Allende, La somma dei giorni

Pagine dense di ricordi, di tracce incancellabili di una vita, quella di sua figlia Paula, che imprime di sé ogni cosa, ogni particolare, una storia scritta col cuore

LA SOMMA DEI GIORNI di Isabel Allende | a cura di Ilde Rampini

Pagine dense di ricordi, di tracce incancellabili di una vita, quella di sua figlia Paula, che imprime di sé ogni cosa, ogni particolare, una storia scritta col cuore.
Ricordare, per riempire dentro di sé un vuoto, “tu non lasciasti spazio per altri dolori”, che scaturisce dalla sua lenta agonia, quando lei la sentiva sempre accanto :”paralizzata e muta hai continuato ad essere la mia maestra” e poi dalla sua morte. Un anno dopo è come se avvenisse qualcosa di particolare, la lasciano libera di andare, scavando il dolore dentro di sé, per ricreare un mondo, attraverso le sue ceneri sparse nel luogo della memoria, “il bosco di Paula”, dove la sua presenza si fa costante e dove ci si aggrappa, per non soccombere. E la stessa sofferenza rivive sulle sue tracce, come un percorso strano, ma autentico tra due affetti che appartengono alla propria vita: è il dolore per Jennifer, figlia del suo compagno, per la sua vita travagliata, e per quella bambina, Sabrina, che poi viene affidata a “tre madri”, che la circondano di un abbraccio d’amore. L’assenza viene sentita “come un dolore acuto” e si avverte il bisogno di accogliere quella bambina, di crearle un nido in cui possa vivere e soprattutto essere amata, assumendosi una grande responsabilità di cui è consapevole. E’ una sorta di eredità che Jennifer aveva lasciato e si era creato un contatto con Paula, un ponte con un’altra dimensione dello spirito, che aveva dato la possibilità di aprire il proprio cuore, accogliere e prendersi cura di chi aveva bisogno. Jennifer e Paula, due anime tormentate: “le vostre anime giocano tra quegli alberi come sorelle”. Il ricordo di Paula è sempre presente, non abbandona mai la sua famiglia e il suo spirito veglia su di loro. L’ autrice ricorda che il racconto del suo dolore aveva fatto scaturire pensieri e riflessioni da parte di tante persone che le avevano scritto delle lettere, che le facevano rivivere il suo percorso nel “corridoio dei passi perduti”. Il rapporto con suo marito Willie era diventato conflittuale, perchè si nutriva del suo dolore e dei rimpianti, ma a poco a poco si era stemperato e avevano trovato un varco attraverso cui far defluire la loro sofferenza. Lei sentiva di avere nel cuore “un enorme pezzo di granito nero”, avvertiva il bisogno di silenzio e aveva compreso che era necessario disfarsi dei sentimenti negativi, trasformando il proprio lutto in azione. Attraverso le pagine del libro si viene a contatto con tanti personaggi, principalmente donne, con vite avventurose, ritratti di donne anticonformiste e indipendenti, come Tabra, segnata nell’anima e nel corpo dalla violenza del marito , che continua, nonostante tutto, ad avere una voglia disperata di vivere, o le ”Sorelle del Perpetuo Disordine”, che le stanno sempre vicino, come una fratellanza suggellata nel cielo.
Il suo viaggio interiore di Isabel diventa così la “somma dei giorni”, in cui ogni giorno si aggiunge un pezzetto di vita che travolge i nostri piani che si intrecciano ai fili del destino, è un percorso scandito di frammenti di storie, legate dal “fil rouge” della sofferenza, come quella del figlio Nico, che vede la sua famiglia travolta dalle conseguenze di una scelta improvvisa, ma anche dal senso profondo di famiglia, a cui tutti attingono, perchè nella tribù “si moltiplicano le allegrie e si dividono i dolori”. Il loro è un mondo variegato, di rapporti anche insoliti che perpetuano tuttavia la ricerca di una stabilità, in cui l’unica cosa che rimane, anche dopo l’apparente dissoluzione del tutto è l’affetto, che va al di là delle distinzione di età, sesso e religione. Aleggia intorno a questa “famiglia del cuore” un mondo magico, in cui si avverte la presenza degli spiriti e si crede ancora ai sogni, mentre l’amore è visto come semplice gioia e accettazione dell’altro, senza il senso del peccato e del sacrificio. E se tutto cambia, si ricostruiscono i frammenti, si cade e ci si rialza sempre, perchè la vera ricchezza è quella interiore: “si ha solo quello che si dà”.

Ilde Rampino