Il Palazzo di Governo al corso Vittorio Emanuele II ad Avellino

Fare in modo che gli ospiti restino il più a lungo possibile perchè sono i numeri complessivi che decretano la prosecuzione delle attività e la regolare gestione ordinaria degli Sprar. Ad oggi è questa la linea adottata dai Centri impegnati nel Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati che hanno appena ricevuto un provvedimento di sbarramento all’ingresso. L’accesso alle strutture è consentito soltanto a chi ha già ottenuto lo status di rifugiato e ai minori. Gli altri, che sono in attesa di ottenere il colloquio con gli uffici di Caserta (nel caso irpino si intende), secondo quanto stabilito dal Decreto Sicurezza del Ministro Salvini, saranno destinati ai Cas- Centri di Accoglienza Straordinaria- oppure ai Cara, ribaltando il meccanismo sull’accoglienza licenziato dai governi precedenti.

Ospiti dello Sprar impegnati un un progetto di riqualificazione di arredi urbani

Ma alla luce dell’entrata in vigore del Decreto Sicurezza, i centri Sprar irpini brancolano nel buio, e risultano vane le interpellanze dei giorni precedenti alle autorità ministeriali. Tutti i Centri offrono accoglienza anche a quanti non hanno ancora ottenuto lo status di rifugiato, su cui non è previsto però un provvedimento di espulsione, nè di accompagnamento fino al raggiungimento dello status giuridico che consenta loro di ‘restare’. “Stiamo avendo problemi di gestione con il Ministero” spiega Gianni Farese, responsabile del Centro Sprar irpino che vanta una radicamento decennale a Conza della Campania. “Oltre al provvedimento di sbarramento non abbiamo altre direttive, e i problemi di gestione nascono da una mancanza di informazione: i legali del Ministero degli Interni non ci indirizzano”.

STOP DAL 4 OTTOBRE SCORSO. Dal 4 ottobre scorso dunque, i richiedenti asilo non entrano, ma gli operatori attendono di sapere sarà emesso un provvedimento per quelli che invece già ospitano, e se i contratti di accoglienza che ha sottoscritto ciascun ospite prima del 4 ottobre sarà soggetto a modifiche. “C’è grande disorientamento, da parte nostra e anche da parte degli ospiti, in quanto continuiamo ad utilizzare dei fondi per un numero complessivo di persone senza esclusione di sorta e rischiamo di incorrere in una infrazione nel rendiconto di gestione. Attendiamo che qualcuno ci dica se indistintamente tutti sono beneficiari del fondo assegnato” continua.

Nello Sprarr di Sant’Angelo dei Lombardi

Sulla questione si è espresso anche un tavolo congiunto di amministratori voluto dal sindaco di Lacedonia Antonio Di Conza, che in una riunione a Sant’Angelo dei Lombardi alla presenza anche dei sindaci di Bisaccia e Sant’Andrea di Conza ha manifestato l’urgenza di fare voti presso il Ministero e chiedere l’abolizione delle nuove misure sull’accoglienza. Ma il Decreto Sicurezza è ormai legge e i Comuni che gestiscono le strutture di concerto con le cooperative chiedono lumi per programmare le gestioni future. Il rischio maggiore che corrono oggi i piccoli comuni irpini, è quello di vedere sfumati una serie di interventi e investimenti realizzati in cofinanziamento con il Ministero degli Interni. Dal report consultabile sull’apposito portale di riferimento del sistema di Accoglienza istituito dal Viminale, emerge che l’Irpinia si è esposta per 352 posti ordinari, con l’attivazione di autentiche aziende dell’accoglienza che hanno creato posti di lavoro e incrementato l’economia locale.

