“Olio Capitale”. L’Irpinia al Salone internazionale di Trieste

"La ricerca priorità del futuro". Il coordinatore regionale dell'Associazione Città dell'Olio Nicolino Del Sordo parla delle nuove frontiere della cultivar ravece. Intanto espone le opportunità e le richieste dei grossi acquirenti esteri. Molte aziende olivicole irpine parteciperanno alla fiera internazionanle di Olio Capitale.

Investire nella ricerca per arrivare “ad una produzione, ad una qualità in grado di resistere ai continui mutamenti climatici. Una varietà ovviamente sempre naturale e biologica”. Così  Nicolino Del Sordo, coordinatore regionale dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio e consigliere comunale di Flumeri. Le dichiarazioni prima della partenza per la Fiera internazionale specializzata nell’olio extravergine di oliva. Appuntamento a Trieste dal 15 al 19 marzo.

Cosa significa partecipare a questa fiera? chi sarete?

“Come Associazione siamo partner della Camera di Commercio di Triteste. In qualità di Ente, quindi come Comune di Flumeri partecipiamo economicamente con le aziende di Flumeri che hanno manifestato interesse. Si tratta di una collaborazione che si aggiunge a quella ancora più importante della Regione Campania. Una piccola quota poi spetta all’azienda direttamente”

Ci sarà anche Zungoli…

“Si. Per l’area DOP, dobbiamo consegnare la bandiera anche al Comune di Zungoli. Infatti quest’anno una realtà eccellente del borgo verrà con noi. Per Flumeri ci saranno due realtà e poi porteremo dei campioni di due altre aziende”

Per chi partecipa allo stand, quali risvolti?

“Intanto saremo parte di una realtà internazionale dove non ci sarà la grande distribuzione. Saranno presentati oli di qualità finissima con realtà medio piccole. Soprattutto ci saranno buyer, come americani e giapponesi, interessati realmente al prodotto buono. Poi è una piazza di confronto e di crescita. Si incontrano le altre aziende e si ha a che fare con settori affini: legati al brand, al packging. Ovviamente rientrare con una commessa è la massima ambizione. Però è comunque un’esperienza di crescita aziendale”.

Alcuni ricercatori sostengono che il prodotto biologico non è sempre e realmente bio e comunque in alcuni casi è necessario eseguire dei trattamenti chimici…

“Sicuramente. Biologico è difficile e senza dubbio comporta una contrazione delle quantità. Ovviamente noi tendiamo al prodotto salutare e buono. Quindi se le condizioni lo permettono, una coltivazione biologica porta ad una qualità eccellente. In questo senso penso la ricerca debba dare maggiori risposte per arrivare a delle cultivar in grado di resistere ai mutamenti climatici”

Il mercato come si muove in tal senso?

“I buyer soprattutto dei Paesi ricchi vogliono e chiedono il biologico. Per loro è fondamentale. Quindi non possiamo non tenerne conto. Anche perché sono propensi a spendere le cifre giuste e quindi esigono un prodotto altissimo e differente in tutto. Dalla produzione al prodotto finale”.

Caso Xylella. C’è il Decreto Legge e l’Irpinia confida farne parte. Intanto in Puglia ieri Coldiretti ha continuato a manifestare. Cosa non ha funzionato per il fungo canaglia?

“Lì ci sono alberi secolari meravigliosi e purtroppo la soluzione cruda e molto forte che fu proposta da alcuni studiosi appena venne fuori il problema, probabilmente era l’unica davvero efficace. Sebbene capisco potesse essere molto dura da recepire. Credo si sia perso tempo intorno a dibattiti che poi sono serviti solo ad allungare i tempi. Oggi sicuramente bisogna agire per frenare l’epidemia. Chi di dovere dovrà prendere delle decisioni”.

Grazie