“Il libraio di Selinunte”, di Roberto Vecchioni

Questo è un racconto di qualcuno incontrato per caso sul percorso della vita che “parlava per sentirsi vivo”

Recensione di Ilde Rampino

“Il libraio di Selinunte”, di Roberto Vecchioni, è un bellissimo e intenso libro che annoda i fili slabbrati delle parole, attraverso un racconto di qualcuno incontrato per caso sul percorso della vita che “parlava per sentirsi vivo” e creare un ponte immaginario con l’altro, i cui gesti e sentimenti si rivelavano a volte incomprensibili. E’ il desiderio di un bambino di “saltare sempre più in alto”, superando i propri limiti, ma anche per guardare da una dimensione diversa, che esulava dalla realtà contingente del proprio mondo. La vicenda, i cui elementi attingono dalla fantasia, ma possiedono una notevole pregnanza emotiva in cui il lettore si immedesima, scoprendo sfumature della propria anima e della propria sensibilità, si svolge a Selinunte, descritta con immaginazione, ma che rimanda alla sua natura classica, città greca, culla di cultura e civiltà, alla confluenza di due fiumi, baciata dal sole. Il protagonista, Nicolino, chiamato “Frullo” per il suo modo di muoversi continuamente, si sente diverso dai suoi coetanei, si abbandona a sogni particolari e vuole scoprire la realtà nascosta che vi è dietro il mondo visibile.

Frullo vaga con la mente e si rende conto che “niente vive intensamente come il tempo fermo”, perché le sensazioni che si provano, attraverso il silenzio e la riflessione, acquistano una valenza straordinaria. Il rapporto che nasce con il libraio “ brutto e diverso”, che vive isolato nel suo mondo, senza dare fastidio a nessuno e tuttavia è considerato dagli altri “un maluomo”, che a un certo punto sarà accusato anche ingiustamente, lascerà delle tracce sempre più profonde nella sua vita. L’iniziale disagio nei suoi confronti desterà la sua curiosità e in un certo senso lo sconvolgerà, perché non rientra assolutamente nei canoni di una vita ordinaria. Frullo imparerà da lui la cultura, la passione per i libri: il libraio non vendeva libri, li leggeva, a volte davanti ad un uditorio immaginario. Si immedesimava nei personaggi dei libri e parlava da solo, avvertendo dentro di sé la valenza di quelle parole antiche, frammenti di opere che egli recitava o leggeva per trasmetterle agli altri. Frullo si sente attratto dalla sua figura, dalla forza magnetica della voce; nascosto tra gli scaffali e le pile disordinate dei libri, lo vede leggere alle sedie vuote, “come se le parole avessero un’anima”. Legge con naturalezza, facendo fluire le parole, senza tuttavia imporle all’ascolto ed esse prendono linfa e vita e lo circondano, come in un abbraccio. Il loro è un legame strano, celato, ma intenso, che non condivide con nessuno: i brani di libri rappresentano frammenti di vite di personaggi che si intrecciano come una catena al loro mondo. Nei due mesi di visite al libraio, nascoste a tutti e anche ai suoi genitori, il mondo reale scompare ed egli “entra” nelle scene descritte nei libri e diventa cavaliere o eroe, mentre “il tempo delle parole era diventato il suo tempo”. Particolarmente suggestivo è il suo stupore davanti alle lacrime  del libraio simili a un flebile pianto antico, mentre interrompe per un attimo la lettura di un libro e quella frase: “Questa è l’ultima volta, Nicolino”, che testimonia un rapporto invisibile eppure consapevole che si è instaurato tra loro, fatto di silenzi e attese. Vi è un momento fondamentale che sembra segnare un prima e un dopo nello sviluppo della vicenda: l’incendio della libreria. Le fiamme che avviluppano il luogo che era diventato una realtà altra, che segnava in un certo senso la differenza di due mondi, quello dell’accoglienza e quello dell’indifferenza e della derisione diventano le artefici di un cambiamento totale. Frullo afferra i ritagli di libri che rappresentano per lui una realtà frantumata in modo da poter ricostruire un mondo distrutto dall’egoismo della gente. Rimane solo cenere e non si riesce a trovare niente che la furia delle fiamme avevano risparmiato, neppure il corpo del libraio. Ma avviene qualcosa di assolutamente inaspettato e magico: nel cielo cominciano a volare libri e pian piano si accumulano nel punto preciso in cui vi era la libreria e dopo un po’ di tempo si materializza la figura di uno strano pifferaio che comincia a suonare e un corteo di libri comincia a seguirlo, fino ad inabissarsi nel mare. Il mondo e la realtà cambiano: le azioni vengono compiute sempre in un tempo definito, ma si sono perse le sfumature e i dettagli, il senso del passato e persino i sentimenti, perchè le parole se ne erano andate per sempre. Alla fine il protagonista, osservando Primula, la ragazza che ama, si rende conto che ella non riesce più ad esprimere ciò che prova perché le parole sono scomparse, ma egli coltiva ancora, nel profondo del suo cuore la speranza che le parole ritorneranno.