Selfie alla manifestazione contro il Governo con l'ex segretario Matteo Renzi

Un sondaggio della Swg lo darebbe addirittura tra i papabili per la segreteria del Partito Democratico, altro che scissione. Per tutta la giornata, dopo il ritiro di Marco Minniti, si sarebbero susseguiti contatti tra i fedelissimi per esplorare questa direzione. Ettore Rosato, Luca Lotti, Lorenzo Guerini, tra gli altri, sarebbero impegnati a ricercare un candidato in grado di garantire l’unità dell’area un tempo di maggioranza.

La svolta potrebbe arrivare domenica, al termine del week end dell’Immacolata, che coincide con l’anniversario nefasto per l’ex premier, quello della sconfitta referendaria e le estemporanee quanto incomprensibili (politicamente e istituzionalmente) dimissioni da Presidente del Consiglio. La partita di Renzi è tutta interna al Pd, come si era già compreso con la mossa di far ritirare l’ex numero uno del Viminale. Troppo rischioso esplorare strade avventuristiche in un’Italia che ha imparato a scegliere con il voto utile chi in concreto raccoglie abbastanza consensi per poter misurarsi con l’avversario. Nell’Italia di oggi, sulla soglia della recessione, un’operazione alla Macron appare quantomeno azzardata.

Del resto, anche puntare a Palazzo Chigi per chi ha fatto gli scatoloni con una larga maggioranza in Parlamento e un partito nei sondaggi al 35 per cento (allora) appare oggi impensabile. Meglio puntare all’Europa, dove sono in tanti, di destra e di sinistra, ad attendere italiani di provata fede europeista a cui spalancare le porte di un impegno mirato ad influenzare le vicende politiche e istituzionali italiane a partire dalla seconda parte del prossimo anno.

LA CATARSI EUROPEA. Nel 2000 fu Massimo D’Alema a spedire in Europa Romano Prodi, per liberarsi di lui in vista delle elezioni politiche dell’anno successivo, quando il Centrosinistra si divise, cedendo alle urne ad un Silvio Berlusconi riposato e determinato dopo cinque anni di opposizione. Il Professore però usò bene il suo ruolo di Presidente della Commissione, facendosi apprezzare nel Continente e rilanciando le sue ambizioni in Italia. Il suo successo fu tale da riproiettarlo in quel Palazzo Chigi da dove i giochi di corridoio (orchestrati da Massimo D’Alema) lo avevano cacciato.

Romano Prodi e Walter Veltroni alla nascita del Partito Democratico

In queste ore lo scenario che si delinea nel campo del Centrosinistra con Matteo Renzi sembra riproporre lo stesso film, con l’ex premier nei panni sia del protagonista che dell’antagonista. In Europa vuole essere spedito dal partito, dal quale pretende molto. Vuole essere considerato una risorsa al di sopra delle parti. Contrariamente a ciò che si dice, il disegno renziano è esattamente replicare il percorso di Prodi tra il 2000 e il 2006. Cercare in Europa la tribuna per bombardare il già traballante asse gialloverde, costruendo ponti tra le forze europeiste della sinistra riformista ma anche dei Popolari, dei Liberali e dei Verdi. Renzi punta a costruire a Bruxelles il laboratorio politico per la sua riscossa personale italiana.

Matteo Renzi, senatore del Partito Democratico dal marzo di quest’anno. Si è dimesso da Premier a metà dicembre del 2016. Dal dicembre 2013 al marzo del 2018 è stato ininterrottamente Segretario del Partito Democratico

E chissà che la candidatura europea per il Centrosinistra non possa tramutarsi anche prima del 2023 nell’opportunità di una resa dei conti a stretto giro. Il pragmatismo salviniano su conti, fisco e grandi opere potrebbe spingerlo a chiudere la partita con le truppe di Beppe Grillo, disconosciute in parte dal comico genovese in questi giorni.

Già ad agosto, prima della pausa estiva, Renzi scommetteva sull’implosione della maggioranza di governo entro la fine dell’autunno, lanciando segnali alla sua sinistra e al centro, guardando sulla sponda destra l’assedio leghista al Cavaliere di un Matteo Salvini deciso a lanciare il suo partito unico della Destra a vocazione maggioritaria.

Conti, spread, promesse elettorali e vicende giudiziarie, dai troll contro il Capo dello Stato ai 49 milioni di fondi che la Lega è stata condannata a restituire, Renzi ha spiegato in queste ore che non ci tiene affatto a lasciare il Pd per fondare un partitino. Con i comitati civici, semmai, punta a farsi il partito d’appoggio esterno, sempre sul modello prodiano dei comitati ulivisti di Prodi nel 1995-96.

Matteo Renzi, Presidente del Consiglio dal 2014 al 2016, accanto al Capo dello Stato, Sergio Mattarella

Accanto al Pd prende forma un alleato che a marzo è stato tenuto a battesimo dalla lista voluta dall’ex Ministro degli Esteri Emma Bonino con l’aiuto di Bruno Tabacci e Benedetto Della Vedova. La confluenza di Lista Bonino, Centro Democratico e Forza Europa nella lista Più Europa sta per sfociare in un vero e proprio partito, con il congresso costituente a gennaio appena convocato.

IL NUOVO CENTRO. Mentre prosegue il tentativo di ricomporre la diaspora democristiana, ad un quarto di secolo dallo scioglimento della Dc, Forza Italia si prepara a respingere l’assalto di Matteo Salvini e la sua Opa ostile sul gruppo parlamentare azzurro.

Marco Minniti, già Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con Massimo D’Alema Premier, ex Presidente del Copasir ed ex Ministro dell’Interno. Ora è candidato alla segreteria nazionale del Pd

Come ha spiegato in una intervista a nuovairpinia.it l’ex Ministro Gianfranco Rotondi, nessuno tra i forzisti crede nella volontà di Matteo Salvini di ricucire con Berlusconi (leggi l’intervista). Resta quindi la linea professata dal Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, che alcuni mesi fa spiegava comeForza Italia intenda “occupare lo spazio che c’è tra le Lega e il Pd, ma nessuno pensi a inciuci. La mia storia e la mia vita sono alternative alla sinistra”. Tajani non fa mistero della situazione difficile in cui naviga il partito di Berlusconi. In primavera si voterà per il Parlamento europeo, una partita decisiva per il futuro della stessa Unione europea, ma anche per molte città e municipi medio-piccoli. Non si escludono anche clamorose elezioni politiche dagli esiti imprevedibili. Di fronte a questi scenari, il compassato ex Ministro Minniti non poteva rappresentare il volto nuovo del ‘centro’ democratico