A destra Palazzo Orsini, sede del Comune di Solofra. A sinistra la Collegiata di San Michele, uno dei simboli della città di Solofra

Solofra avrà a breve il suo Piano Urbanistico Comunale operativo. Una visione nuova della città che insieme a Montoro si prepara a raggiungere i 50mila abitanti entro i prossimi venti anni e che già oggi rappresenta l’asse strategico di rilievo regionale in grado di costruire un ponte fra la zona retroportuale di Salerno, la Campania interna e lo snodo di interconnessione sul Corridoio VIII che guarda al cuore dell’Europa. Su questo orizzonte ha orientato la matita il pool di architetti di Artetica, lo studio associato composto dagli architetti Battista, Oliviero, Giaquinto e Spagnuolo che, di concerto con l’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Michele Vignola, hanno predisposto il Piano e ora attendono il completamento della fase relativa all’acquisizione dei pareri, prima di trasmettere il plico alla Provincia e girare la clessidra per attendere i 90 giorni previsti dalla legge e ottenere i visto di conformità al Ptcp. Alle porte del 2019, Solofra si prepara ad indossare un abito cucito su misura, e in grado di affrontare le nuove sfide che lo attendono: il potenziamento e ampliamento del distretto conciario in tutte le sue declinazioni, una nuova vivibilità del contesto urbano che valorizza il suo naturale corridoio ecologico che si snoda lungo la Solofrana, e un potenziamento della ferrovia, che diventa protagonista indiscussa della città dal 2019. Luca Battista, componente dello studio Artetica che ha lavorato al progetto, ha illustrato per Nuova Irpinia i tratti salienti che, spiega, “rendono questo strumento innovativo, al punto da sostenere la sfida sulla crescita, la rigenerazione urbana e il recupero dell’identità storica”. Per Battista, “la visione alla base di questo disegno proietta Solofra in un futuro dalle mille possibilità, costruito e fondato sui valori di una città che rivendica il proprio ruolo nel contesto campano e mediterraneo».

L’architetto Luca Battista, progettista del Piano Urbanistico Comunale di Solofra

Architetto, il Piano Urbanistico Comunale di Solofra può dirsi completato. Quali sono le linee di indirizzo che contraddistinguono il nuovo Piano?

“Il Piano Urbanistico Comunale si basa su alcuni principi fondamentali ed in linea con il dibattito nazionale, che spinge per una maggiore attenzione alle tematiche ambientali e per l’adozione del concetto di rete ecologica applicato all’urbanistica. Senza contare che nel dettaglio e nelle articolazioni dell’apparato normativo si spiegano i termini della strategia per realizzare il corridoio ecologico, o il ‘sistema del corridoio ecologico’”.

In cosa consiste?

“Parliamo di una infrastruttura verde urbana che riqualifica gli elementi ambientali, e nello specifico il fiume Solofrana, che è la spina dorsale della trama, e che connette elementi naturali come il Parco Nazionale dei Monti Picentini, con gli aspetti che si ritrovano nella città come i parchi naturalistici e storici, come il Parco del castello. Il Piano dunque prevede anche un ulteriore tassello, ovvero la costruzione della rete applicata alla pianificazione complessiva delle grandi aree che include zone più piccole e di minore dignità”.

un momento della cerimonia per la firma del protocollo d’intesa con la Regione Campania e alcuni Comuni della provincia di Avellino e Salerno, tra i quali Montoro, per l’Area Vasta promossa da Solofra

Durante la fase di progettazione sono stati individuati nuovi punti di forza su cui scommettere?

“E’ stato individuato un parco urbano di interesse regionale che coinvolge il comune di Aiello del Sabato: si traccia un solco che consente al Comune di candidare la richiesta di riconoscimento del sito di interesse regionale. Il nostro compito è quello di codificare dal punto di vista normativo la piattaforma, tale da consentire lo sviluppo delle norme di salvaguardia dell’area”.

Quali sono gli altri aspetti normativi che deve contenere il Piano?

“Oltre alla misure di salvaguardia, c’è l’infrastrutturazione del verde urbano, i cambiamenti climatici, la regimentazione delle acque, un minor consumo di suolo, le essenze arboree ed altri. Questo dimostra anche un’attenzione diversa al territorio”.

Poi c’è l’adeguamento ai piani sovracomunali.

“Su questo aspetto c’è una importante novità. Il Puc ha ribaltato la piramide: non è più il piano urbanistico comunale a ‘subire’ i piani degli enti sovracomunali, ma il contrario. Questo è valso a Solofra in particolare per l’area industriale, che rappresenta una vera ricchezza e ha una estensione duplice rispetto alla città. Basti pensare che l’Asi di Avellino ha proceduto ad avviare la variante del proprio piano relativo agli insediamenti industriali, per adeguarsi al Puc”.

L’area industriale dedicata alla concia resta il cuore pulsante di Solofra che ha dato impulso alla nuova pianificazione urbanistica proiettata nel prossimo ventennio.

“Insistono sia le prime aree dell’insediamento moderno che si incuneano entro la città, e sia immobili vuoti che sono stati dismessi con la crisi. Il nuovo Piano prevede che queste aree si trasformino in zone strategiche connotate da un nuovo senso urbano, arricchite da nuove funzioni innovative, come i servizi, il commercio, l’housing sociale e il terziario in genere. A monte c’è un processo di partecipazione strutturata, dove convergono tutti gli elementi tecnici e derivanti da strutture sovracomunali”.

 

Dopo il visto di Conformità al Ptcp della Provincia e l’adozione in Consiglio Comunale, Solofra potrà procedere alla grande manovra di trasformazione del tessuto urbano.

