Comune di Avellino, Cuzzola: non vedo condizioni per il dissesto

L'esperto di Finanza pubblica esprime una valutazione sulla situazione di Piazza del Popolo. Porta la sua firma la relazione allegata dal Ragioniere capo al Piano di rientro del disavanzo in 15 anni.

«La scelta del dissesto non è discrezionale. Non mi sembra che al Comune di Avellino vi siano le condizioni per adottarlo. Sicuramente il Piano di riequilibrio proposto dal dirigente non è solo praticabile, ma anche sostenibile senza difficoltà». A parlare è Enzo Cuzzola, esperto di bilanci di enti pubblici di fama nazionale, già assessore alle Finanze del Comune di Messina, dirigente a Reggio Calabria e consulente in diverse città italiane. Porta la sua firma la valutazione commissionata dal Ragioniere capo di Piazza del Popolo, Gianluigi Marotta, sulla attuabilità del piano di rientro in 15 anni del disavanzo, prospettata all’amministrazione comunale.

Che idea si è fatto dall’analisi dei dati?

«I parametri per scegliere quale strategia adottare sono innanzitutto dettati dalla legge di Bilancio per il 2018, che, in funzione del rapporto massa passiva/spesa corrente, fissa in cinque, dieci, quindici o venti anni la durata del piano di rientro. E’ del tutto evidente che, se si sta entro quei parametri, difficilmente la scelta del dissesto, in luogo del piano, possa superare l’esito di un eventuale ricorso, magari presentato dai creditori che temono il danno da dissesto».

La situazione specifica del Comune di Avellino come si inquadra?

«Ci sono tutte le condizioni per avviare un’azione di risanamento in 15 anni come proposto dal dirigente. In realtà, tenendo conto della massa passiva, per un solo punto di percentuale il piano non è rientrato nella fascia inferiore, quella dei 10 anni. Il punto debole dell’ente è la capacità di riscossione dei crediti. Se dovesse essere approvata questa strategia, in base alla legge, già dal gennaio del prossimo anno, l’amministrazione potrebbe incassare 8 milioni di euro dal fondo di rotazione nazionale».

La giunta comunale, invece, è orientata per la dichiarazione di dissesto, nonostante il diverso parere del dirigente. Che ne pensa?

«L’amministrazione comunale ha la facoltà di scegliere la strategia da adottare, ma non può essere una decisione dettata dagli umori. La situazione finanziaria del Comune di Avellino è molto più gestibile di quella di tanti altri enti italiani. Il Piano di riequilibrio presentato è assolutamente praticabile. A queste condizioni, con una rigorosa linea di condotta, già dopo 4-5 anni il risanamento diventerebbe visibilmente constatabile».

Talvolta, nell’opinione corrente il dissesto appare come una soluzione definitiva ai problemi di indebitamento di un ente.

«In passato, dopo che lo strumento del dissesto fu introdotto nel Tuel, il Testo unico degli enti locali, per qualche verso fu percepito come la soluzione drastica che poteva risolvere, apparentemente in maniera facile, problemi che avrebbero invece richiesto una programmazione impegnativa per le amministrazioni locali. Una giunta in questo modo sostanzialmente si scarica delle proprie responsabilità. Ma in realtà il dissesto ha un costo, non solo per i cittadini e per i creditori, ma proprio per l’ente che lo adotta. C’è però dell’altro».

Dica pure…

«Nel 2012 è stato introdotto quello che impropriamente viene definito predissesto: il piano di riequilibrio. Un nuovo strumento sempre più spesso adottato, che sta mostrando la sua efficacia. Le novità in arrivo su questo versante agevoleranno il lavoro delle amministrazioni locali: l’inserimento in Legge di Bilancio 2019 di una norma che consente agli enti che adottano il piano di riequilibrio di ottenere da subito, senza cioè dover attendere, come accade oggi, l’approvazione dalla Corte dei Conti, il 50% del fondo di rotazione, che ricordiamo può arrivare a 300 euro per abitante».

Qual è la tendenza attualmente prevalente tra le amministrazioni comunali italiane nella gestione delle ciriticità finanziarie?

«Il dissesto ormai viene considerato dall’Anci, l’Associazione nazionale comuni italiani, uno strumento obsoleto. L’attuale governo sembra intenzionato ad eliminarlo già dal prossimo anno. Molti Comuni italiani, anche in situazioni particolarmente delicate, hanno adottato il piano di riequilibrio con significativi risultati nel giro di poco tempo. Il dissesto, invece, è una misura che determina austerità».