Castello d'Aquino Grottaminarda

L’Università può aiutare nel contesto delle Aree Interne l’Irpinia a svilupparsi armonicamente, generando economia, reddito, servizi, sicurezza e valore laddove oggi c’è la fuga, lo spopolamento, il declino. Questa è la sfida che l’architetto Federico Verderosa e il Master da lui diretto “Arint”, attivato presso la Facoltà di Architettita della Federico II di Napoli, si prefiggono in provincia di Avellino.

Dopo aver elaborato modelli di sviluppo per l’Alta Irpinia dell’Ofanto e del Calore, quindi per la Valle del Sele  a cavallo tra le province di Avellino e Salerno, ora tocca ad una nuova avvincente sfida: dare un’anima ad un corridoio tra la le Valli dell’Ufita e dell’Ofanto lungo il tracciato della Strada di Scorrimento veloce Lioni-Grottaminarda, oggi al centro di una delicata vertenza tra istituzioni locali e governo centrale. Come già per i due precedenti progetti, anche in questo caso si vuol giungere ad una strategia partendo dall’analisi, dall’ascolto, dalla conoscenza del territorio, coinvolgendo le istituzioni locali.

DAL SELE ALL’UFITA E ALL’OFANTO. Esattamente come fatto nella area ‘cerniera’ che aggancia i comuni ubicati a cavallo fra le province di Avellino e Salerno lungo il Sele, per il tracciato che unisce i Comuni del costruendo asse viario Lioni-Grottaminarda, si parte dalla lettura geografica delle aree interne promossa dal team del Dipartimento della Facoltà di Architettura della Federico II di Napoli, dal pool del master Arìnt diretto da Federico Verderosa, pronto a superare i confini amministrativi e politici – e anche i percorsi istituzionali già strutturati come il tavolo del Progetto Pilota della Strategia Nazionale per le Aree Interne – per promuovere la sperimentazione di modelli di business innovativi, applicando il ‘metodo Canvas’.

Se a Quaglietta, Lioni e Conza della Campania il primo laboratorio allestito nel borgo di Quaglietta era dedicato alla ri-abitazione delle aree interne, valorizzando l’elemento comune dell’acqua (la valorizzazione e tutela dei fiumi Sele e Tanagro),  a marzo gli accademici accenderanno i riflettori sui Comuni interessati dal passaggio della Strada di Scorrimento Veloce Lioni-Grottaminarda, per costruire una nuova prospettiva di modelli di business innovativi.

IL CONSUNTIVO DEL PRIMO LABORATORIO. A Quaglietta è stato apprezzato il metodo di pianificazione dal basso. Il confronto intorno ai tavoli a cui hanno preso parte amministratori, associazioni, studenti e professionisti di Calabritto, Caposele, Contursi, Laviano, Palomonte, Senerchia, Valva e Santomenna, ha prodotto una vera visione del territorio espressione della comunità nel suo insieme. Come chiarito dall’architetto Verderosa, il metodo ha invertito la piramide istituzionale e ha tratteggiato i bisogni e le azioni da compiere per costruire la trama sociale della città, o area vasta.

L’architetto Federico Verderosa

“Ai tavoli il confronto ha riguardato tre aree tematiche: la città cultura, la città natura e la città del welfare”, ha spiegato l’architetto Verderosa. “E’ venuta fuori una strategia territoriale e condivisa, attraverso un percorso affidato a Maria Cerreta e Carlo Gasparini, concentrato per fasi: la prima sulla raccolta degli obiettivi, la seconda sulle azioni da compiere e la terza, sulla sintesi”, ha spiegato il professor Verderosa. “Fra i bisogni, è emersa la necessità di conoscenza del territorio e di una maggiore comunicazione fra i singoli comuni, che non sono interconnessi. Poi è emerso il bisogno della felicità, delle infrastrutture a tutti i livelli: basti pensare che in alcuni comuni non c’è il bancomat per prelevare denaro contante”. Altri bisogni rilevati dal confronto, la necessità di fare rete e quella di investire nella formazione. Il tema dell’acqua, che è stato il filo conduttore dell’identità espressa da quel territorio – è stato affrontato non solo dal punto di vista della valorizzazione e della redistribuzione, ma anche da quello della tutela dei fiumi e della tutela naturalistica. “Fra le azioni da mettere in campo invece, è emersa la creazione o l’individuazione di spazi di condivisione, e anche l’allestimento di una cabina di regia fra i diversi Comuni per fare rete nella progettazione e ricerca d fondi” aggiunge l’architetto. “Lo sharing sulle infrastrutture, e l’efficientamento di quelle già esistenti. I territorio poi deve essere valorizzato, e bisogna investire sulla formazione ma anche sull’artigianato” sottolinea.

I ruderi del castello di Quaglietta

Stabilita la strategia di recupero e ripopolamento, bisogna interloquire con i bambini, ovvero con gli abitanti del domani, per costruire insieme a loro il percorso di nuova vivibilità e giuste opportunità di crescita. “Dobbiamo creare momenti di attività educative rivolte all’infanzia e legate all’ambiente e all’architettura, per costruire nuove comunità, e abituare i più piccoli all’arte, alla cultura, alla cultura alimentare, perchè sono loro che possono dare una direzione diversa ai nostri territori.

«RIDARE FIDUCIA AI GIOVANI DECISI A RESTARE». Se continuiamo a sostenere che le aree interne sono vuote e che sono destinate all’abbandono definitivo, i nostri figli ci rinfacceranno la colpa di averli cresciuti nel deserto, e di non avere insegnalo loro come uscire da questa condizione, proprio come ha fatto Greta Thunberg, la studentessa svedese che ha protestato davanti al Parlamento di Stoccolma per l’emergenza climatica” conclude.


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