Ospiti dello Sprar di Sant’Angelo dei Lombardi

“Confidiamo molto nell’Anci, che porta avanti la battaglia ed è portavoce della richiesta dei Comuni che spingono per mantenere inalterato l’accesso agli Sprar” sottolinea Farese. Alla luce del ribaltamento della piramide, che guarda ai Cas come filtro principale deputato all’accoglienza, potrebbero modificarsi le candidature espresse negli ultimi mesi presso il Ministero degli Interni. C’è già infatti qualche comune della provincia di Avellino pronto a trasformarsi da Sprar a Cas.

Ma anche in questo caso, gli orientamenti risultano ancora fumosi. Molti comuni che avevano presentato istanza di ampliamento hanno visto riconoscersi il finanziamento del progetto in graduatoria, ma nei fatti tutto appare bloccato. Sul portale del Viminale, la procedura dei bandi di adesione alla rete Sprar resta aperta e fruibile, ma anche qui si registra una paralisi. Senza contare l’esistenza di Centri che sono stati finanziati, ma che non riescono a partire per mancanza di ospiti. E’ stato finanziato ad esempio, un progetto Sprar in rete fra i Comuni di Villamaina in qualità di capofila, Teora e Torella, e a cui ha rinunciato già nell’agosto scorso, il Comune di Caposele. Come confermato dagli amministratori, le procedure per l’allestimento del Centro diffuso va avanti e risulta completata la procedura di gara e assegnazione dei posti. I Comuni hanno messo a disposizione dei locali per l’accoglienza, e si prevede una presa in carico di 8/10 ospiti ciascuno. La sperimentazione della rete consente- nelle parole degli addetti ai lavori- di promuovere un modello in cui si evita un’alta concentrazione, ma si spalma l’accoglienza su due versanti, quello che guarda a Torella- Villamaina e quello che guarda a Teora.

Il vice sindaco Armando Sturchio e il sindaco di Caposele Lorenzo Melillo

IL CASO CAPOSELE. Poi c’è il caso Caposele su cui si è pronunciato il numero due della giunta Melillo, Armando Sturchio. “Il disimpegno del Comune di Caposele rispetto all’adesione dello Sprar intercomunale è stato inopportunamente strumentalizzato” tuona il vicensindaco. “Questa amministrazione non ha mai manifestato contrarietà al progetto di accoglienza, nè alle politiche di sostegno all’integrazione. All’atto del nostro insediamento ci siamo ritrovati a sostenere un progetto del 2017, che non è partito nei tempi opportuni, e che scade nel 2020: per noi è stato un atto di responsabilità amministrativa e di rispetto delle concertazioni politiche: se avessimo accettato avremmo già abdicato alle funzioni morali e sociali che l’accoglienza impone” continua. “Caposele è la città dell’accoglienza e lo dimostra la nostra apertura nei confronti delle migliaia di pellegrini che ospitiamo ogni anno al Santuario di San Gerardo. Siamo pronti ad impegnarci sul fronte dell’accoglienza anche in maniera autonoma, non appena ne avremo l’opportunità reale”conclude.

LE CIFRE. Stando all’elenco del portale dedicato al sistema Sprar e aggiornato a luglio 2018, l’Irpinia conta ad oggi, come detto, 352 posti ordinari sostenuti dai Comuni. Ma il dato è da ritenersi parziale e non esaustivo, in quanto mancano all’appello diversi comuni e altrettanti progetti di accoglienza. Il numero più importante sull’accoglienza rilevato dal portale è registrato a Sant’Angelo dei Lombardi, con 65 posti ordinari. Poi c’è l’Azienda speciale consortile per la gestione associata delle politiche sociali nei comuni dell’ambito territoriale A1 con 60 posti ordinari. Seguono i comuni di Bisaccia, con 40 posti, Conza della Campania con 42 posti, Lacedonia con 16 minori non accompagnati, Marzano di Nola con 10 ordinari, Petruro Irpino con 20 posti ordinari. Roccabascerana ne conta 30, Santa Paolina 20, Sant’Andrea di Conza ospita 28 minori non accompagnati, Sant’Angelo a Scala 45, Torrioni 15, Chianche 25 e Villamaina 40.