potremo contare sempre meno sia sugli investimenti esteri che sull’apporto degli immigrati (senza i quali il pil italiano, secondo Bankitalia, invece di crescere del 2,3% in dieci anni sarebbe calato del 4,4%).

Gerardo Santoli, Vicepresidente di Confimprenditori

D’altra parte, sia dall’esterno che dall’interno, per gli investitori come per chiunque altro, il nostro Paese appare fermo. Al massimo alla deriva. Comunque privo di una strategia e senza un’idea di futuro. Tanto che la ricchezza disponibile è più alta che altrove (8,4 il reddito, mentre in Germania è solo il 6,5), ma resta inutilizzata. Aumentano i risparmi e i depositi bancari, arrivati a 1.700 miliardi, ma calano gli investimenti e cresce il debito pubblico, ormai a quota 135% del pil. Insomma, i bookmaker ci danno perdenti. Per risolvere il declino, demografico ed economico, non è né può essere sufficiente allungare la vita lavorativa o distribuire qualche mancia o bonus. Serve altro. Per esempio sostenere la partecipazione femminile al lavoro (oggi nel Mezzogiorno lavora una donna su tre). Ma anche aumentare la produttività che, già ferma a zero crescita da vent’anni, perderà un ulteriore 4% nei prossimi venti (previsioni Fmi). E accentuare la propensione al cambiamento tecnologico con politiche di formazione continua. Possibilmente come corollario di una più generale idea di futuro prossimo venturo. In questo declino siamo invecchiati, ormai troppo per non decidere di darci un futuro. Il tempo stringe.

Gerardo Santoli | Vicepresidente nazionale di Confimprenditori


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