Un momento della riunione al Ministero dello Sviluppo Economico dedicata al futuro della Industria Italiana Autobus

Vista dai metalmeccanici, lo scacchiere industriale irpino è al centro di una partita che si gioca a livello nazionale e nei palazzi ministeriali. Vale per la Fca di Pratola Serra, ma anche per Industria Italiana Autobus, entrambe al punto di svolta, ed entrambe consapevoli di determinare le sorti dell’entroterra irpino e campano. Mentre l’incontro con Fiat è rinviato a gennaio, in cui il sindacato si farà portavoce della disponibilità degli stabilimenti di riqualificare la produzione dal diesel all’ibrido, attraverso una “terapia graduale e concordata”; oggi l’Amministratore Unico di Karsan Antonio Bene, socia di maggioranza di Industria Italiana Autobus, incontrerà le Rsu ad Avellino per fare il punto della situazione e chiarire la posizione della società turca negli stabilimenti di Valle Ufita. A Pianodardine, come in Valle Ufita intanto, si guarda alle opportunità della Zona Economica Speciale. Ne parliamo con Gaetano Altieri, segretario generale della Uil di Avellino per il comparto metalmeccanico.

Altieri, alla Fca di Pratola Serra a che punto siamo dopo l’incontro di Torino con i vertici Fiat?

“Siamo fermi all’incontro di Torino, dove è stato presentato il piano industriale fino al 2030, che non ha rassicurato fino in fondo il sindacato per gli interventi su Pratola Serra”.

Perchè?

“I dubbi riguardano i motori di nuova generazione, a basso impatto ambientale. Se negli stabilimenti irpini si conferma la produzione, così come è stato affermato, non si risolve del tutto il problema: abbiamo la necessità che gli investimenti vadano nella direzione dei nuovi motori e che Fiat annunci per Pratola Serra l’affiancamento ai Diesel della produzione ibrido elettrica”.

Come si muoverà il sindacato per sollecitare questo confronto?

“A gennaio solleciteremo la Fiat affinchè faccia chiarezza sul futuro dello stabilimento, anche se già nell’incontro torinese abbiamo avuto rassicurazioni sui livelli occupazionali. Vogliamo sapere però di più. Come è stato fatto in tutti gli stabilimenti d’Italia, ci serve sapere cosa produrrà concretamente a medio termine Pratola Serra, per assorbire tutto l’organico che c’è, che tipo di motori saranno prodotti, qual sarà l’impatto sull’occupazione”.

La Fca di Pratola Serra

Si percepisce un clima di incertezza sul futuro.

“Fiat dovrà dimostrare la giusta considerazione per Pratola Serra. Lo stabilimento lo merita per l’affidabilità dimostrata negli anni, per aver dimostrato di saper lavorare”.

Continui.

“Pratola Serra deve avere la dovuta considerazione con l’investimento in nuove tecnologie. Dovremmo produrre anche qui modelli che abbiamo il giusto appeal per il mercato, in quanto i clienti maturano interessi differenti nel tempo. Il Diesel ha sfondato nell’ultimo decennio, ma oggi è in flessione del 25%”.

Complici anche le ordinanze e i divieti di circolazione nelle grandi città, a tutela della salubrità ambientale e contro l’inquinamento da smog e polveri sottili.

“Nelle grandi città si impedisce la circolazione agli euro 4 e chi oggi acquista un’auto fa valutazioni di questo genere e guarda al futuro. Le scelte sono orientate sull’ibrido e credo che qui ci sia una buona prospettiva di mercato”.

Oggi forse si parla troppo delle evoluzioni dell’automotive, poco dell’innovazione immediatamente disponibile.

“Al di là della tecnologia e delle auto a guida senza pilota, i motori di oggi sono già molto performanti, consentono consumi ridotti. Il vero problema è l’impatto ambientale. Occorre lavorare sul piano ecologico”.

Per ora qui si parla del Diesel Euro 6 final, a bassissimo impatto ambientale.

“Sì, ma occorre anche guardare oltre. Gli investimenti che saranno realizzati qui rientreranno con una clientela di nuova generazione: tutte le case automobilistiche si stanno attrezzando per andare in questa direzione, a partire dalla Toyota, e ora anche Fiat e Renault. Fra 5 anni i motori venduti saranno questi e speriamo che una parte della produzione sia confermata su Pratola Serra”.

La bandiera della Fca sventola sul Lingotto di Torino

Quali sono ad oggi le aspettative del sindacato?

“Ad oggi ci hanno confermato nel portafoglio produzioni, ma non hanno confermato l’ibrido. Continuerà a produrre Diesel, certo, anche se abbiamo ben presente che lo stesso Marchionne annunciò che Fiat avrebbe prodotto motori diesel fino al 2022, senza preannunciare il trasferimento ad altre linee. E’ ovvio che ritengo che in questo momento siano gli orientamenti del mercato a fare la loro parte. Il motore Diesel sarà superato dalle nuove tecnologie, ma il compito del sindacato in questo momento è fare chiarezza e presentare delle istanze a Fiat”.

Qual è il vostro obiettivo di breve termine?

“Saturare i cassintegrati. E’ ovvio che se lo stabilimento riparte a pieno regime, penseremo anche all’indotto e a spingere per la creazione di nuovi posti di lavoro, per spalmare quanti più benefici è possibile sul territorio”.

