Agromafie. Slow Food avverte: “Attenzione alla contraffazione”

Il presidente della Condotta Irpina Colline dell'Ufita e Taurasi parla del fenomeno della criminalità organizzata e dei rischi per l'imprenditoria agricola irpina. Contraffazione e "racket moderno" sono le maggiori criticità.

Un treno Freccia Rossa sfreccia attraverso i campi coltivati a grano nel Mezzogiorno

Nella giornata nazionale della “Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle Mafie” incontriamo il presidente Angelo Lo Conte. A capo di Slow Food Condotta Irpina Colline dell’Ufita e Taurasi, Lo Conte presenta un focus sulle Agromafie in Irpinia. Fenomeno non ancora consistente per volume d’affari ma “siamo nella fase storica in cui la criminalità organizzata ha deciso di investire nel settore”, quindi attenzione. La prima criticità evidenziata è quella relativa alla produzione di “falso”: dal Taurasi, al Fiano. Dall’olio extravergine ravece al carmasciano. Attenzione anche a forme di racket “moderno”. Il presidente Slow Food e Guida agli extravergine di Oliva per la Campania e Basilicata, fornisce piccoli accorgimenti e strategie per evitare di incorrere in situazioni incresciose.

Presidente, l’ultimo rapporto EURISPES sulle Agromafie riferisce di un volume d’affari salito di 24,5 miliardi l’anno. Questo a livello nazionale. In Irpinia come siamo messi?

“Si tratta di un problema però lo considero comunque in relazione ad un discorso nazionale. In questa fase i clan hanno deciso di investire in questo settore proventi che vengono da attività illecite. L’agricoltura permette di riciclare soldi. Dalle nostre parti, nella nostra provincia, per adesso il fenomeno in questi termini non è percepito. Paradossalmente l’estrema polverizzazione delle aziende che spesso sono anche medio piccole, non permette di essere appetibili per la criminalità organizzata. Non possiamo però non tener conto del fatto che nell’agricoltura stiamo crescendo molto e non ce ne accorgiamo solo noi”

Angelo Lo Conte, Presidente Slow Food Condotta Irpinia Colline dell’Ufita e Taurasi

Ci sono imprenditori agricoli in Irpinia che non sono del posto?

“Per adesso no o comunque non mi risulta”.

Quali sono le altre forme di agromafia che possono svilupparsi (se non lo sono già) nella nostra provincia?

“Sicuramente il problema più forte è legato alla produzione di “falsi”, alla contraffazione. Ci sono realtà imprenditoriali che si cimentano a produrre e vendere falso, non nella nostra provincia ovviamente. E’ un rischio per il Fiano, il Taurasi, l’olio extravergine di oliva Ravece. Poi il carmasciano e altre eccellenze irpine”

Come ovviare a questa criticità?

“E’ importante per i consumatori privilegiare il canale diretto. Semplicemente contattare il produttore e avere rapporti diretti. L’imprenditore agricolo di suo dovrà ancorarsi ad una visione locale nella fase di produzione. Quindi privilegiare la biodiversità e la sostenibilità per mettersi al riparo da spiacevoli situazioni”

In che senso?

“Se ci si mantiene sulle pertinenze del posto si riduce l’esposizione. Cioè se inizio ad ampliare gli orizzonti nel senso che inizio a pretendere di comprare al ribasso beni e prodotti che mi occorrono necessariamente, posso trovarmi in certe dinamiche”

A Napoli il clan Mallardo praticava il racket del caffè…

“Si sostanzialmente si tratta di forme di racket per così dire moderne. Nello specifico per il caffè si tratta dell’imposizione di una determinata linea di miscela. In generale capita per molti esercizi commerciali legati alla somministrazione di cibo o bevande e ad aziende impegnate nel comparto. Come numeri non siamo in una fase di allarme ma non possiamo certo dirci esenti dal fenomeno. Non lo posso escludere”

Altre forme di criminalità legata all’agricoltura?

“C’è anche il pizzo inteso nell’accezione più classica e tradizionale del termine. In questo caso davvero voglio sperare l’Irpinia sia ancora zona pulita. Tuttavia sono consapevole potrebbe esserci qualche fenomeno. Al momento in linea generale siamo ancora ‘sani’ però stiamo crescendo e dobbiamo stare attenti. Per i canali di acquisto degli imprenditori, ripeto, è importante non guardare ai prezzi ma cercare la qualità e guardare al locale”.


IL Rapporto Agromafia 2018

MAFIA: UN BUSINESS DA 24,5 MLD EURO A TAVOLA (+12,4%). Il volume d’affari complessivo annuale delle agromafie è salito a 24,5 miliardi di euro, facendo registrare un aumento del 12,4% nell’ultimo anno. Nonostante la crescita prossima allo zero, dell’economia italiana e internazionale, il fenomeno rappresenta un pericolo per agricoltura e industria alimentare. Il sesto Rapporto Agromafie 2018 elaborato da Eurispes, Coldiretti e Osservatorio sulla criminalità nell’agroalimentare, fotografa una situazione preoccupante nel Paese. La filiera del cibo, dalla sua produzione al trasporto, dalla distribuzione alla vendita, è nel mirino delle organizzazioni crimjnali sempre più mimetizzate nel mondo economico, spesso in doppiopetto e colletti bianchi. Nel rapporto si parla di mafia 3.0, cioè organizzazioni globalizzate che superano i confini e agiscono con management qualificato. Con una suggestione, nel Rapporto si individuano le agromafie disposte nel percorso che la verdura, la frutta, la carne e il pesce, compiono nel tragitto verso le tavole degli italiani. Sono presenti nelle reti, nei grandi mercati di scambio, nella distribuzione. Distruggono la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l’imprenditoria onesta. Questo mondo parallelo, in definitiva, Il moltiplica i prezzi dal campo alla tavola.


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