Nell’impresa rurale, agricola e zootecnica la donna irpina e campana sta conquistando un protagonismo dirigenziale e imprenditoriale finora inedito. Al timone delle aziende, al vertice organizzativo e strategico, rivela in questo settore trainante dell’economia locale una forza e una autorevolezza maggiori rispetto ad altri ambiti, dove pure è presente significativamente. Tuttavia, dietro l’avanguardia dirigenziale c’è una realtà di precariato, soprattutto per le giovani donne. Natalia De Vito, componente del Consiglio dell’Ordine dei dottori Agronomi Forestali di Avellino, traccia un profilo di questa realtà contraddittoria della donna nella economia irpina e locale.

di Natalia De Vito*

Non è semplice riassumere il lungo processo evolutivo del ruolo delle donne in agricoltura nel Mezzogiorno d’Italia e in particolare in Irpinia. Lo scenario nel quale si muove il settore agricolo si caratterizza in modo un po’ contradditorio seguendo la scia di una società che ancora sembra non riconoscere a pieno le capacità delle donne in ogni ambito sociale.

È piuttosto evidente che questo ruolo in passato, soprattutto nelle aree interne della Campania, rischiava di identificarsi con funzioni del tutto marginali e prive di prospettive di futuro ed aveva una forte tendenza verso quelle attività che per tradizione o per una questione culturale venivano percepite come esperienza
femminile. Il settore agricolo ovviamente non ha più l’aspetto di autoconsumo che invece lo ha caratterizzato fino a trent’anni fa, ma sta assumendo un andamento occupazionale che, anche se lento, è pur sempre in crescita. D’altra parte, la donna è sempre stata presente in agricoltura e, a seguito delle mansioni che le venivano assegnate, la sua posizione lavorativa in ambito agricolo era assolutamente legata al coniuge o alla famiglia, seppure in tutta Europa si andava affermando la presenza femminile in agricoltura in modo del tutto svincolato dal contesto familiare.

Teresa Bruno, giovane manager dell’impresa agricola irpina e sannita. Guida l’azienda Petilia di Altavilla Irpina, realtà affermata del vino campano

Negli ultimi anni, anche in Irpinia, probabilmente si è fatta avanti l’idea che l’evoluzione del ruolo femminile in agricoltura è legata ad un processo di emancipazione sociale che nei contesti rurali è avvenuto più gradualmente rispetto a contesti simili – non irpini -, processo fondamentale per la sopravvivenza
del territorio. Infatti oggi si tende ad inserire la donna all’interno dell’azienda agricola con ruoli di responsabilità fino alla conduzione dell’azienda stessa. Ciò premesso, emerge un’oscillazione più o meno puntuale di imprenditori agricoli che tocca le punte più elevate in corrispondenza dei finanziamenti PSR Campania e che, nonostante un passato caratterizzato da investimenti ciclopici, non ha generato trasformazioni sociali e cambiamenti nel mercato del lavoro.

Purtroppo non è una storia semplice e nemmeno sempre felice. Molti comuni delle aree interne sono sicuramente ricchi di risorse e già da tempo hanno potenziato un buon livello di ricettività e di offerta agrituristica, ma sono anche caratterizzati da un basso ritmo di sviluppo che in alcuni di essi è ancora piuttosto marcato. Lo scenario principale nel quale si muove il settore agricolo mostra ancora una forte dipendenza reddituale da forme di lavoro integrative ed extra-settoriale con livelli non troppo alti di dimensione aziendale e con forme integrative di reddito. Il settore della trasformazione dei prodotti agricoli appare sì caratterizzato sicuramente da una ripresa occupazionale più immediata registrando un buon incremento di occupazione femminile, ma i confronti con altre realtà sono tuttora allarmanti.

Un treno Freccia Rossa sfreccia attraverso i campi coltivati a grano nel Mezzogiorno

Ed è proprio la componente giovanile della popolazione femminile che risulta particolarmente danneggiata sul mercato del lavoro con un livello ancora alto di lavoratrici con contratto part – time o, peggio, con mansione di collaboratrici occasionali. Le donne, pertanto, per certi versi, risultano meno favorite non solo rispetto alla componente maschile, ma anche rispetto alle “colleghe” di altre province. È pur vero che l’agricoltura sta attraversando una complessa fase di cambiamento e si sta orientando verso nuove linee e verso nuovi aspetti aziendali nei quali la presenza femminile assume un ruolo sicuramente più centrale. I fondi Europei elargiti dalla Regione Campania negli ultimi decenni, hanno contribuito a creare un tessuto imprenditoriale, in particolare nel settore dell’agricoltura e delle filiere ad essa connesse, come quello del turismo rurale, sicuramente più variegato dal punto di vista delle presenze femminili.

E’ amaro dover constatare come molte volte, però, tali presenze sono solo il frutto di scelte del gruppo familiare di affidare la rappresentanza legale delle aziende alle mogli, alle sorelle, alle figlie per consentire al capofamiglia, impegnato in altri mestieri o professioni, di diversificare. Ma, se questo è vero, è altrettanto vero che proprio grazie ai fondi europei, è sorta una generazione di imprenditrici nei vari
settori dell’agricoltura sempre più acculturato ed in grado di dominare e guidare processi economici. Le nuove consapevolezze e le nuove frontiere sono la base di una generazione di donne capaci di dare stabilità ed anche un nuovo impulso ad un sistema economico sicuramente non pienamente evoluto e con potenzialità ancora da esprimere del tutto. Insomma, come ho sempre sostenuto, la Campania, l’Irpinia, in particolare, presentano la caratteristica di essere una sorta di Giano bifronte.

Quando mi è capitato di indagare, analizzare o di ricercare gli elementi di sviluppo di alcune località (scopo del mio lavoro), il confronto si è sempre basato sulle proprietà che quella determinata località aveva generato naturalmente.

Parco archeologico di Conza della Campania

Perciò, certi paesi storici inclusi in circuiti culturali, (vedi l’antica Aeclanum, Avella,
Aequum Tuticum, Taurasi, Lapio, Frigento, Altavilla Irpina, Conza della Campania, Aquilonia), i quattro centri di attrazione religiosa, i due Parchi Regionali, etc., sono esempi chiari di situazioni che dalle qualità storiche (resti di abitazioni private, tracce di tombe eneolitiche, basiliche paleocristiane, botteghe) e da quelle legate all’agricoltura (vini, etc.), si sono sapute organizzare per mostrare la loro realtà. Si tratta solamente di muovere le leve giuste”.

(*): componente del Consiglio dell’Ordine dei dottori Agronomi Forestali di Avellino