“Bisogna creare programmi di trasformazione urbana, che questa pianificazione intende affidare al rapporto pubblico- privato nell’ottica della perequazione. Tutte le aree di trasformazione sono condizionate ad una logica perequativa: in cambio della trasformazione di un immobile, realizzazione di una infrastruttura, di investimento su un’area o altro, ci deve essere sempre uno scambio fra pubblico e privato. Senza contare che il Comune ha inserito una premialità per quegli imprenditori che si muoveranno nell’ottica della realizzazione dei servizi pubblici, fruibili dalla comunità, ma anche su servizi strategici, terziario e innovazione, ovvero le fasce produttive legate alla concia”.

Solofra conferma una vocazione industriale che guarda al distretto della concia, o la crisi ha alterato gli scenari futuri?

“Senza dubbio la vocazione sulla concia resta, ma l’obiettivo è quello di fortificare e diversificare la vocazione economica e produttiva. Da domani si guarderà al distretto come un’opportunità di declinare funzioni a supporto dell’elemento centrale, che è l’industria. Attraverso la trasformazione urbana si inseriranno ulteriori funzioni economiche e produttive, legate sì alla concia ma che non saranno necessariamente industrie”.

In questa ottica, trovano collocazione anche la cultura e le politiche di attrazione turistica.

“E’ stata individuata la possibilità di trasformare interi quartieri storici, che dal ‘500 erano dediti alla lavorazione delle pelli, in siti di archeologia industriale che diventeranno musei, laboratori e spazi dediti alla formazione. A questo bisogna aggiungere la previsione di un centro per le esposizioni e commercializzazione delle produzioni industriali nel cuore della città, a Toppolo Balsami. Le fabbriche saranno sottoposte prima a bonifica e poi recuperate in una funzione rinnovata. Ogni intervento che riguarda le concerie storiche sarà preceduto da bonifica, prima di avviare il processo di valorizzazione, e nell’ottica della perequazione, verrà ricostruita una città più contemporanea in altro sito. Tutte le concerie storiche che non rientrano nella proprietà dell’Asi fanno parte dell’operazione urbanistica e rientrano nella trasformazione urbana per il turismo e il terziario. Ogni ambito prevede una serie di funzioni e destinazioni d’uso”.

In questa prospettiva di grandi cambiamenti e nuovi orizzonti, sono determinanti le infrastrutture. Dove guarda la nuova Solofra?

“Le infrastrutture sono determinanti per capire come si evolverà la città e come reagirà alla crescita programmata. Sono state recepite tutte le indicazioni fornite, e il primo intervento riguarda la terza corsia sul raccordo Avellino Salerno, che è un progetto già in itinere. Si prevede inoltre un ulteriore svincolo autostradale a servizio dell’area industriale Solofra- Montoro, in quanto il sito non ha soluzione di continuità con l’area Pip di Montoro, dove insistono diverse aziende”.

L’asse Solofra- Montoro si prepara a modificare la geografia della provincia?

“Si tratta senza dubbio di un asse fondamentale per lo sviluppo regionale: le previsioni fra 20 anni sono che le due città raggiungeranno i 50mila abitanti, senza contare i calcoli di espansione derivanti dalle previsioni sulle attività produttive. Per questo a Solofra è stato immaginato anche l’insediamento di un anello della catena produttiva del ciclo integrato dei rifiuti, con l’individuazione di possibili aree di stoccaggio per materiali di recupero del secco”.

Poi c’è la ferrovia, un altro tassello cardine dello sviluppo.

“L’elettrificazione della tratta Salerno- Avellino consente a Solofra di avere un rapporto diretto con Mercato San Severino e confermare il ruolo di retroportualità che potrebbe avere negli scambi commerciali con il porto di Salerno. Si apre un collegamento stabile con l’Università di Salerno, e nell’ottica della trasformazione urbana di tipo strategico, si ambisce a dare centralità anche alla stazione, con interventi sui parcheggi, stazionamento autobus, percorsi ciclabili legati all’area verde”.

E’ prevista anche una fermata all’ospedale Landolfi, utile ad agganciare l’azienda Opedaliera Moscati.

“Si può dire che la ferrovia passi a ridosso dell’ospedale ed è per questo che è stata prevista una fermata appositamente per consentire all’utenza del Landolfi di ottenere un collegamento diretto con l’Azienda Ospedaliera Moscati”.

Si tratta in sintesi di un complesso piano di sviluppo urbanistico, che tiene conto di diverse variabili e direttrici.

“Per la complessità di tutti i livelli sovracomunali e per le criticità affrontate, il lavoro si è protratto per più tempo rispetto al previsto. A questo bisogna aggiungere la complessità delle impostazioni normative. Ma possiamo affermare che le tavole del Puc hanno seguito un metodo di racconto, e la leggenda spiega un processo di pensiero, tecnico e normativo”.

A che punto sono i lavori?

“Il Comune ha aperto una manifestazione di interesse che si chiuderà il prossimo 28 dicembre dedicata ai privati per gli Api, ovvero gli Atti di Programmazione, un documento triennale introdotto dalla normativa, che prevede una lista di priorità da realizzare. Si tratta di un documento in cui i privati partecipano alle scelte dell’amministrazione e sostengono il processo di valorizzazione della città attraverso investimenti propri. Il Comune ha aperto una call, per sondare l’esistenza o meno di investitori che vorranno realizzare interventi nei prossimi tre anni. La vera novità dello strumento di pianificazione urbanistica è che tutte le scelte vengono concertate e condivise attraverso focus e incontri costanti con la cittadinanza e con i portatori di interesse, anche attraverso bandi e concorsi di idee sulla progettazione”.