Altra questione assai controversa, è quella di Industria Italiana Autobus in Valle Ufita. Dopo mesi di trattative e annunci, la società è passata in mano turca, evidenziando un clamoroso paradosso della politica del Governo giallo verde che aveva annunciato il recupero dei capitali italiani all’estero.

“Il Governo non ha ancora una soluzione definitiva pronta, e speriamo arrivi quanto prima. L’acquisizione delle quote azionarie in mano turca è ritenuta una misura transitoria, utile a consentire di ricapitalizzare l’azienda: si è trattato in sintesi di una manovra necessaria per evitare di decretare il fallimento della società, ricapitalizzare e pagare la cassa integrazione agli operai. Il Governo ha convinto la turca Karsan a subentrare in maggioranza”.

Si tratta di una misura che contraddice la linea del Governo di una avanzata del made in Italy negli asset strategici dell’industria manifatturiera.

“Questa soluzione è stata annunciata una settimana fa al Mise dai rappresentanti di Governo e servirà a consentire l’ingresso al nuovo imprenditore e ad Invitalia, per poi dimensionare nuovamente i turchi in minoranza. Certo l’avanzata della Karsan in questa partita non ce l’aspettavamo”.

Antonio Bene, 59 anni, Dal 1972 in Fiat. Dal 1990 responsabile dello sviluppo dei prodotti per il segmento C e D tra cui Bravo/Brava “Auto dell’anno” 1996. Ha lavorato in Ferrari/Maserati, Tofas e dal 2004 ricopre l’incarico di Amministratore Delegato e Direttore Generale di Elasis. Ora guida la IIA

Il Ministero per lo Sviluppo Economico ha aperto così una partita di giro. Cosa ci guadagna la Karsan?

“Potrebbe spingere per ottenere una parte della produzione in Turchia, ma se la società passa all’imprenditore italiano e ad Invitalia, i turchi rientreranno nuovamente al 10- 15% del pacchetto azionario. I turchi potrebbero guadagnare in conoscenza dei brevetti dagli stabilimenti di Bologna, e in ogni caso hanno sempre interesse a produrre autobus”.

Si era parlato dell’ingresso nella partita di Gruppioni, e il Governo stesso aveva annunciato l’interesse di Bus Italia, fra gli altri. Secondo lei è ancora il caso di credere agli annunci del Governo?

“Voglio credere che l’impegno sia reale e concreto. Noi abbiamo avuto rassicurazioni, e in ogni caso si tratta dell’annuncio delle più alte cariche rappresentative dello Stato. Se non vengono smentiti, abbiamo il dovere di crederci”.

L’insegna della IIA a Flumeri

Crederci per dovere. E basta?

“Il Ministro Di Maio aveva parlato di nazionalizzare le industrie italiane e di volere costruire il polo industriale dell’autobus italiano. Siamo stati rassicurati che le intenzioni restano le stesse anche con l’attuale scenario. Anche l’incontro di Bologna fra l’amministratore delegato di Karsan Antonio Bene e le Rsu dell’azienda ha confermato questo proposito”.

Cosa chiederà all’incontro di oggi ad Avellino?

“Di assorbire il nostro organico: Bologna e Valle Ufita devono garantire tutti i lavoratori. Per noi è prioritaria la manodopera italiana, e che venga rispettato il progetto originario di costruire il polo italiano degli autobus”.

Intanto la società ha già dovuto rinunciare alla commessa della Regione Campania per cui è stato mandato in fumo un introito a diversi zeri e una opportunità concreta di rilanciare la produttività.

“I 47 autobus persi dalla Regione Campania sono addebitabili a Del Rosso, che non ha onorato gli impegni per tempo, è venuto meno su tutto, e ha mostrato la sua sofferenza finanziaria”.

Stefano Del Rosso, anno 2015 – Presentazione progetto aziendale IIA

Invitalia intanto, ha trasferito proprio alla presidenza Del Rosso la prima tranches di finanziamenti per rilanciare la produzione.

“Il contratto di sviluppo è stato contratto e andrà avanti. Sono stati trasferiti 5 milioni di euro e si attende la formalizzazione della nuova composizione societaria per trasferire la quota mancante che prevede ulteriori 15 milioni di investimento. Il Governo sta valutando a questo proposito, l’opportunità di accendere un fondo destinato alle Piccole e Medie Imprese, ma molto dipenderà dalla volontà del nuovo soggetto che subentrerà”.

La classificazione delle aree industriali in Zone Economiche Speciali ha catturato l’interesse di diversi imprenditori sullo stabilimento della ex Irisbus, non curanti delle manovre e delle battaglie di operai e sindacati. Come stanno le cose?

“L’intenzione di creare uno spezzatino è reale: una parte dell’imprenditoria irpina rema contro Industria Italiana Autobus e non fa il tifo per noi. Il sindacato non può fare altro che contestare questo metodo di creare di sviluppo, perché preferiamo una industria solida e qualificata che possa spalmare quanta più economia è possibile sul territorio”.

Cioè qual è il vostro orizzonte?

“Noi guardiamo alla creazione di un polo industriale da 500/ 600 dipendenti, con altrettanto indotto, non a uno spezzatino di tante piccole aziende. Pensiamo alla ripercussione occupazionale complessiva e alla crescita di tutto il territorio. Lo dobbiamo ai nostri figli: questa provincia è destinata a morire e dobbiamo crederci e lavorare per raggiungere questo obiettivo”.